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di Simone Stefanini 12 aprile 2018

Buffon, che c’entra il cuore dell’arbitro?

Prima di appellarsi all’umanità del direttore di gara, Buffon dovrebbe ricordarsi di tutte le volte in cui è stato il primo a beneficiare di presunti episodi a proprio favore

 grab da YouTube

 

Champions League, quarti di finale, al Santiago Bernabéu la Juventus sta battendo 3 a 0 il Real Madrid e si sta inventando una remuntada storica, che la rimette in corsa per la semifinale, visto il 3-0 degli spagnoli all’andata. È il 90°, la Juve domina e vince meritatamente ma al 90+7°, un contatto in area tra Benatia e Lucas Vasquez è rigore per l’arbitro Oliver. Tutta la Juve è fuori di sé, i tifosi juventini si stracciano le vesti, Buffon viene espulso e Cristiano Ronaldo trasforma. 1-3, niente supplementari, Juventus a casa, ma questo lo sapete tutti.

Il dopo partita è incandescente, ai microfoni dei giornalisti volano parole forti. Benatia definisce il rigore uno stupro, Chiellini si rivolge ai giocatori dei Real dicendo “You pay, you pay”, Andrea Agnelli se la prende anche col designatore Collina, la cui vanità avrebbe indirettamente colpito le squadre italiane.

Il più furioso di tutti è Gianluigi Buffon, che ai microfoni di Premium Sport non fa sconti all’arbitro: “Era sicuramente una azione dubbia al 93′, dopo che all’andata non ci hanno dato un rigore al 95′. Un arbitro all’altezza non infrange il sogno di una squadra che ha messo tutto in campo per 90 minuti. Ha voluto fare il protagonista. Un essere umano non può fischiare un episodio stra-dubbio, dopo una gara del genere a meno che al posto del cuore non abbia un bidone dell’immondizia. Se non hai la personalità per stare a questi livelli, allora vai in tribuna con la famiglia, compra le patatine e goditi lo spettacolo.”

 

E ancora: “E poi non sei un uomo, queste cose qua le fanno gli animali, non gli uomini. Questo arbitro ha la sensibilità di un bidone dell’immondizia. Avrebbe dovuto capire il disastro che stava facendo. Poi, il Real ha meritato di passare il turno, sono stati più forti di noi, magari vinceranno la Champions e per me è stato un onore giocare contro di loro, ma questa sera meritavamo di andare ai supplementari. Non meritavamo di uscire così”.

Passi lo sfogo, ma cosa c’entra il cuore? Se avete mai visto il documentario Kill the Referee del 2009, saprete che l’universo degli arbitri è del tutto misterioso agli occhi del tifoso. Un arbitro di livello internazionale è soggetto a pressioni indicibili da parte di squadre, dirigenti, tifoserie, stampa e costantemente minacciato di morte. Deve ragionare in pochi secondi, con raziocinio e applicando le regole. Se al 97° minuto vede un rigore, deve darlo e il portiere avversario deve pararlo, ma questo Buffon lo sa bene.

La Juventus non è la squadra più antipatica d’Italia a caso, e le reazioni social di chi tifava contro la Juve ieri lo dimostrano. Per anni ha vissuto di favoreggiamenti arbitrali comprovati dalla giustizia sportiva, ha perso scudetti d’ufficio ma li ha sempre rivendicati e si è sempre trincerata dietro l’assunto “L’arbitro ha sempre ragione”. Per quale motivo il direttore di gara dovrebbe chiudere un occhio su un fallo a suo avviso da rigore, solo perché l’altra squadra ha giocato bene o ha un nome blasonato?

 

https://www.youtube.com/watch?v=XTkBiFgwY3Y

Buffon sa bene che questi non sono crimini contro l’umanità sportiva, semmai è la dura legge del gol, la sconfitta all’ultimo secondo in una partita di cui andare fieri, che non va funestata col bullismo tipico di chi è abituato a vincere.

Pensate alle squadre italiane di seconda fascia, quando arrivava la Juve nel loro stadio di provincia davano tutto per la partita della vita, perché puoi anche retrocedere con onore se sei riuscito a fermare la più forte di tutte. Pensate a quante volte episodi dubbi hanno vanificato una partita perfetta. Per anni questo è ciò che hanno subito gli avversari della Juve senza alcun potere politico nelle stanze che contano.

Non è accettabile un attacco umano di tali proporzioni a un arbitro quando sei stato per primo il beneficiario di tante possibilità che ad altre squadre non sono mai state concesse. Per chiudere la bella partita, il modo giusto era chiuderla davvero. Il resto è un teatrino del quale in futuro faremo volentieri a meno.

 

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