TV e Cinema
di Mattia Nesto 5 Maggio 2017

Il cartone più tamarro di sempre: Dino-Riders, i dinosauri cavalcati da umani che sparavano raggi laser

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Si sa: tra gli anni Ottanta e Novanta si sono viste le peggio tamarrate che l’ingegno (o forse la follia) umana abbia mai prodotto nella storia. Eppure nel 1988, negli Stati Uniti, è forse stato partorito il più tamarro cartone animato di sempre. Stiamo parlando del quasi mitologico Dino-Riders, serie prodotta dai coniugi  Gerry e Carla Conway che aveva per protagonisti dei, udite udite, dinosauri che sparavano raggi laser. Perciò dimenticatevi i pantaloni di pelle e le acconciature dell’hair-metal, le spalline imbottite, imbottitissime delle giacche color pastello o il trucco stile battona-androide del bar di Star Wars: il regno del kitch ha trovato in Dino-Riders il suo ideale monarca.

 

La storia del cartone è semplice semplice: un gruppo di viaggiatori e scienziati dello spazio, i Valorians (tra l’altro tutti contraddistinti da inquietanti pettinature da pop-band scandinava) sono attaccati dai perfidi Rulons, una razza alinea, grosso modo metà lucertoloni metà insetti antropomorfi, che li inseguono fino nelle profondità del cosmo. I bravi Valorians allora, per sfuggire ai perfidi alieni, decidono di utilizzare la loro tecnologia più raffinata: il “Space Time Energy Projector” (S.T.E.P.), ovvero una specie di propulsore temporale che in teoria dovrebbe portarli in salvo. Ovviamente il piano di fuga non riesce qualcosa va storto e, non si sa come, sia i Valorians che i Rulons si ritrovano catapultati circa 65 milioni di anni fa, sulla Terra (o su un pianeta molto simile ad essa), nel bel mezzo dell’era dei dinosauri. Qui umanoidi e alieni continuano la loro eterna guerra: ma questa volta non a bordo dei classici incrociatori spaziali bensì “a bordo” di titanici dinosauri, i quali, per l’occasione, hanno ricevuto una sorta di “power-up”.

 

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Già perché i viaggiatori dello spazio, sia quelli buoni che quelli cattivi, pensano i dinosauri come vere e proprie macchine da guerra, da sfruttare a loro piacimento. Naturalmente i buoni, i Valorians, riescono ad entrare nelle simpatie delle creature preistoriche grazie ad una non meglio precisata empatia scaturita da un misterioso cristallo, mentre i Rulons tramite i più diretti “caschi della costrizione”. Fatto sta che buoni e cattivi inseriscono sui dinosauri tutta una serie di strutture metalliche, esoscheletri, armature iper-tecnologiche che li fanno diventare armi di distruzione di massa. E così vediamo un diplodoco, titanico animale dal collo lungo e dalla coda infinita, divenire una specie di mezzo di spostamento truppe, poi c’è il tirannosauro (scelto dal capo dei cattivi) che spara raggi laser e i triceratopi utilizzati come dei modernissimi tank corazzati. E via così.

 

 

 

Ovviamente in queste trasformazioni (che a confronto Pimp my Ride è un’esibizione da meccanico di borgata), alle volte, c’è anche una componente un poco ridicola. A parte che non si capisce perché, tecnologie così avanzate, debbano per forza utilizzare dei pachicefalosauri (creature contraddistinte da crani dalla spessissima cupola ossea) come armi di sfondamento quando sono dotati dei più avanzati raggi laser, ma davvero è assurdo notare come i Valorians sfruttino l’effetto sorpresa della cosiddetta vela dorsale del dimetrondonte: ovvero l’animale si avvicina, apparentemente privo dell’umanoide, che in realtà è nascosto, dall’altra parte, giustappunto dalla vela e può attaccare senza farsi scoprire.

 

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In realtà rivedendoli oggi questi cartoni sono caratterizzati, a parte l’ovvio animo kitsch, anche da un disegno non ben curato, come se si fossero fatte le cose un po’ di fretta, senza rifinire il lavoro ma semplicemente buttando lì un’idea vincente. Quest’impressione però è quella giusta: le cose stanno proprio così. Infatti Dino-Riders è una serie prodotta solo e soltanto per far vendere i giocattoli della Tyco, la grande azienda americana leader nel settore. In quegli anni i dinosauri stavano avendo un successo eccezionale che, del resto, porterà poi, nel 1993, Steven Spielberg, come tutti noi sappiamo, a realizzare Jurassic Park. Tuttavia Dino-Riders è un’altra cosa, è una specie di pubblicità allungata nella quale, forse caso più unico che raro, le action-figure erano molto più belle degli stessi disegni del cartone. Oggetti di culto tra gli appassionati, oggi i giocattoli di Dino-Riders sono molto richiesti e ancora adesso lo spot commerciale di queste action-figure è un vero proprio inno al consumismo elettrizzante e riuscitissimo.

 

 

E non stiamo neppure a ricordare che il cartone mostra, senza fare una piega, animali vissuti in ere diverse: cioè si vede il brachiosauro pascolare tranquillamente di fianco al già citato dimetrodonte mentre una coppia di pachicefalousari sfrecciano lontano. Tutti questi animali sono vissuti a milioni di anni di distanza gli uni dagli altri ma nell’universo tamarro di Dino-Riders non importa: ognuno è destinato, prima o poi, a subire il “power-up” e a sparare a più non posso peggio che Robocop.

 

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Ma Dino-Riders nella sua pur concreta esiguità (sono stati prodotti soltanto 14 episodi) ha lasciato una traccia profonda nell’immaginario collettivo, tanto che moltissimi fan e appassionati del genere, arricchiscono siti come DeviantArt di centinaia e centinai di disegni, composizione grafiche e quadri ispirati al tema. E la cosa bella e che queste opere, nella maggior parte dei casi, sono opere fighissime, realizzate con grande gusto e che mischiano abilmente le suggestione dei “dinosauri cavalcati da umani che sparano raggi laser” con le suggestioni  dei gioco di ruolo, i personaggi dei manga e  il sapore di un’avventura fantasy (un po’ come negli splendidi disegni di Capitan Artiglio del resto). E non stupitevi quindi se al prossimo Lucca Comics vedrete un paio di cosplayer da T-Rex pistolero!

 

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