Society
di Chiara Monateri 15 Dicembre 2015

Da Jerry Calà a Kanye West: il piumino è tornato di moda

Storia di un capo di abbigliamento inossidabile

yuppies  Il film Yuppies di Carlo Vanzina (1986)

 

Ti capita ancora di aprire l’armadio con le cose vecchie, stravecchie come se uscissero da un film girato su pellicola, e vederci i piumini strausati degli anni 80 e 90, chiedendoti che ci fanno ancora lì? Nei colori basici come il giallo e il rosso, o in quelli fluo che ad un certo punto sembrava fossero i soli ad esistere. Con le loro etichette di gomma, rovinate, con loghi che qualcuno si ricorda e altri non si ricordano più.

Ti ricordi la sensazione? Di indossare una cosa gigante e gonfia, con una forma standard che stava male a tutti come una nuvola (di quelle che portan male). A quelli magri e alti stava bene però. Il soffiarsi il naso da bambini quando andavi a sciare in una giacca che non sapevi ancora se assorbiva o meno, la sensazione soffice e calda dello starci dentro, unita alla consapevolezza di sembrare qualcosa tra l’omino della Michelin e lo Stay Puft Marshmallow Man dei Ghostbusters. Che poi alla fine vedevi Jerry Calà che si faceva le vacanze in montagna e si divertiva tantissimo e ti dicevi, ci dev’essere qualcosa in questo piumino. Vado a fare a palle di neve.

Piumino, come dire l’Italia ai tempi de I ragazzi de La 3C, Vacanze di Natale, Burghy, paninari, il Drive-In.

 

drivein  Enzo Braschi che interpreta il “Paninaro” del Drive-in

 

Poi il tempo è passato, e quando ti eri già dimenticato di pensare a cosa c’era di particolare nel piumino durante l’infanzia, è tornato. Non su Jerry Calà ma sempre su altra gente che si divertiva, pare. Nel corso degli anni 90, il teenager se lo ricorda anche come soprabito street, uno dei preferiti dai rapper americani, che indossavano brand come Helly Hansen e Tommy Hilfiger in taglia oversize solo come status symbol: non era per coprirsi davvero. “I went from Helly Hansen to mini-mansions”, cantava Mase in Top of the world di Brandy. Il piumino si portava aperto, a calare. Direttamente sulla t-shirt o la canottiera. Non si metteva più solo per andare a sciare! Forse.

 

Helly Hansen  La famosa “Bubble Jacket” di Helly Hansen, amata dall’hip-hop

 

E poi pagine confuse di che ci faceva davvero il piumino nella nostra storia. Chi, colpito dal trauma del pupazzo dei Ghostbusters e chiamato bambino ciccione, non ne voleva più sentir parlare. Chi, scosso da tronisti che lo sfoggiavano a Cortina, buttava i propri o li regalava insofferente al nipote sfigato. Chi, mosso da Sturm und Drang dello stile, anche a 40 gradi sotto zero, optava stoicamente per soprabiti riconducibili a storie da romanzo, e con un heritage indiscutibile: e via di trenchcoat, parka stile My Generation, cappotti in lana color cammello, montgomery. Con tonsillite a seguire.

Dov’era il piumino? Non pervenuto. Sono poi seguiti anni di binomio tra cappotti come quelli citati sopra VS giacconi imbottiti e informi con cappuccio peloso chiamati anche “Those fucking Italian jackets” dagli stranieri che non capivano perché gli italiani si mettessero giacconi da temperature artiche da Settembre a Marzo.

Poi, ad un certo punto, l’alba di una nuova era del piumino è arrivata. Portando chiarezza sia sul fronte estetico sia su quello tecnologico.

 

Moncler-ADV Bruce weber  Un’immagine di Bruce Weber per Moncler

 

Dal lato estetico, il cambiamento è arrivato dalla comunicazione al prodotto. Il piumino è diventato l’oggetto culto nelle campagne di Bruce Weber per Moncler, che l’ha reso attraverso la sua lente un raffinato strumento di storytelling. Pure Kanye West non ha saputo resistere, scegliendolo come outfit per i suoi live. Inoltre altri marchi italiani come Add hanno iniziato a produrre piumini per venire incontro a diverse esigenze metereologiche e di stile (addio mega-piumini) creando anche capi super leggeri per la primavera. Anche il taglio è cambiato, adesso i piumini non solo possono essere più sottili, ma adottare qualsiasi forma: Italia Independent ha lanciato lo scorso inverno una capsule collection in collaborazione con Colmar dove il piumino prende anche la forma della giacca classica, rendendosi così adatto anche ad occasioni formali.

 

Kanye moncler  Kanye West con gilet Moncler durante una performance

 

Dal lato tecnologico The North Face, oltre a garantire l’innovazione con ritrovati come Fuseform e Thermoball, detiene il titolo di capo più amato da Hollywood per riscaldare attori e registi durante le riprese: da Wes Anderson (che al freddo cede facilmente al piumino, virando dal suo stile abituale), ad Angelina Jolie e Ben Affleck.

Un viaggio lungo, quello del piumino, ma che ora definisce un’identità poliedrica. Ora che il capo ha infinite possibilità, dal taglio a giacca a quelli più classici o sportivi, la scelta è vasta (issima). Si va dalle circa 40 Euro per un piumino su Asos, al migliaio per brand italiani di fascia più alta. Oppure ancora, sempre se non avete capito male quando eravate piccoletti, e volete sembrare quello che alla fine si diverte sempre, potete tirarne fuori uno dall’armadio delle cose stravecchie, che il piumino vintage 80s/90s come quello di Gerry Calà è pure tornato di moda.

 

asos Brave Soul  Un modello di piumino attuale, disponibile su Asos

 

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