TV e Cinema
di Simone Stefanini 26 settembre 2018

Maniac è la nuova serie tv per cui impazzirete

Maniac è di sicuro una delle candidate a miglior serie del 2018. La trovate su Netflix

ATTENZIONE, POTREBBE CONTENERE SPOILER

La seconda stagione di Maniac non ci sarà, ed è una buona notizia. È già strano che una miniserie tv nata come evento limitato a una sola stagione, poi lo sia davvero. Troppo spesso le sirene del gradimento fanno mettere in cantiere seconde stagioni posticce, scritte male e inutili, solo per allungare il brodo. Maniac di Patrick Somerville e Cary Fukunaga (regista del primo True Detective) è una serie con un arco narrativo completo, che inizia e finisce davvero, senza dover tornare sul “cosa succede ai protagonisti dopo il primo film”. Quello che succede è la vita e lasciarla aperta a tutte le possibilità, ne vale sempre la pena.

Maniac è una serie strana, interpretata da attori brillanti in stato di grazia. I protagonisti Emma Stone e Jonah Hill sono perfetti nel ruolo di disagiati, chi bugiardo cronico, chi schizofrenico, due reietti della società in un futuro passato dai connotati dubbi. La tecnologia sembra quella degli anni ’80, non ci sono cellulari o internet, i computer sono scatoloni di programmazione in basic, eppure la ricerca scientifica ha fatto enormi passi da gigante e in quel tempo indefinito è possibile partecipare a sperimentazioni farmaceutiche che ti fottono il cervello, in cambio di soldi.

 

Annie e Owen, questo il nome dei due personaggi chiave, si incontrano in una di queste sperimentazioni e passo dopo passo entrano uno nelle visioni dell’altro. La sperimentazione infatti è basata sull’assunzione di tre pasticche, A, B e C, che inducono a sogni lucidi e in qualche modo li manipolano. Sembra complicato, eh? meno di quanto lo sia in realtà, perché Maniac, sotto la scorza tutta matta di serie di fantascienza borderline, in realtà parla di feels, di sentimenti profondi e drammi mai superati.

 

Parla degli incontri che cambiano la vita e di come riuscire a farli solo uscendo dal proprio isolamento, dall’autocommiserazione e da tutti quei paletti mentali che non fanno uscire le emozioni. Spiegazione troppo new age? Forse, ma per arrivare alla vita, quella vera, i due protagonisti faranno dei viaggi mentali allucinanti, in cui saranno volta per volta tamarri degli 80s alle prese con un lemure, gangster, elfi e poiane o spie dei servizi segreti.

Insieme a Emma Stone e Jonah Hill, che vale la pena ripetere sono eccezionali, Sonoya Mizuno perfetta nei panni della scienziata-operatrice di laboratorio insieme a Justin Theroux, la linea tragicomica dello show, l’inventore del super computer che ha un rapporto tipo quello di Leonard di The Big Bang Theory con la madre, interpretata da Sally Field. La musica di Dan Romer è sempre puntuale e riesce a far diventare organiche scene totalmente bipolari. La regia di Cary Fukunaga è qualcosa che va oltre il compitino che spesso vediamo nelle serie tv: esalta ogni tipo di atmosfera (e ce ne sono tante) con naturalezza e competenza rare, gestendo l’arduo lavoro di creare storie nella storia. Fukunaga avrebbe dovuto dirigere l’adattamento cinematografico di IT di Stephen King, ma Maniac non fa rimpiangere la scelta fatta.

 

Pur non essendo completamente originale (è una sorta di remake molto personale di una serie norvegese del 2014 dallo stesso titolo), Maniac sorprende senza essere goal-oriented a tutti i costi e non appena l’avrete finita, una volta asciugate le lacrime, avrete voglia di guardarla di nuovo. Candidata di sicuro a miglior serie del 2018, la trovate su Netflix.

 

 

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