TV e Cinema
di Mattia Nesto 5 Ottobre 2020

25 anni di Neon Genesis Evangelion

Sette motivi per cui la serie animata di Hideaki Anno è imprescindibile

Di acqua sotto i ponti ne è passata da quel 3 ottobre 1996, tuttavia è interessante notare come Neon Genesis Evangenlion, la serie di culto firmata da Hideaki Anno non abbia perso un briciolo di fascino nel corso degli anni, anzi, se fosse possibile, ne ha acquistato, come un buon vino lasciato a invecchiare.  E la collezione dedicata da UNIQLO è solo l’ultimo degli esempi possibili.

Già perché la serie originariamente uscita il 4 ottobre del 1995 in Giappone, e di cui si festeggiano i venticinque anni, è una delle opere dell’animazione mondiale più ambiziose per un verso e più fallimentari dall’altro. Oggi, mentre si festeggiano le nozze d’argento, vi forniamo sette motivi per cui questa sia un’opera imprescindibile.

 

I personaggi

Se abbiamo imparato una cosa dell’animazione ma anche del modo di narrare giapponese nella variante più pop è la straordinaria abilità degli artisti di quel Paese di creare personaggi immediatamente iconici. A questo proposito Neon Genesis Evangelion non fa difetto, anzi ma riesce a costruire personaggi che rimangono attaccati alla nostra memoria grazie a un processo inverso rispetto agli anime mainstream: ovvero attraverso la sottrazione. A partire dal protagonista, l’odiato/amato Shinji Ikari (un “inetto per eccellenza” che avrebbe fatto gongolare Robert Musil ne siamo sicuri), proseguendo poi con l’enigmatica Rei Ayanami, la vulcanica Asuka Sōryū Langley ma anche l’adorabile Misato Katsuragi e fino ad arrivare a Ritsuko Akagi, Ryōji Kaji fino a Gendō Ikari tutti in NGS hanno perso qualcosa o qualcuno di importante: chi i genitori, chi la persona amata, chi il lavoro, chi il proprio ruolo nel mondo. E proprio questa mancanza è la cifra caratteristica di quel senso ermetico che pervade il mondo di NGS, un mondo piagato dal Second Impact, la misteriosa grande catastrofe che ha sciolto i poli, fatto innalzare gli oceani e liberatogli Angeli, le inquietanti creature che minacciano di estinguere il genere umano (e di cui parleremo).

Gli EVA

Nonostante prendendo in considerazione anche il The End of Evangelion il numero sia superiore, sostanzialmente, nella serie “regolare”, veniamo a contatto con tre esemplari di EVA, ovvero i robottoni costruiti dall’agenzia NERV per contrastare i già citati angeli. Questi mecha sono contraddistinti da un design eccezionale, in particolar modo per l’EVA 01, quello pilotato da Shinji, caratterizzato per il lungo corno sulla fronte. Queste macchine, anche se non è esattamente corretto definirle tali, sono dei robot antropomorfi che hanno la possibilità di essere armasti con fucili, scudi o lance, costruiti appositamente per fronteggiare in battaglia gli Angeli. Per poter funzionare, oltre che ingenti risorse dal punto di vista energetico, richiedono anche una perfetta sincronia tra la “creatura” e il pilota, che dev’essere un/una adolescente. Rispetto infatti ai classici mecha da anime, l’interno del robot è molto più simile a un ventre uterino che a una macchina e anche la connessione psichica che occorre per poterlo far funzionare, obbliga il pilota a un grado di connessione elevatissimo.

L’arte dell’animazione

Mai prima di NGS si era vista una produzione tanto faraonica per un anime. Infatti, per precisa volontà del creatore Hideaki Anno, al contrario dell’industria dell’intrattenimento giapponese, abituata a lavorare con grande celerità e con, relative, poche risorse, per NGS è stata messa in azione una macchina produttiva mai vista fino ad allora. Ogni puntata della serie, infatti, è stata realizzata come un film d’animazione, con quindi i costi produttivi conseguenti. Logico che, nonostante il grande, grandissimo successo della serie (che sarà comunque, è bene ricordarlo, un successo esponenziale degli anni quindi, relativamente limitato all’inizio) ha portato a una chiusura anticipata della stessa. Leggendo le varie interviste del creatore, si è infatti volutamente “fatto finire” Evangelion in anticipo, con la mitologica puntata conclusiva realizzata in totale penuria di risorse e anche per questo dal significato così criptico e misterioso.

Gli Apostoli

Altro vero e proprio fiore all’occhiello di NGE sono “i nemici” che è riduttivo definirli tali. Ognuno dei tredici (due non li consideriamo per ragioni che non vogliamo darvi per evitare di rovinarmi la corretta fruizione dell’opera) presentano un design che definire pazzesco è dire poco. Non solo ognuno è diverso anche proprio concettualmente ma ognuno ribalta alla radice il concetto di nemico “da anime”. Se infatti, fino ad allora, eravamo abituati, grosso modo, ai classici mostroni che minacciavano Tokyo e il mondo qui siamo proprio da un’altra parte. Infatti gli Angeli sono inquietanti perché è difficile applicare schemi concettuali soliti: quando, per esempio, vediamo arrivare un gigantesco ottaedro che solca il cielo del Giappone, è chiaro che non possiamo fare altro che rimanere a bocca aperta e applaudire. Questo è solo uno dei tanti esempi che potremmo farvi: in NGE non ci sono cattivi che vogliono distruggere il mondo “perché fa figo” ma, letteralmente, il nemico è dentro di noi. Forse siamo proprio noi stessi.

MTV Anime Night

Se in Giappone NGE è uscito nel 1995, in Italia è arrivato “solo” nel 2000. Però questo arrivo tardivo è stato comunque importante per l’espansione della conoscenza dell’animazione giapponese qui da noi. Infatti, sempre in quegli anni, sarebbero stati proiettati al cinema i film dello Studio Gibli, dando la possibilità a una platea vastissima di conoscere questi capolavori. MTV Anime Night in questo senso è stata per davvero una “nave scuola”. Grazie alla trasmissione di opere quali Great Teacher Onizuka, Fullmetal Alchemist, Inuyasha, Cowboy Bebop e, il non si capisce perché, semi-dimenticato Beck moltissimi ragazze e ragazze degli anni Duemila hanno avuto accesso, gratuitamente, o il martedì o il giovedì a serie immortali. Piccola curiosità: la prima puntata di MTV Anime Night è andata in onda il 21 ottobre 1996. Protagonisti di questa prima puntata sono stati l’immortale Cowboy Bebop (l’anime con la migliore colonna sonora della storia), andato in onda alle 21 e, nell’incredibile fascia oraria delle 21.30, Golden Boy. Lasciamo a voi, care lettrici e lettori, il privilegio di digitare su Google “Golden Boy Anime” e di scoprire l’incredibile apertura mentale del palinsesto di MTV alla fine degli anni Novanta.

Il finale?

Ne abbiamo già un po’ parlato ma è il caso di, senza anticipare nulla fare un po’ di chiarezza. Per le citate difficoltà finanziarie, la serie è stata costretta a chiudere anzitempo e quindi è perfettamente normale che, nel caso voi l’abbiate recuperato di recente su Netflix, dopo aver visto l’ultima puntata siate rimasti con più dubbi che certezze. Questo non solo è normale ma anche logico visto che, come ha avuto modo di dichiarare lo stesso Anno, moltissimi dei temi e delle questioni sollevate nella serie non sono stati risolti e conclusi nella “supposta” ultima puntato. Tanto è vero che, tra film e progetti di rifacimenti, più volte si è rimesso mano al finale e all’intera serie, con il cosiddetto Rebuild of Evangelion, una tetralogia (ancora oggi in produzione) di film con lo scopo, appunto, di ricostruire in modo logico e coerente Evangelion.

Mechapsicopatologia del quotidiano

In fondo però abbiamo appena toccato il motivo, concreto, del fascino di Evangelion. Il motivo reale del mito che si è costruito intorno a quest’anime è dovuto al fatto che realizzare un’opera che parla senso di inadeguatezza, ansia per il futuro, fobia per i rapporti sociali e inettitudine esistenziale (per non dire cosmica) e renderla epica e maestosa come Anno è riuscito a fare è un’impresa al limite dell’umano. Come abbiamo avuto modo di dire precedentemente, Evangelion gioca sempre per sottrazione e anche, tanto per dire, le battaglie tra i mecha e gli Angeli, che in un’anime “normale” sarebbero il fulcro di tutto, sono appena appena raccontate. I conflitti sono tutti interni ai personaggi: si parla molto più di disagio che di mosse speciali per capirci. Un vero e proprio anti-anime che è diventato portabandiera di questa particolare tipo di arte: niente male vero?

 

Al cinema

 Via

Punto bonus: Mentre stavamo preparando questo résumée sui venticinque anni di Evangelion abbiamo ricevuto una dolce notizia. Dynit ha infatti annunciato che dal 7 al 9 dicembre prossimi distribuirà al cinema Evangelion Death(true)² e The End of Evangelion. Oltre a essere un appuntamento irrinunciabile per tutti gli appassionati, sarà anche un’occasione per fare un po’ d’ordine. Death(true)² è, sostanzialmente, un rimontaggio della serie condensato in sessanta minuti mentre The End of Evangelion è il gran finale, inedito, della storia. Così, ricalcando la famosa scena dell’innaffiatoio con il doppiaggio curato da Gualtiero Cannarsi (e rimosso, dopo mille polemiche, su Netflix) possiamo dire che quanto a noi, quanto a quel che non possiamo far che noi, per noi stessi qualcosa da poter far dovrebbe esserci: ovvero trovarci al cinema, in prima fila, il prossimo dicembre.

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