Society
di Marcello Farno 31 Marzo 2016

“Yes, we fuck!” racconta il sesso tra persone disabili come non lo avete mai visto prima

Linguaggio diretto e pochi sentimentalismi: un documentario importante e senza compromessi

 Yes we Fuck!

 

Nonostante le diverse forme e i più diversi costumi della sessualità appaiano ormai sdoganati, almeno nel mondo occidentale, ci sono ancora alcune esperienze sessuali che per uno strano pudore vengono taciute. Parliamo dei rapporti intimi con e tra persone affette da disabilità.

Antonio Centeno è un attivista per i diritti delle persone disabili, e anche un regista. Yes, We Fuck! è il suo ultimo lavoro, un documentario che racconta in maniera quasi “feroce”, senza compromessi, una sfera sessuale che molto spesso non viene presa nemmeno in considerazione. Centeno invece ci mostra l’intimità dei disabili in tutte le sue forme, aprendo le porte delle camere da letto di sei persone e svelando come i piaceri, così come anche i problemi, della loro vita sessuale non siano poi così dissimili da quelli del resto della popolazione.

 

 

I protagonisti del film raccontano il modo in cui sono riusciti a combattere e a lasciarsi alle spalle le discriminazioni, raggiungendo un’indipendenza sessuale che oggi riesce a regalargli del puro e legittimo piacere. Yes, We Fuck! girato da Centeno grazie anche all’aiuto del reporter Raul De La Morena, è stato presentato in diversi festival europei e lo scorso gennaio ha vinto anche il premio come miglior lungometraggio al festival del cinema erotico Fish & Chips di Torino.

Realizzato grazie a un’operazione di crowdfunding, che ha permesso di sostenere i costi di produzione e distribuzione della pellicola, il progetto continua a essere attivo anche dopo l’uscita del film, e sul sito ufficiale trovate numerosi reportage di presentazioni e incontri con sessuologi, esperti, assistenti sociali e persone disabili che hanno semplicemente voglia di raccontare la loro storia.

Intervistato da Dazed Digital, Centeno racconta di come il film nasca con un chiaro intento politico, atto a mostrare come le persone con diversità funzionali siano degli esseri umani sessuali, persone che desiderano e sono desiderate: “Veniamo relegati in dei ghetti, viviamo in delle residenze speciali, frequentiamo delle scuole speciali, lavoriamo in dei centri speciali. In pratica abitiamo in un mondo parallelo, segregati dagli altri. “Yes, We Fuck!” mostra, attraverso la sessualità, che le persone con diversità funzionali vogliono vivere proprio come gli altri, in maniera indipendente, senza bisogno di delegare le loro decisioni a familiari o professionisti“.

La gente pensa che il sesso non ci appartenga – continua Centeno – così abbiamo voluto inserire delle immagini molte dirette, che avessero la capacità di entrare nelle teste degli spettatori, immagini incompatibili con i pregiudizi che avevano. Attraverso il film speriamo di aver suscitato delle reazioni, aver creato anche del sensazionalismo se vuoi, è importante che questioni come questa non restino più invisibili“.

 

 

Il tema della sessualità tra persone con diversità funzionali è al centro anche di altre pellicole uscite negli ultimi anni. Alcune capaci di affrontare il problema attraverso lo stesso tipo di linguaggio diretto e senza sentimentalismi, come The Tribe del regista ucraino Myroslav Slaboshpytskkiy, che racconta la storia d’amore problematica tra due giovani ragazzi sordomuti. Altre utilizzando risvolti più melodrammatici, come The Sessions, diretto da Ben Lewin e con protagonisti Helen Hunt e John Hawkes, premiato al Sundance Festival e nominato anche agli Oscar, che si concentra sul rapporto tra un poeta paralizzato e un’assistente del sesso.

Anche l’Italia ha prodotto un film sulla questione, è The Special Need, del regista Carlo Zoratti, in cui Enea, un ragazzo autistico, sente il bisogno di rispondere ai suoi impulsi sessuali, e si imbarca così in un viaggio, accompagnato da due amici, alla scoperta della sua sessualità.

FONTE | DAZED DIGITAL

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