Siamo andati al meeting dei raeliani d’Italia e non è andata come avremmo pensato

In una stanzetta nel primo hinterland milanese, tra luci al neon e tavoli con le bibite

Society
di Ray Banhoff 9 ottobre 2015 14:04
Siamo andati al meeting dei raeliani d’Italia e non è andata come avremmo pensato

IMG_9219  Foto di Ray Banhoff per Dailybest

Ama e fa’ ciò che vuoi
Sant’Agostino

 

Oh mamma… che palle. Viviamo in un mondo in cui tutti sanno tutto. Non c’è più spazio per il dubbio, non c’è più spazio per lo stupore, non c’è più spazio nemmeno per sbagliare. Su internet (e di pari passo nella nostra cultura) dilaga sempre più un pensiero oggettivo, unico, che scoraggia l’originalità.

Tolto Gianni Morandi spiccano nelle cronache solo hater, troll, saccenti, bulli da bacheca, stronzi del web, chiamateli come vi pare, che ogni giorno dicono la loro e creano “l’opinione della rete” che finisce negli speciali di Del Debbio. Vari esponenti di queste subcategorie umane avevano imbrattato la bacheca Facebook del meeting dei raeliani d’Italia con decine di offese, dallo sfottò perché siete dei drogati, al più classico ammazzatevi. Noi invece al meeting dei raeliani ci siamo andati, che è molto diverso da scrivere su internet.

 

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Pomeriggio inoltrato di un metà settimana. Segrate, hinterland milanese, una delle tante capitali del regno Mediaset, un posto di villette a schiera e natura innestata accanto ai palazzi cubici e grigi, costruiti in 100% cemento; no aria no colori e pure no cani che abbaiano. Un luogo apparentemente ospitale, ma col malocchio delle tragedie del nostro tempo, un po’ Erika e Omar. Ma qui si tiene il quarantesimo meeting raeliano

I raeliani italiani si incontrano in una stanzetta dai soffitti bassi, illuminata da luci al neon, adornata di coccarde e scritte fatte a mano, qualche tisana sparsa qua e la e merendine fatte in casa portate da qualcuno. Qui, mentre fuori i bimbi giocano, si discute della venuta sulla terra di una civiltà superiore. Per chi non sa chi siano i raeliani o di loro ha sentito solo le bizzarrie che circolano, ecco un sunto.

 

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I raeliani sono un culto in cui si afferma che che la vita sulla terra l’abbiano portata degli scienziati alieni attraverso l’ingegneria genetica. Il 13 dicembre di quaranta anni fa, alieni chiamati Elohim avrebbero contattato Claude Vorhilon, un ex giornalista sportivo francese attualmente conosciuto come Rael, scegliendolo come leader per comunicare il loro messaggio a noi tutti. Prima di Rael gli alieni avrebbero contattato pure Mosè, Elia, Ezechiele, Mahavira, Buddha, Giovanni Battista, Gesù, Maometto (perché tutte le religioni sarebbero nate dagli Elohim).

Attualmente Rael è l’unico che ha contatti con gli alieni. Quando morirà verrà scelto qualcun altro, ma anche il tema della morte andrebbe approfondito, perché i raeliani pensano di poter raggiungere l’immortalità tramite la clonazione o il trasferimento della mente. Oggi i raeliani stanno cercando di trattare con i governi per ottenere un terreno neutrale con uno spazio aereo sicuro, dove costruire l’ambasciata per la venuta sulla Terra degli extraterrestri. Questo tempio sarebbe il segno che sono ben accetti e che l’umanità è pronta al loro arrivo, alla pace in terra e alla vita nella gioia.

 

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Quindi ok, i raeliani sono davvero un tantino bizzarri, ma tolta la parte sugli alieni professano quello che ogni buona religione o movimento spirituale professa: ama, sii te stesso, sii felice, vivi in armonia con gli altri. E sperano di portare la pace nel mondo grazie alla meditazione, che praticano anche in pubblico nelle strade delle metropoli. Tuttavia sono famosi solo per una presupposta promiscuità sessuale, solo perché dicono che scopare è bello e fa bene (e anche masturbarsi) e per le storie sugli alieni. Parlando con un loro responsabile gli confesso tutto il mio scetticismo sulla parte degli alieni e lui, serafico, mi ferma subito: “Sai, lo scetticismo ti toglie il 90 percento della voglia di ascoltare chi hai di fronte, ti innesta il pregiudizio. Io quando parlo con qualcuno cerco sempre di imparare qualcosa”.

Non importa quanto siano sballati a fare le riunioni nelle loro stanzette sotto scala, non importano le merendine vegane, gli anelli da gioco di ruolo medievale, il videoproiettore che spara video alieni e musichette emotive o la tizia che si appende alla vita un cerchio che la protegge dai campi energetici. Non importano le luci al neon, le teste che fanno cenno di sì come i piccioni quando si parla di alieni e manco l’atmosfera da adepti. I raeliani vanno difesi. Vanno difesi anche là dove sono indifendibili, ma vanno difesi, perché va difeso il diritto di ogni persona di cercare un senso alla propria esistenza.

 

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Il New York Times dell’anno scorso diceva che mai come in questi tempi Manhattan pullula di cartomanti, astrologi, medium, guide spirituali, maestri di meditazione, sherpa dell’anima e cazzoidi salterini spargi-incensi. Ognuno ha diritto a credere in ciò che vuole. C’è chi segue ad esempio la serie A, chi legge i pezzi di Selvaggia Lucarelli, ci sono i metallari, quelli che si confessano su Facebook e poi ci sono quelli che dicevamo all’inizio, quelli che sanno tutto.

Ecco, loro sono gli unici che proprio non vanno difesi.

 

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In collaborazione con Writeandrollsociety

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