TV e Cinema
di Eva Cabras 26 Gennaio 2018

Chiamami col tuo nome, l’Eden senza peccato di Luca Guadagnino

Nella lista dei candidati al Premio Oscar 2018 come Miglior Film (non Miglior Film Straniero, proprio Miglior Film) c’è Call Me By Your Name, tratto dal romanzo omonimo di André Aciman e appena uscito in Italia dopo la valanga di consensi riscossi negli Stati Uniti. Alla regia c’è Luca Guadagnino, che ha realizzato un film talmente universale che può sbattersene altamente della propria nazionalità. Call Me By Your Name racconta la nascita di un amore nella campagna del nord Italia dei primi anni ’80, un Paradiso Terrestre di sole, ozio intellettuale e tentazione, dove non esiste il concetto di colpa, dove tutto è perfetto ma con la data di scadenza.

L’estate italiana senza peccato

 

Elio e la sua famiglia ospitano Oliver per l’estate nella loro residenza vacanziera. Tra il giovane padrone di casa e il più maturo villeggiante scatta qualcosa, si cercano e si trovano coronando nel giro di pochi giorni un sogno romantico puro, istintuale e senza retorica, in cui il loro status di coppia omosessuale passa totalmente in secondo piano. Elio ha 17 anni, non conosce ancora se stesso e tanto meno il sesso. L’arrivo di Oliver lo travolge con la più classica delle tempeste ormonali, non c’è sorpresa o sgomento nel provare attrazione verso un uomo, è la cosa più naturale del mondo. Ma non è soltanto questione di attrazione, con Oliver scatta la magia, la perfezione del primo amore vissuto tra continue scoperte, prime volte, dubbio e timore. Spirito e carne. La magia di Call Me By Your Name sta infatti nell’equilibrio tra astrazione del sentimento, in cui chiunque abbia vissuto un primo amore da colpo di fulmine può identificarsi, e la fisicità che trionfa durante l’intero film, popolato di corpi splendidi nel loro essere comuni, sensuali ma non maliziosi, come le statue antiche che vediamo riaffiorare dopo millenni trascorsi sottacqua.

 

Metafora e magia

 

Proprio l’acqua e il suo utilizzo metaforico costituiscono uno degli assi nella manica di Guadagnino, che immerge letteralmente i propri personaggi in ruscelli, fiumi e mari, lasciandone emergere corpi tesi, lucidi, invitanti come sostiene il padre di Elio parlando dei soggetti scolpiti nelle statue greche che sta studiando: “Ti sfidano a desiderarli”. In questo tripudio di pelle scoperta si è costantemente perturbati dall’energia sessuale che Elio e Oliver irradiano l’uno verso l’altro, come una tensione superficiale che aspetta di essere infranta da una carezza o da un bacio. Quando cadono le barriere i due scoprono di volersi dal primo istante, si completano, sono perfetti. Fanno sembrare Romeo e Giulietta due poracci che si sono incontrati con Tinder.

 

L’amore impossibile

 

La chimica che si sprigiona dal loro incontro, resa meravigliosamente dal gracile Timothée Chalamet e dall’americanissimo Armie Hammer, è al contempo estremamente tenera, passionale, fisica e inevitabile. Non c’è niente che si metta contro il loro amore, non la famiglia, non la ragazza infatuata di Elio. Tutto il mondo si piega e scompare per lasciar posto al fiorire della loro unione, maestosa ed effimera nella luminosità della giovinezza. Tutto li asseconda tranne il tempo. Oliver torna alla sua vita in America, l’acqua in cui nuotavano diventa ghiaccio, il nostro cuore si spezza al pensiero che non ci sarà più nulla nelle loro vite che possa anche lontanamente avvicinarsi a cosa hanno vissuto in quell’angolo di campagna italiana. Quando crediamo che non sia possibile soffrire di più, arriva il padre di Elio a spiegarci come il dolore vada di pari passo con la dolcezza del ricordo, in un discorso che avremmo voluto sentirci fare almeno 100 volte nella vita, nei momenti in cui abbiamo pensato che fosse meglio non sentire più niente piuttosto che affrontare la terribile sensazione del vuoto e dell’abbandono.

 

La musica

 

Come ogni grande amore impossibile, quello di Elio e Oliver è durato un secondo e durerà un’eternità, cristallizzato nella memoria senza difetti, senza il passaggio del tempo a corroderlo. Fatevi un favore e andate a vedere Call Me By Your Name, facendo particolare attenzione alla colonna sonora, in cui compare anche Sufjan Stevens e quella meraviglia di The Mistery of Love, non a caso candidata a sua volta per l’Oscar come Miglior Canzone. Non solo: nella colonna sonora trovano spazio echi degli anni 80 italiani con pezzi di Loredana Bertè, Franco Battiato e Giorgio Moroder, musica classica e un po’ di new wave degli Pshychedelic Furs che fa il paio con la maglietta dei Talking Heads indossata da Elio nel film.

“I have loved you for the first time, is it a video? I have touched you for the first time, is it a video? For the love, for the laughter, I flew up to your arms, is it a video?”

Sufjan StevensVisions of Gideon

 

 

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