Libero De Rienzo in Santa Maradona - Frame da YouTube

LIBERO DE RIENZO – LA MORTE NON ESISTE

I dettagli sulla sua scomparsa stanno suscitando più clamore della sua carriera, ma Libero è stato uno dei più grandi interpreti della scuola attoriale italiana recente. Il nostro omaggio in 5 scene iconiche.

Correva all’incirca il 2006, Whatsapp non esisteva ancora, per sentire gli amici eravamo costretti ad attivare quelle famose promozioni estive che garantivano un quantitativo di messaggi almeno sufficiente per organizzare una partita di beach volley. Avevamo appena trionfato ai mondiali di Germania e le classifiche erano dominate da Hips dont’ lie di Shakira. Gli mp3 a forma di chiavetta usb e i lettori cd stavano velocemente venendo sostituiti da un prodotto della Apple, l’iPod, un capolavoro di essenziale minimalismo. Io ne possedevo un modello standard da 8 gb, ogni anno, prima di andare al mare, riordinavo l’intera libreria musicale -le nuove canzoni, gli artisti in rigoroso ordine alfabetico- eliminando con un’accurata selezione i brani che non potevano più trovare spazio una volta occupata la memoria. Quell’estate venne a trovarci un’amica da Torino. Giulia possedeva un modello tanto fico quanto ingombrante, un mattone di ram capace di contenere quintali di canzoni ma anche interi film, utili per affrontare gli interminabili viaggi sui treni regionali che dal nord Italia portavano alle località balneari.

Giulia però si era dimenticata il caricatore, così la sera prima del suo rientro, mi consegno il suo iPod per metterlo sottocarica e restituriglielo la mattina seguente quanto l’avremmo accompagnata in stazione. Mi consiglio anche di guardarmi un film che aveva scaricato (su eMule), una pellicola che nel capoluogo sabaudo era diventata culto già da qualche anno. La notte dopo una serata di bagordi, m’imbattei per la prima volta nell’opera di debutto di Marco Ponti, un tassello fondamentale per cesellare un’amicizia e per creare una mitologia, tanto cruda quanto divertente, sul fenomeno degli studenti fuorisede, sulle mancanze di prospettive di una generazione costretta a rubare libri. Qualche settimana prima, per puro caso, lessi La compagnia dei celestini di Stefano Benni -che fortunatamente non è un libretto new wave del cazzo (se avete capito la battuta potete continuare a leggere quest’articolo)- e si certo, in qualche modo Santa Maradona mi fece sentire “speciale”.

Bartolomeo non è solo il personaggio più iconico (seppur non propriamente il principale) di Santa Maradona, è anche il personaggio che, almeno nell’immaginario collettivo, si avvicina di più all’idea di Libero De Rienzo come persona. Pigrizia e genialità. Ecco perché per molti la morte dell’attore napoletano è letteralmente coincisa con la morte di Bart, pietra miliare della nostra adolescenza cinematografica. O almeno della mia, al pari di Dante e Randal di Clerks, del Walter interpretato da Valerio Mastandrea in Tutti giù per terra, di Edoardo Gabbriellini nei panni di Piero in Ovosodo. Non credo di esagerare se mi spingo ad ammettere che Libero era a tutti gli effetti il Bill Murray italiano. Ogni ruolo interpretato nella sua carriera ci ha dato tracce della sua personalità, e chi ha approfondito la filmografia di De Rienzo avrà come l’impressione di conoscerlo (almeno un po’) personalmente.

Negli ultimi giorni, nelle homepage delle maggiori testate, troneggiano titoli che alludono a una “misteriosa polvere bianca”. Titoli in cui De Rienzo è spesso descritto come “L’attore di Smetto quando voglio”, film con il quale negli ultimi anni ha conquistato il grande pubblico. Non credo ci sia aggiungere altro. Nonostante il recente successo, Libero, rimane un attore scomodo che ha interpretato ruoli scomodi, un artista di culto, in quanto tale, la sua morte è stata trattata come la morte di un qualsiasi personaggio famoso cui contorni diventano interessanti solo se conditi da un sugoso scandalo. Mettendo da parte il passato in cambio di un orrido presente. È la logica perversa della cronaca nera cavalcata al tempo del clickbaiting. I dettagli intorno alla prematura scomparsa di Libero, come nel caso di Pantani, non aggiungeranno ne toglieranno nulla al mio giudizio artistico e personale nei suoi confronti.

Forse si tratta semplicemente di paura, la necessità umana di trovare una spiegazione razionale a un evento così improvviso. Forse per questo continueremo ancora ad amare De Rienzo, perché Bartolomeo ci ha insegnato ad amare la sregolatezza pura, mentre Libero, per citare una pellicola più ricercata, ci ha ricordato che la morte non esiste. E parlare di qualcosa che non esiste non mi piace, motivo per cui non mi dilungherò ancora. Queste 5 scene selezionate da altrettante sue opere sono un piccolo omaggio all’attore napoletano, oggi che il suo nome troneggia anche sulle bocche di chi non lo conosceva. Recuperate i suoi film e Libero vivrà per sempre.

  • Smetto quando voglio – Sidney Sibilia 2014

Ultimo film in ordine cronologico, primo capitolo di una saga che prende spunto dalle grandi produzioni comiche americane e riesce a renderle credibili anche in salsa italiana. In quest’ottica, quello di Smetto quando voglio è un cast superlativo e, seppur non sia il film più ricercato nella carriera di Libero, la sua prova come al solito svetta nei panni che più gli si addicono: lo scansafatiche geniale. Una versione mariuola e verace di Will Hunting.

  • Fortapasc – Marco Risi 2009

L’interpretazione drammatica di Giancarlo Siani, giornalista napoletano ucciso dalla camorra, è sicuramente una delle prove attoriali più alte delle carriera di De Rienzo, un ulteriore conferma della sua grande versatilità recitativa.

  • Santa Maradona – Marco Ponti 2001

Santa Maradona non è solamente il film più famoso di De Rienzo, è anche l’unico con cui ha ricevuto un riconoscimento ufficiale (semmai ve ne fosse bisogno): il David di Donatello come miglior attore non protagonista, metafora di una carriera passata sotto i riflettori, ma quasi sempre in disparte. Fra tutte le scene iconiche delle pellicola questa rimarrà sempre la mia preferita. Bart, col suo solito fare scazzato, in un’analogia tra le sale da cinema e la vita, definisce perfettamente la situazione “clinica” di ogni fumatore.

  • A\R Andata + Ritorno – Marco Ponti 2004

Alla sua terza prova come regista, Marco Ponti si affida ancora una volta a Libero, questa volta come attore protagonista, affiancandogli una Vanessa Incontrada all’apice dell’hype televisivo in quella che, ancora oggi, rimane la miglior prova recitativa della showgirl spagnola. Il regista torinese mantiene lo stile e l’ambientazione di Santa Maradona, ma li rielabora in una chiave “thriller”. Il risultato è una via di mezzo tra un action movie e una commedia ambientato ancora una volta nel capoluogo sabaudo (vera Mecca cinematografica dei primi 2000)

“Posso offrirti qualcosa? Una bibita, un aperitivo? Una striscia di coca, un Ovomaltina?”

“Un Ovomaltina”

Ti sento ridere da lassù Libero.

  • Sangue-La morte non esiste – Libero De Rienzo 2005

Ricordo ancora oggi la sensazione di profondo turbamento che mi causò questo film, tant’è che, devo essere sincero, non l’ho mai più riguardato. Sangue-La morte non esiste è un lavoro coraggioso, candidato come miglior opera di debutto ai Nastri D’argento, e unica prova di De Rienzo come regista. L’attore principale è Elio Germano, ma Libero interpreta Adrian, un poco raccomandabile quanto saggio figuro sudamericano.

Dopo che vidi Santa Maradona, ovviamente, andai a recuperare tutta la filmografia di un attore che avevo appena scoperto. Ai tempi Anime DB offriva una proposta selezionatissima: le pellicole erano divise in sezione per registi, nazioni e persino attori. I pirati informatici non erano solamente dei gentiluomini, ma anche de grandi cultori cinematografici. Non sto elogiando la pirateria, dico solamente che, con le piattaforme a pagamento, molti film sono diventati introvabili. Sangue – La morte non esiste è stata caricato (pare dallo stesso De Rienzo) su Vimeo poco prima della sua morte. Un’opera di resistenza postuma. Forse è giunto il momento di guardarlo un’altra volta.

“Ho paura di morire, ho paura di morire sempre”

“Chico. La paura di morire non ha niente a che vedere con la morte, a solo a vedere con la paura. Se muori sei morto, che ti frega. La morte non è niente”.

 

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