TV e Cinema
di Mattia Nesto 26 aprile 2018

Dagli Argonauti a Dragon Ball: Avengers: Infinity War è il concentrato della cultura pop di tutti i tempi

Il nuovo film sugli Avengers della Marvel è un concentrato di eroismo e cultura pop a 360°, inutile dire quanto ci sia piaciuto

 

Tra i libri più chiacchierati (e venduti) degli ultimi mesi in Italia c’è stato anche La misura eroica di Andrea Marcolongo. In questo volume edito da Mondadori, Marcolongo, studiosa ed appassionata di letteratura greca antica, esplora il mito degli Argonauti, tentando di donarci una lettura contemporanea e utile per la vita di tutti i giorni del mito di Giasone e compagnia. Ma questo, certamente, non era quello che volevate leggere. Già perché per capire pienamente il valore del mito degli Argonauti (raccontati, a suo tempo, da quel gran figo di Apollonio Rodio) potete (anzi dovete) guardare l’ultimo film di casa Marvel, ovvero Avengers: Infinity War. E tranquilli se anche odiate i supereroi non fa nulla: qui si parla di eroismo, di cultura pop e di emozioni umane.

 

 

Ma com’è questo nuovo film sugli Avengers? Innanzi tutto la storia, e per storia vogliamo dire la trama e la sceneggiatura di questo capitolo, rispetto ai precedenti, è notevolmente orientata verso un tipo di narrazione che non lascia il benché minimo respiro allo spettatore. Le pause e i tempi morti sono ridotti allo zero, la tensione narrativa è sempre alta, gli avvenimenti su schermo sono ogni volta sempre più numerosi, spettacolari e magniloquenti con i migliori effetti speciali, a livello tecnico e scenografico, della nostra generazione.

 

 

In The Avengers e Avengers – The Age of Ultron i limiti dei registi Anthony e Joe Russo si erano evidenziati in maniera esponenziale, con film, specie il secondo capitolo, che erano o una parata senza troppo nerbo di supereroi dai costumi sgargianti oppure, soprattutto in Civil War, una serie di pretesti e questioni di lana caprina che “bloccavano” il grande scontro finale (che, specialmente nel derby Captain America vs Iron Man aveva deluso più di un appassionato). Qui no, qui è tutto diverso: i primi quindici minuti di Avengers: Infinity War faranno scuola nella storia del cinema superomistico (che brutto termine, già). Colpi di scena, tensione che si taglia con un coltello e un susseguirsi di eroi che ora cadono ora risorgono con un ritmo a cui non eravamo abituati da tempo, forse dal primo, bellissimo, Iron Man del 2008 diretto da Jon Favreau. I Russo’s, che ricordiamo sono cresciuti nel quartiere italiano di Cleveland (possiamo chiedere al Governo Italiano la Cittadinanza d’onore ?), puntano tutto sull’adrenalina ma senza risparmiarsi sulla storia, sulla specificità della storia.

 

 

La storia infatti è narrata usando un codice di linguaggio che nonostante tenda a semplificare piuttosto che a rendere complesso il messaggio e il perché delle azioni dei personaggi (è pur sempre un film rivolto a tutti e non soltanto a nerd D.O.C.), non appiattisce le scelte morali ma le rende ricolme di senso. Tra il roboante “spaccare tutto” di Hulk e le soavi meccaniche mentali di Doctor Strange insomma ci sta tutto l’universo Marvel a fare da grande maestro di cerimonia.

 

 

Ma gli Argonauti, come direbbe Antonio Di Pietro, che c’azzeccano? Beh “c’azzeccano” tutto. Già perché sono stati, sostanzialmente, i Vendicatori dell’Antichità. Nella “formazione tipo”, gli eroi che si sono imbarcati sulla nave Argo, prima imbarcazione della storia dell’umanità secondo la tradizione greca, guidati da Giasone alla ricerca del Vello d’Oro nella Colchide sono il meglio del meglio del Mondo Antico. La lista, anche se in Apollodoro è un poco più lunga, è la seguente: Acasto, Admeto, Anceo il Grande, Anceo il Piccolo, Anfirao, Argo di Tespi, Ascalafo di Orcomeno, Asterio, Atalanta, Attore, Augia, Bute, Calaide, Canto l’Eubeo, Castore, Cefeo, Ceneo il Lapita, Corono, Echione, Eracle, Ergino, Eufemo, Eurialo, Euridamante il Dolopio, Falero, Idas, Idmone l’Argivo, Ificle, Ifito, Laerte, Linceo, Melampo di Pilo, Meleagro il Calidone, Mopso il Lapita, Nauplio l’Argivo, Olileo il Locrese, Orfeo, Palemone, Peante, Peleo, Peneleo, Periclimeno di Pilo, Piritoo, Polluce, Polifemo, Stafilo, Telamone, Tifi, Zete e Teseo.

Quando qualcuno oserà dire che “sì beh carini i film della Marvel con i supereroi ma sono proprio troppi, io ci perdo il conto” sapete esattamente come rispondere. Ecco che da Apolonnio Rodio ai Russo il passo non è poi così grande: tanti eroi per tante avventure, tanto coraggio per tanti villain (e non importa se siano alieni assetati di sangue o arpie irte di artigli, sono sempre mostri e mostroni) con poi sottotrame romantiche, tradimenti, incomprensioni, faide e schieramenti partigiani.

 

 

Non solo: se Avengers: Infinity War è in grado di suscitare quell’epicità, unità però anche alla cifra ironica cara ai greci, delle storie sugli Argonauti, i riferimenti non finiscono qui. Infatti i personaggi, molto di più rispetto ai precedenti film, sono particolareggiati e vivi, veri insomma. Non servono grandissimi ragionamenti ma pochi e precisi tocchi che ci descrivono, meglio di qualsiasi didascalia o spiegazioni da Wiki, il comportamento, il modo di ragionare e la scala valoriale dell’eroe o del villain di turno. E questo i Russo  l’hanno appreso non soltanto in anni e anni di perfezionamento, per così dire, ma anche legandosi in modo stretto con l’usuale modo di comportarsi dei migliori manga, maestri nel saper descrivere molti personaggi in una storia sola. Ma questo rimando al mondo orientale, non solo dei manga ma anche e soprattutto degli anime, lo si ritrova anche (e soprattutto) a livello visuale.

 

 

Le battaglie sono sì epiche à la Signore degli Anelli, per intenderci (e siamo solo alla prima parte dell’ultimo capitolo della legacy), ma anche fluide e spettacolari come uno scontro di Dragon Ball Z, con i contendenti che, quasi subito, perdono profluvi di sangue esagerati, si lacerano le vesti come non mai e arrivano già a metà battaglia praticamente ridotti ai minimi termini. Come dimenticare poi certi paesaggi, certe armi, certi modi di sparare che paiono essere presi direttamente da una live su Twitch di Destiny 2 per non dire della sublime eclissi quasi diretto screenshot di The Ringed City, il dlc conclusivo di Dark Souls 3 targato FromSoftware?

 

 

Questo per dire che Avengers: Infinity War non è un raccogliticcio caravanserraglio di scopiazzature a destra e manca ma un vero e proprio catalogo della cultura pop contemporanea a 360° dove si tengono per mano i piani americani dei film di Sergio Leone e la brutalità del Kratos di God of War (ogni riferimento ad una certa ascia è voluto) con l’epicità cara alla lettura antica occidentale e la capacità di tenere uniti millemila personaggi di un One Piece.

 

 

Ecco perché, con buona pace di Marcolongo, oggi la misura eroica non si trova in nessun libro ma la si può ammirare in Avengers: Infinity War: un film che piacerà a tutti, anche chi non è esperto di supereroi ma ama semplicemente gli Eroi con la lettera maiuscola, tipo Eracle e tutti gli Argonauti che combattono contro gli scheletri in stop-motion nel meraviglioso film über-kitsch Giasone e gli Argonauti del 1963. Niente di più, niente di meglio!

 

 

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