Il nuovo Sarabanda è bellissimo e bruttissimo

Una riflessione sulla retromania e sui suoi effetti nel pubblico: ci ricordiamo le cose sempre meglio di come sono in realtà

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Nel 2017 hanno inventato la macchina del tempo, anche se non c’è stato l’annuncio ufficiale. Dev’essere per forza così, altrimenti come avrei fatto a passare una settimana in cui ho visto i Guns N’ Roses dal vivo di sabato, Twin Peaks in tv la domenica e Sarabanda su Italia Uno il martedì, evitando accuratamente Baywatch al cinema nel weekend?

Sono forse stato vittima di uno scherzo in cui tutte le persone che conosco fingono di vivere negli anni ’90, oppure c’è un’ondata di retromania tipo tsunami della nostalgia che ci sta portando tutti alla deriva. Decido che per ragioni pratiche dev’essere per forza la seconda opzione e mi lascio naufragare dolcemente nel mare dell’intrattenimento di 20 anni fa, aggiornato al 2017.

Con questo spirito mi sono apprestato a guardare il sequel di Sarabanda, che  compie 20 anni e al quale avevo già dedicato alcuni momenti d’oro qui su Dailybest.

Stesso studio del 1997, quattro campioni storici e quattro giovani sfidanti, l’orchestra che fa gli stacchetti e i giochi, tipo l’asta musicale o il 7×30. Sembra tutto uguale sulla carta, ma il programma inizia con Mooseca, il pezzo cantato da Papi sulla falsariga di quelli di Rovazzi e sale subito un filo d’imbarazzo, ma la voglia di “indovinare la canzone con una nota” è troppa per fermarsi di fronte al primo ostacolo.

 

Enrico Papi era un po’ che non lo si vedeva più in tv, ed è ritornato in formissima: dimagrito, più tonico, barba incolta quasi sexy e montatura degli occhiali di moda al posto di quella Al Bano signature che era solito portare. È in diretta, cosa mai avvenuta nel Sarabanda originale, quindi bello eccitato. Presenta i campionissimi Coccinella, La Professora, Allegria (che scopro dal flashback, aveva vinto UN MILIARDO DI LIRE nel programma, facendomi emozionare) e l’immancabile Uomo Gatto, il più famoso campione del programma, si è fatto 80 puntate ed è stato vittima di un equivoco lungo 20 anni, cioè che stesse simpatico al pubblico.

In realtà, sono in molti a non sopportarlo e nel corso della trasmissione, gli eterni rimandi e le autocitazioni di Papi sul suo personaggio/concorrente più famoso, non lo renderanno certo più amabile. A sfidarli, 4 nuovi concorrenti che sembrano molto svegli e preparati.

I giochi storici riescono a incollare il pubblico al teleschermo (per usare un’espressione alla Corrado), perché è sempre bello trovarsi sul divano a tentare di risolvere enigmi musicali o indovinare canzoni elaboratissime in pochi secondo grazie alle basi midi da suonatore di pianobar alle comunioni.

 

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La prima mezz’ora, mi sembra tutto bellissimo. Papi che dice Moooseca ogni 4 secondi, l’Uomo Gatto che rischia subito di lasciare lo studio, persino la pubblicità, che mi ricorda quanto tempo perdevamo davanti alla tv quando quella era l’unico svago multimediale in casa.

Finito il clamoroso effetto com’eravamo, sono proprio i nuovi innesti che non funzionano a dovere: i dj vestiti da dj che mettono musica negli stacchetti, la social room in cui due ragazzi non particolarmente brillanti mostrano dei meme che si erano portati da casa. Tutti innocui, niente a che fare con LA BAMBAAAAAAA urlato da Papi in estasi  nei 90s.

 

 

Momenti di pelle d’oca si sprecano, se per pelle d’oca s’intende quella che viene dal cuore del disagio. Enrico Papi che imita Donald Trump e lo fa parlare come quello doppiato da Celenza, oppure l’irruzione in studio di Fausto Leali e un Cugino di Campagna, per cantare insieme a Papi una canzone parodia sul cellulare. Nel 2017. Per non parlare dell’intro comico un po’ alla Brignano, quello in cui la parola telefonino è ancora una roba da ggiovani con due g.

 

 

Ciò che vorrei vedere è solo il gioco, non lo show che gli è stato cucito sopra. Già non è facile ogni tornata pubblicitaria decidere di rimanere a guardare Sarabanda invece di bingewatchare un qualunque contenuto in streaming, se poi il programma viene anche allungato e appesantito con balletti, imitazioni e siparietti fuori tempo massimo anche nell’86, la visione del nuovo Sarabanda a tratti è insostenibile anche per uno che di trash televisivo ne ha digerito tanto. Lo stesso motivo che segnò il declino dello show nei 2000s, fondamentalmente.

 

 

Il problema della retromania infatti è sempre lo stesso: l‘offerta si forma dalla domanda, se non ci fosse una sacca di pubblico interessata, non se ne parlerebbe neanche di riproporre uno spettacolo (o concerto, disco, film) vecchio, molti anni dopo. Il pubblico però vuole sentirsi di nuovo giovane, desidera sognare di lasciare per un attimo il mondo veloce e corrotto di oggi per tornare a quello della propria spensieratezza, del quale ricorda solo i pro e mai i contro. I fan son capaci di chiudere un occhio per quanto riguarda l’invecchiamento dei personaggi famosi, basta che tornino a fare quello che sapevano fare meglio, senza aggiungere troppe novità, altrimenti l’incantesimo si spezza.

Quello di Sarabanda si è spezzato verso metà show, quando non era più possibile “rimanere incollati al teleschermo” per seguire il gioco perché inframezzato da troppo spettacolo inutile. Una cosa sono gli highlight guardati su internet, altra è guardare quasi 3 ore di un gioco che ne dovrebbe durare una al massimo. Ecco l’altro problema della retromania: i giovani telespettatori di una volta sono diventati adulti e non hanno più tempo da perdere.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Checko's art Nato nel 1977 a Lecce. Uno degli esponenti della Street Art italiana. Il suo percorso artistico ha inizio a Milano nel 1995 come writer. Attualmente abita al 167B «STREET», uno spazio fisico dedicato all’arte che, partendo dalla periferia (la 167B di Lecce, noto quartiere popolare), si propone come centro espositivo in continua mutazione. I suoi lavori si basano prettamente su murales, realizzati negli spazi pubblici, non solo con intento di riqualificare le zone grigie, ma per comunicare con le nuove generazioni. Ha partecipato a numerose mostre d’arte e contest collettivi in Italia e all’estero. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Roberta Maddalena Artist, creativity trainer Roberta Maddalena nasce a Giussano nel 1981.Vive e lavora a Milano. Laureata in Design per la Comunicazione al Politecnico di Milano, si specializza in parallelo all’università in Incisione Calcografica, e successivamente in cultura tipografica e Type Design. Segue studi musicali, specializzandosi in vocalità extraeuropee ed ergonomia vocale, sviluppando profondo interesse per l’etnomusicologia, in particolare per l’Asia, esperienza che la porterà ad avvicinarsi a calligrafia orientale e danza contemporanea. Da questi percorsi nascono nel 2013 le sue performance a inchiostro, esperienze fondate sulla relazione segno-corpo, e disegni e dipinti in cui forme e colori evocano la realtà universalmente percepibile e conosciuta, ma ne svelano l’aspetto più mistico e intimo. Sempre nel 2013, dopo sei anni di attività come illustratrice, nascono progetti di creativity training rivolti a privati e aziende: workshop in cui i partecipanti sono guidati nello sviluppo della propria creatività fuori dal quotidiano, per sviluppare capacità di osservazione e movimento, applicabili nella vita come nella professione. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari VitoManoloRoma Attualmente vive a Milano e lavora come freelance in qualità di grafico, illustratore, animatore e fumettista. Si forma presso il Liceo Artistico statale di Busto Arsizio, poi la compagnia di teatro sperimentale Radicetimbrica e termina gli studi al Politecnico di Milano dove si avvicina al Graphic Design. Durante i primi anni di professione come progettista e illustratore in alcuni studi di grafica milanesi, continua a disegnare e partecipa a mostre collettive di illustratori, fra le quali «Spaziosenzatitolo» (Roma), «Doppiosenso» (Beirut) e «Manifesta» (Milano). Con il collettivo di satira a fumetti L’antitempo fonda l’omonima rivista con la quale vince il Premio Satira 2013 come miglior realtà editoriale italiana. Appassionato di musica africana, afroamericana e jamaicana, colleziona vinili che seleziona con i collettivi Bigshot! e Soulfinger nei locali neri e non di Milano. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Ripane Alessandro Ripane è nato a Genova nel 1989. Ha vissuto e lavorato in Svezia. A causa della mancanza di animali selvaggi nella città di Genova, Alessandro si è comprato molti libri sull’argomento. A causa della mancanza di supereroi nella città di Genova, Alessandro si è comprato un sacco di fumetti a tema. È diventato quindi un esperto in entrambe le categorie, anche se ora disegna un po’ di tutto, tranne gli alieni, perché non è sicuro di come siano vestiti. Ora è impegnato a combattere la caduta dei capelli, a comporre una sofisticata musica del futuro, a imparare come disegnare gli alieni e a guardare tutti i film sui mostri e gli zombi che non ha ancora visto. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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