TV e Cinema
di Eva Cabras 7 Dicembre 2017

È giusto inserire Twin Peaks: The Return tra i film migliori del 2017?

Cahiers du Cinéma, una delle riviste più importanti a livello mondiale, ha messo al primo posto della sua classifica dei migliori film dell’anno, Twin Peaks: The Return di David Lynch. Provocazione o scelta ponderata?

Twin Peaks: The Return 2017

 

Pare aver colpito un nervo scoperto la classifica di fine anno della rivista Cahiers du Cinéma, storica pubblicazione francese che analizza il palinsesto cinematografico contemporaneo, al pari di Sight & Sound, che rappresenta invece la posizione ufficiale del British Film Institute. Stiamo parlando di cinema e allora perché al primo e secondo posto delle top ten del 2017 troviamo Twin Peaks: The Return? Quella che sulla carta dovrebbe essere una serie tv ha fatto le scarpe a M. Night ShymalanChristopher Nolan, Pablo Lorrain e Ang Lee, scatenando un acceso dibattito sulla validità effettiva di questa scelta editoriale. Ha senso inserire una produzione televisiva in una classifica dedicata dal cinema?

Non capita spesso di farsi tante domande di fronte a una classifica di fine anno, anche perché almeno l’occhio dei Cahiers si era posato su un prodotto televisivo già nel 2014, quando il P’tit Quinquin di Bruno Dumont si era classificato come miglior film nonostante la sua distribuzione francese come mini-serie. C’è da dire che i 206 minuti di Dumont erano stati presentati al Festival di Cannes come prodotto unitario, ben lontani dalla struttura in 18 parti della terza stagione di Twin Peaks, anticipata nella stessa cornice con i suoi primi due episodi e che costituisce quindi un caso oggettivamente isolato nel panorama critico del cinema internazionale.

 

Twin Peaks The Return Cahiers du Cinema

Che David Lynch e la sua opera vadano a scardinare la prassi teorica del loro tempo ci sorprende fino a un certo punto, ma sollevano un interrogativo attuale come non mai. Le serie tv fatte bene sono cinema? Valgono come film o fanno parte del circuito televisivo? Come ogni fenomeno che si sviluppa sotto gli occhi di chi guarda, non è facile individuare una presa di posizione unitaria, ecco perché abbiamo deciso di metterci nei panni di entrambe le fazioni, facendo l’avvocato del Diavolo e valutando i pro e i contro di una categorizzazione che rischia di costituire un precedente unico nel suo genere.

Twin Peaks: The Return è il miglior film del 2017 – Team Cahiers du Cinéma

 

Sostenere che Twin Peaks: The Return sia puro cinema è totalmente comprensibile. Ogni minuto delle sue 18 parti urla David Lynch, sprizza angoscia, mistero ed espressionismo estetico come nessun prodotto audiovisivo, cinematografico o non. Parliamo di Lynch, di un autore consapevole e inimitabile, capace di costruire universi interi partendo dal più insignificante dei dettagli. Non saremo certo noi a dire che la sua terza stagione non è cinema, perché sarebbe una follia. Il nuovo Twin Peaks è cinema per il suo linguaggio sofisticato, per la sua fotografia, per il sound design e per la coerenza interna di una regia interamente gestita da Lynch in persona. Se le prime due stagioni avevano così tanto a che spartire con il contemporaneo contesto televisivo, The Return decide di prendere le distanze da qualsiasi cosa possa anche minimamente somigliargli, creando un prodotto complesso e criptico dalla straordinaria profondità. Lynch stesso sostiene che il nuovo Twin Peaks non è altro che un lungo film di 18 ore, ma Lynch è anche il primo sostenitore della libera interpretazione del suo lavoro.

 

Twin Peaks: The Return non è il miglior film del 2017 – Team Serie Tv Indipendenti

 

Tecnicamente Twin Peaks: The Return è una serie tv, è composta da 18 parti di quasi un’ora ciascuna, è stata distribuita da un’emittente televisiva (la Showtime) ed è stata fruita dal pubblico con una cadenza settimanale per quasi tutta la sua durata. A tutti gli effetti ha le caratteristiche per essere definita come produzione televisiva, poiché ne ha sfruttato le tempistiche narrative e la diffusione domestica. Come avrebbe gestito le costrizioni di un impianto cinematografico il genio di David Lynch? Sarebbe stato capace di adattare il suo ultimo parto alle necessità della sala? Probabilmente no, come già l’originale Twin Peaks del 1990, nato e cresciuto come serie tv. Da allora ne è passato di tempo e sempre più materiale per il piccolo schermo si avvale della competenza di autori provenienti dal cinema, ma questo non basta per farne dei film. Le serie dirette da grandi registi di cinema sono comunque serie, come The Young Pope di Paolo Sorrentino e She’s Gotta Have It di Spike Lee. Ricondurre le belle produzioni televisive al cinema rischia di minimizzare una rivoluzione audiovisiva in atto, come a dire che se 10 episodi sono riusciti bene sono un grande film per definizione. Se una serie tv è riuscita bene è una serie tv ottima, non è un film. Se il linguaggio cinematografico è applicato alla tv diventa tv, non fagocita i mezzi altrui per diritto di prelazione.

Una cosa comunque è certa: la terza stagione di Twin Peaks è una delle produzioni più entusiasmanti del 2017 e, forse, qui siamo tutti d’accordo.

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