Libri
di Giulio Pons 24 settembre 2018

I nuovi poteri forti, come Google Apple Facebook e Amazon pensano per noi di Franklin Foer

Franklin Foer racconta i nuovi poteri forti che ci guidano tutti i giorni con i loro algoritmi. Come hanno fatto a diventare così grandi e così potenti?

Basta fare un giro in autobus e osservare chi ci sta intorno per vedere quanto siamo condizionati dai cellulari. I giganti del web sono talmente grandi e presenti nelle nostre vite che ormai le controllano. Sembra una frase forte, ma è vera,  l’uomo ha delegato agli algoritmi la propria capacità di scelta, fornendo alle aziende i propri pensieri, i dati personali, gli interessi, i gusti musicali e una quantità incredibile di altre informazioni.

Franklin Foer, ex direttore del New Republic, ci racconta come si è arrivati a questo punto, ripercorrendo la storia di Google, Amazon, Facebook e Apple e demolendo letteralmente il castello di falsità che ci hanno raccontato, con il loro fascino costruito con sapienza ponendo al centro l’individuo e l’efficienza. In realtà, l’individuo è sì al centro, ma è spremuto e sfruttato per produrre dati, a loro volta utilizzati per indurre l’utente a cliccare e con i click – Facebook ce lo insegna – si possono muovere le idee e manipolare le menti.

Se non avete mai ragionato su come funzionino i motori di ricerca, i social network, lo shopping su Amazon o su come sia cresciuta Apple negli anni degli mp3, questo libro vi aprirà gli occhi. Se invece conoscete l’epopea di Internet perché l’avete vissuta e in fondo siete consapevoli dei dati che lasciate ogni volta che usate queste piattaforme (e ritenete lo scambio equo)… beh, questo libro vi metterà comunque un po’ in crisi.

I nuovi poteri forti. Longanesi Editore - I nuovi poteri forti.

Franklin smaschera Google, Amazon, Facebook, Apple e ce le mostra per quello che sono, colossi che hanno costruito la loro ricchezza e la loro potenza grazie alla loro capacità di aggirare il fisco e allo stesso tempo, grazie alla tecnologia, hanno costruito un’immagine positiva di sé come innovatori, facilitatori e semplificatori delle nostre vite.

Non c’è alcuna condanna alla tecnologia in sé, Franklin non è certo un luddista, ma è bravo a collegare i puntini e farci vedere i lati più oscuri dell’uso incontrollato dei dati: la distruzione della privacy per nutrire gli algoritmi finisce col delegare le scelte agli algoritmi e l’erosione della libertà di scelta va a vantaggio di società che non sono “buone”, ma anzi sono spregiudicate e attraverso dei trucchi riescono a tenere le proprie tasse bassissime, diventando sempre più ricche e potenti e stritolando interi settori produttivi.

Sono principalmente gli stati con le loro leggi che possono mettere un freno a questi colossi (e in tal senso il GDPR europeo è visto positivamente), ma la battaglia politica è tutt’altro che vinta anche perché l’attività di lobby di questi colossi è intensa e continua.

Bellissimo anche il racconto dei veri e propri furti di queste società, ricostruiti con perizia di particolari e tanti riferimenti alle fonti: Google ha violato le leggi sul copyright in maniera massiccia, scansionando intere biblioteche senza i permessi degli editori. Amazon ha imposto prezzi bassi agli stessi editori e li ha tenuti in scacco modificato i risultati delle ricerche per penalizzarli quando non accettavano i prezzi loro imposti. Apple ha appoggiato il download di mp3 pirata per vendere i suoi ipod ed entrare poi sul mercato discografico da salvatore quando questo era ormai al collasso. Facebook fa esperimenti con i profili degli utenti, a loro insaputa, per verificare la propria capacità di manipolazione delle menti.

Jeff Bezos e la distruzione della conoscenza :)  Jeff Bezos e la distruzione della conoscenza :)

Tra i settori analizzati da Foer molto spazio è dedicato al mondo dell’editoria. Franklin suggerisce una strada: mettere al centro il lettore e la bontà del contenuto per tornare a far pagare l’utente, puntando ad eliminare la dipendenza dalla pubblicità e quindi dalle pagine viste.

Franklin è un’ottimista e sicuramente ha ragione, ma rinunciare alla pubblicità e far pagare i contenuti è una strada difficilissima (e non è l’unica). Un libro consigliatissimo e direi fondamentale per tutti i lavoratori del web.

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