TV e Cinema
di Simone Stefanini 7 Settembre 2016

Super Vicky, compie 31 anni il telefilm più inquietante di sempre

Una bambina robot usata come schiava dalla sadica famiglia Lawson

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Era il 7 settembre del 1985 quando sui televisori americani arrivò la più allucinante sitcom di tutti i tempi: Super Vicky (Small Wonder in originale). Vicky è una bambina robot che vive coi Lawson, una normale famiglia statunitense, composta da padre, madre e figlio. Detta così sembra quasi un telefilm che fa simpatia, in realtà è più inquietante di Shining.

La bambina robot, Vicky, ha lo sguardo vacuo e fisso, parla a scatti e te la ritrovi sempre alle spalle, come i peggiori mostri negli incubi dei bambini. Ha una presa elettrica sotto il braccio, è dotata di forza e velocità fuori dal comune e ha un pannello di controllo sulla schiena. Dorme dentro un armadio oppure in un angolo della stanza, in piedi, tipo la strega di Blair e può essere spenta con un colpo in testa. Dio bòno che paura.

 

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La bambina robot è stata costruita dal capofamiglia, uno psicopatico con la faccia da bonaccione, e il suo vero nome è V.I.C.I.: Voice Input Child Identicant. Nei suoi deliri d’onnipotenza, il dottor Frankenstein americano avrebbe voluto creare un robot in grado di assistere i bambini handicappati, poi, cosa vuoi, una storia tira l’altra e alla fine Vicky s’è trovata costretta a indossare gli abitini della serva e a pulire casa come uno specchio, alla faccia  del metodo Montessori e dei diritti del bambino. Il bastardo le fa pure controllare la temperatura dell’acqua per la pasta con le dita.

 

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Dal robot Vicky, un minimo di mostruosità te l’aspetti. La peggio è quando ti coglie di sorpresa, crepando le solide basi sulle quali si presume sia costruito il tuo intelletto. Vedi le acconciature horror della madre Joan Lawson e le occhiate che lancia, da persona che sta perdendo il lume della ragione.

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I fan del grunge, staranno leggendo per sapere finalmente se il rumor che circola ormai da 25 anni su Billy Corgan degli Smashing Pumpkins e sulla sua presunta carriera di mini attore in Super Vicky sia verità oppure una bufala. In realtà, per risolvere il mistero bastava leggere il nome dell’attore. Non è Corgan. Parliamo d’altro.

 

Il mostro più tremendo dell’intero telefilm non era però Vicky: la mini arpia spuntava dalla finestra, pronta per farsi la giornaliera dose di cazzi degli altri. La tremenda vicina Harriet Brindle, innamorata di Billy Corgan (cioè, non è lui ma ci siamo intesi) e pronta per rivelare al mondo che i Lawson hanno costruito un robot. Lei è il nemico.

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Se come me siete rimasti traumatizzati dalla fissità di sguardo della piccola Vicky, potreste impallidire di nuovo, vedendo l’attrice che la interpretava, tale Tiffany Brissette ai giorni nostri. Vi giuro che se la vedo per strada caccio un gigaurlo, di quelli che deve aver lanciato anche H.P. Lovecraft la prima volta che ha immaginato Chtulhu.

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Ridete, ridete pure. Poi un giorno magari siete in casa e vedete che il gatto si è di nuovo fissato a guardare il muro. Allora sentite un refolo d’aria gelata attraversarvi la schiena e provate a fotografare il nulla, così, per scrupolo. Poi l’orrore.

Buon compleanno, Super Vicky.

small-wonder via - © Elisa Gianola Fornari

 

P.S. Anche Seth McFarlane, il creatore dei Griffin si è stupito del legame particolare tra Vicky e il suo creatore. Perché un adulto vuol costruire un robot dalle sembianze di bambina se non per una latenza di pedofilia che mina ogni tipo di morale e che, a regola, dovrebbe condurlo nelle patrie galere?

 

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