Society
di Diego Castelli 13 Marzo 2020

Tinder ai tempi del coronavirus

Non è facile mantenere i contatti in quarantena. Ecco un pratico manuale per capire le nuove relazioni e riuscire a trarre il meglio dalla quarantena, senza uscire di casa

Viviamo giorni strani, che molti di noi non hanno mai vissuto. Giorni da film bellico, da romanzo distopico, da fumetto postapocalittico. Ed è normale che, in questi tempi di paura da coronavirus, il nostro pensiero vada a chi è malato, a chi è preoccupato per un amico o un familiare, a chi rischia di non arrivare alla fine di un mese in cui non lavorerà.

Allo stesso tempo, non si può vivere di sola preoccupazione, rischiamo di ammalarci ulteriormente, e quindi è anche giusto ricordarsi che il mondo è fatto di tante sfumature, e che fra le persone che soffrono c’è anche una comunità di cui si parla poco, perché tende a mantenere un certo riserbo sulle proprie attività, per lo meno nelle piazze dei social, perennemente popolate a dispetto di ogni decreto. Parliamo dei frequentatori delle dating app.

Che si parli di Tinder, Grindr, Badoo, Lovoo, Once, OkCupid, Happn ecc, gli amanti degli appuntamenti online, i romantici dell’ignoto, i timidi in cerca d’affetto, gli stakanovisti bisognosi di supporto tecnico, le sportive che non vogliono essere abbordate in palestra, tutti insieme si trovano in una situazione surreale: hanno un sacco di tempo casalingo per swipare a destra e a manca, ma non possono incontrare.

Tutto app e niente dating.

 

Una situazione fastidiosa che potrebbe sembrare di poco conto rispetto, per esempio, a chi non può vedere una persona già amata. Con la differenza che gli innamorati e i fidanzati non devono fare altro che attendere qualche settimana per potersi riabbracciare (sempre che il/la partner non viva in un condominio pieno di manzi e fotomodelle, o anche solo di banali esseri umani avidi di compagnia in tempi di quarantena), mentre tinderini e tinderine, causa emergenza sanitaria, rischiano di veder sfumare fior fiore di occasioni.

Sono sostanzialmente tre le situazioni che il virus mette più a rischio. Vediamole una per una, usando come esempio un ragazzo che stia parlando con una ragazza (ma valgono in quasi qualunque altra combinazione vi venga in mente).

 

Siete già Friends With Benefits

Questo è ovviamente il caso più semplice e gestibile. Occorre fare una premessa linguistica. Friends with benefits è solo uno dei molti termini, diciamo il più internazionale, con i quali è possibile definire una relazione fra due persone che si piacciono a sufficienza da uscire saltuariamente, chiacchierare, guardarsi un film e fare sesso, ma non abbastanza da costruire una storia romantica che abbia come ipotetico traguardo la cresima dei nipoti. Esistono anche altre espressioni per definire questo tipo di accordo, con vari gradi di giudizio morale più o meno segretamente nascosto. Uno di questi è scopamicizia (o trombamicizia, dipende dalla regione), già leggermente più spregiativo ma ancora ampiamente ragionevole e molto utilizzato dalle stesse persone coinvolte. Subdolamente giudicante è invece storia non seria, che presuppone l’idea che le persone “serie”, e quindi affidabili, rette, moralmente ineccepibili e in definitiva migliori, mai si presterebbero a un simile, squallido gioco. È una definizione che sta al confine fra una discussione ragionevole e l’insulto vero e proprio, che solitamente finisce col colpire le donne, che diventano così superficiali, frivole, di facili costumi, mignotte.

Sono giudizi che, al 90%, vengono espressi da tre categorie di esseri umani: quelli che basano più o meno consciamente la loro condotta su precetti religiosi vecchi di qualche migliaio di anni, via via rielaborati nel corso dei secoli da figure sacerdotali che per scelta tengono dalla puchiacca una distanza ben superiore a quella necessaria per evitare il coronavirus; quelli invidiosi, che vorrebbero far parte di una scopamicizia ma non riescono perché profondamente antipatici, o igienicamente ributtanti; e infine le persone sposate o fidanzate che, in maniera non sorprendente, tentano spasmodicamente di giustificare i momenti peggiori della loro relazione sostenendo che il/la loro partner, malgrado tutto, “le completa”, evidenziando così una serie di mancanze pregresse che, certamente, consigliano indulgenza nei loro confronti.

Quelli che invece sanno cogliere tutte le gioie senza sbattimenti delle scopamicizie, e conducono cordialmente a fare in culo quelli che pretendono di insegnarli cosa fare del proprio corpo, sono naturalmente spaventati da una quarantena che può allentare maglie che, per scelta, sono tenute larghe fin dall’inizio.

In questo caso, però, il problema è tutto sommato relativo. La natura stessa della scopamicizia prevede pause più o meno lunghe e concordate, in cui non ci si vede ma ci si può anche non sentire, nella consapevolezza che rispuntare un mese dopo, dicendo “sono sano ed eccitato come una bestia”, non creerà particolare scompenso nell’altra persona. Anzi, lei potrebbe trovarsi nella medesima condizione, e quindi essere pronta per ristabilire in fretta un’intimità solo momentaneamente sospesa. Certo, qualora la quarantena dovesse prolungarsi molto, e anche nel caso in cui la componente amicale della relazione fosse minoritaria rispetto a quella sessuale, sarebbe buona creanza farsi sentire almeno un paio di volte, anche solo per sapere se non sono comparsi dei sintomi.

Molto basso, invece, il rischio che in questo periodo la scopamicizia venga esplicitamente troncata: difficile che in questi giorni dall’altra parte possa arrivare un fidanzato, e allo stesso tempo nessuno vuole rischiare di perdere il proprio puntello per il momento in cui ci permetteranno di uscire di nuovo.

 

Siete usciti una volta, è successo poco o niente, e ora vi è saltato il secondo appuntamento

Qui la situazione comincia a farsi pericolosa. Contrariamente a quello che pensano le persone che su una dating app non sono mai state, nella maggior parte dei casi non si tratta di un catalogo su cui scegliere qualcuno con cui fare sesso senza nemmeno conoscere il suo nome. O meglio, qualche volta può capitare, certamente esistono app più indicate di altre per questo scopo, e sicuramente ci sono persone che, unendo bell’aspetto e fare spregiudicato, vivono in questo mondo di sudata sessualità anonima. Allo stesso tempo, e pure mettendo in guardia le ragazze dal fatto che esistono molti uomini che ritengono strategicamente proficuo approcciare una donna mai vista prima con la frase “sai che secondo me fai degli ottimi pompini?”, la varietà umana sulle dating app è molto più ampia di quanto non si creda, e il più delle volte le prime uscite sono davvero appuntamenti conoscitivi che non per forza sfociano nel sesso, o anche solo in qualche effusione.

Ebbene, chi si trova a essere uscito con una ragazza per un aperitivo o un caffè, terminato solo con qualche sorriso, massimo un bacio, e la voglia di rivedersi, la quarantena improvvisa può creare non pochi problemi. Per usare un’espressione che in questo contesto rischia di diventare un po’ triviale come battere il ferro finché è caldo, è chiaro che le piccole ma decisive sensazioni provate durante la prima uscita avrebbero bisogno di trovare rapidamente sbocco in una seconda in cui, ormai superati gli imbarazzi iniziali, si possa effettivamente procedere ad approfondire la conoscenza in tutti i sensi possibili. Se questo sfogo viene a mancare, il rischio è quello di un fuocherello appena attizzato a cui viene negato il combustibile per diventare un bel falò.

In questo caso non c’è molto da fare se non continuare a tenere viva la conoscenza via chat, stando però attenti a non diventare troppo pedanti e insistenti, col rischio di sembrare tossici in crisi di astinenza o, molto peggio, innamorati persi. Certo esiste il rischio che la fiamma si spenga e che ci si accorga, a quarantena finita, che sono almeno dieci giorni che non scambiate messaggi con quella persona, di cui in questo momento vi sfugge perfino il nome.

Una speranza però c’è: stiamo parlando di uno scenario in cui anche la ragazza in questione ha espresso il desiderio di rivedervi, malgrado la mancanza di fisicità nel primo appuntamento. (Giova ricordare, fra parentesi, che se la ragazza invece ha espresso chiaramente il desiderio di non rivedervi, e voi fate comunque in modo di rivederla, nella stragrande maggioranza dei casi non è romanticismo, ma stalking, ed è penalmente perseguibile.)

In questo contesto, è del tutto verosimile che anche lei abbia le stesse vostre paure, e quindi mantenere con lei una chiacchiera simpatica e divertente, con piccoli aggiornamenti a cadenza variabile, può essere il modo più semplice e anche più efficace per trovarla pronta ad uscire di nuovo quando l’emergenza sarà finita.

 

Non avete fatto in tempo ad andare al primo appuntamento

Quasi inutile dire che questo è lo scenario peggiore. A meno di essere patiti della chat in quanto tale (se ne trovano in discreto numero), chiunque abbia usato una dating app con l’effettivo obiettivo del dating sa benissimo che l’applicazione, quale che sia, è niente altro che uno strumento con cui ci si mette in connessione. Che si parli tanto o poco, scambiandosi informazioni banali o grandi riflessioni sulla vita, non si tratta di niente più che di una preparazione all’incontro. E non perché le cose che ci si dicono in chat non possano essere importanti, divertenti, interessanti o eccitanti, tutt’altro, ma perché le sensazioni e le emozioni ad esse associate verranno inevitabilmente amplificate, o sminuite, o ribaltate, al momento di scoprire se di una persona ci piace lo sguardo, il sorriso, il modo in cui ride, il profumo della sua pelle. È la famosa “chimica”, che può essere anche molto influenzata (favorita o sfavorita) dal modo in cui una persona si approccia al concetto stesso dell’appuntamento, ma che rimane una variabile incalcolabile nel recinto asettico della chat.

L’ovvia conseguenza di questa dinamica è che, se la chat non riesce a sfociare in un incontro, nove volte su dieci (forse qualcosa in più) muore per inedia. Per quanto si possa essere brillanti e curiosi, esiste un limite alle parole che due set di immagini fisse si possono scambiare, prima di dimenticare che dall’altra parte c’è una persona in carne e ossa.

In questo senso, la quarantena da virus può essere davvero letale (chiedo scusa per il poco elegante gioco semantico): non si tratta di un semplice rimandare, che già di per sé tende a essere molto pericoloso (quando due persone decidono che è giunto il momento di vedersi, dovrebbero farlo il prima possibile, proprio perché quando si prende quella decisione si accetta che le parole non contano più, o non contano più come prima, e bisogna passare alla realtà materica e sensoria). Si tratta di rimandare a data da destinarsi, quasi sicuramente a più di un mese rispetto alla prima data concordata.

In questo caso la difficoltà è elevatissima: è come scarpinare su una salita, vedere la vetta, e una volta arrivati in cima, accorgersi che quella non era affatto la cima, bensì solo un punto leggermente pianeggiante prima di un pendio ancora più lungo e ripido. Il rischio che uno dei due, o tutte e due, si arrendano, è obiettivamente alto. Anche perché, in molti casi, la chat pre-incontro non è stata né terribile (ovvio) né sfavillante, è stata semplicemente abbastanza gradevole da far propendere per un caffè dal vivo, per vedere l’effetto che fa. Prolungare quella chat solo gradevole per un altro mese o chissà quanto, è tutto un altro livello di impegno, dedicato a una persona sulla quale non avete in realtà alcuna certezza: la paura, insomma, è quella di chattare per un mese intero, sudando per tenere viva una conversazione basata sul niente, per poi trovarsi di fronte qualcuno che, banalmente, ha l’alito del vostro gatto quando mangia le cimici. O magari è alto trenta centimetri in meno di quanto aveva promesso. O aveva messo foto di dieci anni fa e ora cade a pezzi. O ha figli e coniugi di cui non aveva fatto menzione. Oppure, semplicemente, tutti i film che vi eravate fatti sul vostro incontro sfumano nel rendersi conto che la famosa chimica non c’è.

In questo ultimo caso non ci sono consigli da dare, bisogna seguire la corrente e vedere dove porta. Potrebbe anche portare a un gran scambio di foto piccanti, perché no, e benché quelle possano essere altrettanto frustranti, di solito riescono a tenere desta l’attenzione (ricordatevi solo di non esagerare e di non mostrare mai la faccia o elementi particolarmente riconoscibili di casa vostra, stiamo sempre parlando di persone che non conoscete bene). In definitiva, il destino non esiste, ma le persone sì, e se due persone si piacciono abbastanza da impegnarsi, che lo facciano. Se però si impegna solo una, è bene che almeno uno dei due se ne accorga. Perché alla fine, nelle dating app come nella vita reale, quelle che avete di fronte sono persone, e come tali le dovete trattare, col rispetto e la sincerità che vorreste vedere riservati a vostra sorella o al vostro migliore amico nella stessa situazione. Fate così, e con ogni probabilità avrete di che uscire anche dopo l’emergenza, anche se al momento non sapete dire con chi.

 

 

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