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Home Social Network

Perché i ricordi su Facebook ci fanno vergognare ogni giorno

by Simone Stefanini
24 Settembre 2018
in Social Network
Accadde oggi
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

 

Prima del 2015, eravamo i soliti smemorati senza passato, poi Facebook ha attivato la funzione Accadde Oggi (oggi diventata Ricordi) e siamo stati tutti fottuti. Era così bello fingere di poter eliminare una serata no solo rimuovendo un tag, ma oggi sappiamo che siamo condannati a vederci riflessi su quell’impietosa piattaforma che dal 2008 fa parte della nostra vita e ci ricorda quanto siamo vanitosi, come minimo.

Se non vi dispiace, parlo in prima persona perché sono sicuro in 10 anni di Facebook di aver scritto un post su praticamente qualunque cosa, dal cinema russo alla prostatite, passando per i disagi comunali e la ricetta della pasta con l’Ortolina. Questa mia compulsività non sarebbe neanche troppo invalidante nella vita reale, se ogni mattina Facebook non mi seducesse con le sue sirene nostalgiche. Curioso come quei gatti che poi fanno una brutta fine, visito spesso la mia controparte digitale passata e ogni giorno trovo un motivo per provare vergogna.

 

 

Non so se vi ricordate, ma nel 2008 andava di moda parlare in terza persona, sfruttando la casella col nostro nome. “Simone Stefanini sta pulendo casa mentre ascolta i Black Mountain”, ed è subito disagio profondo. Mica per “In the Future”, che rimane un signor album. Per tutto il resto.

La prima litigata durata più tranchant, con un qualche sconosciuto che la pensava diversamente e che ha avuto l’ardire di commentare un mio status: inizia la mattina, riprende il pomeriggio, si infuoca la sera può arrivare all’offesa dopo le 2 di notte, quando uno magari ha bevuto, si annoia e vuol tornare allo scontro. Ho una collezione di litigate su Facebook da poter rivendere agli amatori. Una per ogni topic, dalla politica ai peli dei gatti che rimangono sui vestiti. Di solito sembriamo due coglioni, specialmente nel caso in cui abbia bloccato l’altro e quindi possa leggere solo un monologo bipolare random.

 

 

Provo mortificazione per quegli status in cui ho voluto fare il fenomeno, prendendo centinaia di like e a guardarli dopo un anno o più è come guardare il quadro di Dorian Grey che invecchia al posto mio. Sembra che le parole su Facebook non abbiano alcun senso. Anche quelle importanti, necessarie, scritte d’urgenza o di foga. Guardando i miei status penso sempre “Con chi stavo parlando?”. Una cartina tornasole dell’attività social del periodo, tenere d’occhio i like compulsivi degli amici di Facebook. C’è sempre qualcuno che ha passato parte della propria vita a mettermi like a qualunque status, avessi anche scritto “mi sono fatto la cacca addosso”. Poi magari è sparito dai radar e se lo cerco ora non è più tra i miei amici. Cosa mi ha dato quella relazione? Shame.

 

 

Sui Ricordi, quello che più conta sono le foto ricordo, ma anche quelle sono tutte dei bei ricordi? Se mi conosceste nella vita reale, sapreste che non sarebbe stato proprio il caso di postare quella foto in cui campeggio davanti al mare in costume da bagno, perché se uscisse anche a qualche taggato nella stessa foto, la potrebbe utilizzare come ricatto per anni. Non parliamo poi delle foto in condizioni pietose, bello come Super Sloth dei Goonies dopo una serata particolarmente alcolica in compagnia di estranei, che sul momento faceva figo e oggi invece pensi “Ma guarda com’ero ridotto”.

I video delle canzoni con la frase enigmatica, rivolta all’amata a vuoto di turno senza però citarla, che lì per lì la pensavo tutta presa male per il mio spleen e invece non mi ha mai calcolato neanche col Texas Instruments. Aggravante: la frase enigmatica rivolta a qualcuno in particolare che però non viene esplicitato, tipo “Certa gente prima di parlare dovrebbe guardarsi allo specchio, sempre che non sia di cartone.” Che brividi d’imbarazzo per il me stesso di ieri.

Fortunatamente non ho mai attraversato la fase sexy, coi muscoli in bella vista o seminudo, altrimenti oggi sarei davvero in difficoltà con me stesso. Oggi non saprei proprio più cosa inventarmi per stare al passo, tanto mi sa che che qualunque cosa scriva oggi, domani me ne vergognerò amaramente.

 

 

Chiaramente, l’aspetto più drammatico dei Ricordi su Facebook sono le foto con gli ex. Foto libri auto viaggi fogli di giornale che anche se non valgo niente perlomeno a te ti permetto di sognare, verrebbe da dire. L’amore, quella chimera passeggera e sconvolgente che quando arriva spazza via tutto e quando se ne va, lascia solo un campo minato di memorie che nessuno vorrebbe più vedere, ma ci pensa Zuckerberg a farci venire il magone ogni santo giorno. Maledizione, com’è dura la vita sui social, che non ti fanno neanche cancellare la persona che ti ha ferito, come accadeva nel film Eternal Sunshine of a Spotless Mind.

 

 

Tags: disagiofacebooknewsnostalgiaScelti
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