TV e Cinema
di Mattia Nesto 10 Agosto 2017

Compie 20 anni Hercules, il classico più divertente della Disney

20 anni fa usciva uno dei più innovativi cartoni animati della Disney. Questo significa inevitabilmente che siamo invecchiati anche noi.

 

Nel 1997 è stato prodotto uno dei cartoni animati più belli di tutti i tempi: stiamo parlando di Hercules. Ci eravamo già occupati delle faccende del mitico eroe a proposito dell’omonima serie tv , trasmessa, neanche a farlo apposto, proprio in quegli anni, segno evidente di come le avventure di Hercules fossero di gran moda nei Novanta. Però questo Hercules della Disney ha delle caratteristiche tutte sue che confermano come ci si trovi davanti ad un titolo di assoluto culto.

 

 

 

 

 

 

 

Già i titoli di testa sono un vero e proprio capolavoro, con le Muse della classicità (che erano appunto solite ispirare i poeti nel raccontare magnifiche storie) reinterpretate in chiave  funky e soul, come una sorta di gruppo al femminile della Motown che racconta le avventure di Hercules. Le musiche di Alan Menken e David Zippel unite alla direzione artistica di Andy Gaskill fanno diventare subito Hercules uno dei titoli più colorati, frizzanti e squisitamente pop di tutta la produzione Disney che mantiene elevatissima la qualità. Infatti, come molti esperti sottolineano, se da un lato la Pixar proprio nello stesso periodo stava sperimentato le nuove tecnologie con Toy Story (come vi abbiamo spiegato qui ), la casa-madre Disney realizza il cosiddetto trittico aureo composto da Il Re Leone, Il Gobbo di Notre-Dame e, giustappunto, Hercules: ovvero tre titoli solo all’apparenza tradizionali ma con tante innovazioni e trovate moderne.

 

 

Il soggetto di Barry Johnson si discosta infatti dall’originale classico, non ponendo come antagonista principale Era, così come accadeva del resto anche nella serie tv, ma propone Ade come inedito nemico di Hercules. Ecco questa è una delle trovate e uno dei cattivi meglio riusciti di tutta la storia Disney: Ade infatti è un personaggio moderno, anzi contemporaneo, che fuma il sigaro, si pettina i capelli fiammeggianti e gesticola e parla come un produttore newyorkese. Invece del classico super-cattivo abbiamo qui un buffo personaggio, certo animato dalle peggiore intenzioni, ma anche dotato di grande, grandissimo senso dell’umorismo. Come quando, per citare una delle scene più belle del cartone, organizzata la sommossa dei Titani e il conseguente assedio della casa degli dei, fa ai terribili mostri: “Guardate che l’Olimpo sarebbe da questa parte!”.

 

 

Se Hercules è tratteggiato come una sorta di paesanotto super-forte ma anche super-ingenuo (preso pari pari da un qualsiasi Superman pre-Smalville) sono i personaggi secondari a sorprendere per maturità e personalità. Come non citare Filottete, l’allenatore degli eroi che è presentato come un satiro sempre arrabbiato ed alla caccia di belle ninfe. Nell’originale la voce era di Danny DeVito (reduce dal discutibile ma rimasto nell’immaginario Penguin di Batman Returns) mentre nella versione italiana era doppiato da Giancarlo Magalli  che offre una buonissima e spassosissima esibizione. Ma non bisogna neppure dimenticare Megara, una giovane donna con molto sale in zucca che, per un pegno d’amore, ha sciaguratamente venduto l’anima ad Ade. Questo personaggio, fondamentale nella storia, sarà uno dei primi grandi ruoli femminili della storia Disney.

 

 

Se da bambini si veniva rapiti da quell’atmosfera festante e giocosa del cartone, rivedendolo da grandi si possono notare alcune chicche davvero molto interessanti. Ad esempio ad un certo punto Hercules, dopo aver compiuto un paio di imprese davvero eroiche, è molto popolare in Grecia, diventando quello che diremmo oggi un testimonial pubblicitario di tutto rispetto. Perciò non solo vediamo il suo faccione in bella vista sui cartelloni pubblicitari di tutte le città greche ma egli prende anche  parte a veri e propri spot: come quello dei sandali firmati che richiamano un paio di sneakers degli anni Novanta, oppure quello di MasterCard ante litteram o ancora la pubblicità della più classica, è il caso di dirlo, delle bevande energizzanti.

 

 

Ma questa festa per gli occhi non sarebbe potuta essere completa senza i mostri (sia quelli originali delle Dodici Fatiche sia anche altri ideati ad hoc), creature mitologiche mai proposte in maniera così divertente prima d’allora: centauri, ciclopi, l’Idra ovviamente e anche i Titani. Tutti questi mostri sono colorati, iper pop e molto caratterizzati. I bambini degli anni Novanta letteralmente impazzivano al momento della comparsa a Tebe dell’Idra, realizzata tra l’altro con un po’ di computer grafica. Creatura che, e i videogiocatori di tutto il mondo lo sanno bene, si poteva combattere in prima persona nel medesimo gioco per Playstation, uno dei titoli più sbriciolati, è il caso di dirlo dagli appassionati di gaming di quegli anni. Hercules anche sulla Play spaccava alla grande.

 

Per tutta questa serie di ragioni (ma ce ne potrebbero essere delle altre, come ad esempio il modo in cui sono stati disegnati i personaggi, con piedi e mani molto grandi e le linee dei viso e del corpo che richiamavano l’arte vasaria attica) Hercules è un cartone animato meraviglioso, che andrebbe visto e rivisto. I combattimenti, i dialoghi e anche le scene d’intermezzo sono formidabili: con buona pace degli autori antichi, da Strabone ad Apollonio Rodio, per molti la vera storia di Hercules è proprio questa firmata dalla Disney.

Un’ultima domanda però nasce spontanea: se Hercules compie 20 anni, quanti ne abbiamo noi oggi?

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