Il comico Dado è diventato il simbolo del razzismo italiano su Forbes

Il comico Dado ha fatto un video sulla falsariga di Occidentali’s Karma di Gabbani, in cui parla dei vizi degli italiani di fronte alle persone di colore, ma non ha centrato il problema per niente

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di Simone Stefanini facebook 21 febbraio 2017 11:31
Il comico Dado è diventato il simbolo del razzismo italiano su Forbes

Dado su Forbes è un tale corto circuito culturale da far uscire il sangue dal naso anche ai lettori più avventurosi. Ma perché un comico di quelli di Zelig, Made in Sud e convention annuale del Movimento 5 Stelle si trova sul sito di una delle riviste economico-finanziarie più importanti del mondo?

Per una buona causa, che non gli farà per niente piacere. Il contributor Declan Eytan, di base a Milano, ha segnalato nell’articolo Blackface Satire By Popular Italian Comedian Is Telling Of The Country’s Bigger Issue In Mass Media, un video che avevamo colpevolmente perso, tratto dalla serie Dado canta la notizia, in cui (udite udite) il comico Dado commenta le notizie di attualità cantando e facendo di quell’ironia figlia del Bagaglino.

Il video incriminato è un Inception di luoghi comuni sulle persone di colore, cantato sulla base di Occidentali’s Karma, il pezzo di Gabbani che ha vinto lo scorso Sanremo. 3 minuti 3 46 secondi d’imbarazzo in cui Gabriele Pellegrini, the artist formally known as Dado, le inforca tutte. Si veste da kebabbaro coi guanti bianchi tipo la pubblicità della liquirizia Tabù, col viso dipinto di nero e con l’accento fake africano, che in realtà sembra russo.

Mette nello stesso pentolone libici, indiani, turchi e afro americani, mostrando una confusione rara nell’affrontare una tematica delicata. Per voler fare a tutti i costi il pezzo scomodo su quanto siano emarginati gli immigrati di colore in Italia (pur essendo confuso sulla loro origine), infila tutte le peggiori frasi fatte: noi che li vediamo come terroristi, allo stadio li fischiamo, portano le malattie, li chiama negri mettendo in bocca le parole a Salvini, per poi arrivare a quel “Mia moglie è scimmia e balla” che fa salire dei brividi di terrore rari.

 

 

Certo, nella testa di Dado il pezzo è una satira pungente sui vizi degli occidentali che trattano male i neri, ma è svolto così approssimativamente che per l’articolo di Forbes si fa simbolo di un’ignoranza tutta italiana, che da sempre va a braccetto con un filo nemmeno troppo sottile di razzismo. Dado chiude il pezzo con: “Mia moglie non è una scimmia, ho visto una donna a Spoleto con più peluria, è che a noi c’hanno bombardato l’estetista”. Più che far ridere, sembra decisamente offensivo.

L’articolo di Declan Eytan prende il video di Dado come pretesto per parlare della questione allucinante delle palme di Starbucks in Piazza Duomo a Milano, diventate simbolo della troppa africanizzazione del nostro paese presso i razzisti di Casa Pound o presso i leghisti che regalavano le banane ai passanti. Palme, che come sapete, sono anche state date alle fiamme durante la notte.

Declan racconta la sua esperienza di ragazzo di colore in Italia, paese in cui non ha mai visto un poliziotto nero ma molte guardie private che aprono e chiudono le porte delle boutique di alta moda, parla del fatto che quando si parla di razzismo, l’italiano medio va sempre sulla difensiva. Non possiamo certo dargli torto.

A riprova del fatto che il sarcasmo di Dado non coglie nel segno, la serie di commenti sotto il video su Youtube o nella sua pagina Facebook, che al motto di facce ride, se la prendono a caso con Laura Boldrini e con il PD. Non tutti i suoi follower capiscono l’ironia e anche lui ci mette del suo nel non voler essere scambiato per un buonista (parola che in Italia fa più paura di razzista, che cosa incredibile), quindi il suo video si trasforma in un’esca per i peggiori istinti dei commentatori seriali

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Sappiamo bene che l’intenzione di partenza di Dado fosse quella di fare un pezzo antirazzista e lui, dai social, ha invitato più volte fan e detrattori a leggere bene il testo. Anche dopo averlo letto una decina di volte però siamo convinti che l’ironia spicciola rischi sempre di sdoganare certi comportamenti invece di denunciarli, rendendoli simpatici all’opinione pubblica, proprio come facevano i comici del Bagaglino quando, imitando i vari Andreotti, rendevano divertenti agli italiani i vizi della Prima Repubblica.

Non è un gran momento per la comicità in Italia, tra Grillo su Netflix, i comici da villaggio turistico a Sanremo e la stand up comedy all’americana che stenta a decollare. Questo di Dado non è che un altro capitolo su ciò che non dovrebbe essere la funzione della comicità e stavolta se ne sono accorti anche oltreoceano.

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