Perché Louis C.K. oggi è il più grande comico al mondo

Ha costruito un’immagine pubblica quanto più vicina a quella privata, o almeno così ci illude e tramite l’esposizione dei suoi più reconditi vizi, ci redime dai nostri

 timedotcom

 

Louis C.K. sbanca di nuovo col suo ultimo special di stand up comedy, chiamato semplicemente Louis C.K. 2017, che potete vedere su Netflix. Niente di nuovo sotto il sole, Louis ha 49 anni e sembra leggermente più vecchio della sua età, appesantito come sempre, per la prima volta su un palco in giacca e cravatta a raccontarci storia e gloria dei suoi fallimenti di vita, delle sue due figlie, della sua passione per , della necessità o meno di fare pompini e via dicendo.

 

 

Entra in scena, si prende la standing ovation del pubblico e dice “Beh, io penso che l’aborto…”, facendo cappottare gli spettatori dal primo secondo, soltanto per il saluto iperbolico. Non parla mai direttamente di politica, anche se in realtà lo fa in ogni momento dello show. Negli ultimi due anni, intercorsi dall’ultimo Live at the Comedy Store del 2015, di cose ne sono successe negli Stati Uniti. Ad esempio la più brutta campagna elettorale di sempre, tra i due peggiori contendenti di sempre, finita con l’elezione più reazionaria della storia americana, quella di Donald Trump.

 

 

Louis è un comico satirico, eppure dalla sua bocca non sentite fare ironia su Trump o sulla Clinton nell’ultimo special. Pensate ora a un tipico comico italiano (non quelli di stand up alla Giorgio Montanini, gli altri) nella loro occasione della vita, in tempi di Berlusconi, Grillo e Renzi. Non avrebbero fatto che battute su di loro, magari vecchie e stantie alla Benigni/Brignano (che tristezza oggi dover accostare questi due nomi un tempo inaccostabili) oppure un paio di imitazioni stile Crozza, un po’ come quelle durante l’ultimo Sanremo, in cui la sezione comica è stata del tutto penosa.

 

 

La differenza principale tra un bravo stand up comedian e un bravo comico italiano sta tutta in un particolare: dei bravi comici italiani, il pubblico non sa un cazzo, non raccontano mai di loro stessi. La stand up comedy all’americana esige il sacrificio del comico, che è obbligato a mettere alla berlina i suoi più intimi vizi e difetti, in modo da poter parlare al pubblico da pari, ed eventualmente parlare anche dei difetti del pubblico, solo dopo aver esposto i propri. Vi risulta che sappiamo qualcosa della vita privata di Benigni, della sua essenza di uomo, a parte che ama la moglie e ce lo deve far pesare sempre?

 

 

Louis ha preso la sua vita, con le sue vittorie e le sue miserie e l’ha fatta diventare spettacolo che non è mai mero intrattenimento. Di solito, durante uno show di Louis si riflette e si rimane disgustati dalla nostra stessa natura, fino a uscirne migliori perché abbiamo la pia illusione di aver conosciuto una persona che riesce a redimere i nostri peccati più schifosi, solo grazie all’esposizione dei propri.

Pensate a quando ha accettato dal canale FX la cifra irrisoria di 200.000 $ comprensivi del suo compenso per produrre il pilota di Louie, la sua serie tv più popolare. Ha girato con una sola telecamera e ha montato le riprese sul suo Mac da 13 pollici, tutto per avere la libertà creativa di fare ciò che voleva senza imposizioni.

 

 

Ecco ciò che rende Louis C.K. nel 2017 il più grande comico mondiale: quella aura di verità che si porta dietro, come essere umano ancor prima che come comico. Sembra che una cosa non possa prescindere dall’altra, che vita e spettacolo siano legate a doppio filo. Si presenta come un uomo normale, senza cipria in faccia, butta lì i testi come se li stesse pensando nel momento, ha una maestria totale nell’esporre e nel fare suo il pubblico, frutto di anni e anni nei localini di cabaret.

Non si presenta per chi non è, ha costruito un’immagine pubblica quanto più simile possibile al vero se stesso, e anche se così non fosse, quella è l’illusione che da ai suoi ammiratori, che non vedono l’ora di saperne di più su come si barcamena con le figlie sempre più grandi, da padre single politicamente scorretto qual è. È il più grande perché ama il suo lavoro e lo sa fare magnificamente, senza snaturarsi mai. Sembra poco?

 

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