La telenovela infinita tra i fratelli Muccino è il loro peggior film di sempre

Una cosa è certa: sono fatti privati spettacolarizzati e resi pubblici senza nessun motivo

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Sembrano passate ere geologiche dal 1999, anno del debutto come attore di Silvio Muccino nel film Come te nessuno mai del fratello Gabriele. Massimo Giletti ha fatto il botto con l’intervista al fratello minore dei Muccinos, Silvio, che in diretta dall’Arena su Rai1 ha parlato a briglia sciolta dei motivi per i quali ha smesso di frequentare il fratello, il boriosissimo Gabriele. Tutto sotto lo sguardo empatico del buon Giletti, che riesce a sostenere ogni faida familiare forte del fatto che alla fine dei conti non gliene frega un cazzo.

 

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Silvio ha parlato di una famiglia disfunzionale: “Sua moglie Elena spesso mi raccontava che lui veniva alle mani ed era violento e aggressivo. Un’estate eravamo nella casa di campagna di Gabriele, lui era innervosito e andò in camera da Elena – ha raccontato Silvio Muccino – Quando mi avvicinai alla porta la vidi uscire con una mano sull’orecchio e le lacrime agli occhi. Non sentiva più niente: uno schiaffo le aveva perforato un timpano e ha dovuto subire una timpano-plastica per riacquisirlo in parte. Sono stato indotto a mentire e ho negato questo schiaffo davanti ai pm. La mia famiglia ha fatto figurare che fosse un incidente avvenuto in piscina. E alla fine io ho reso falsa testimonianza. Era una mia responsabilità e scelsi la mia famiglia anziché la verità, non me lo sono mai perdonato.” Da quel momento le strade tra i due si sono divise, 8 anni fa. Dal canto suo, il fratello Gabriele ha accusato la collaboratrice di Silvio, Carla Evangelista, di essere una manipolatrice e di gestire il fratello come un pupazzo.

 

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Gli italiani, di fronte a una telenovela mediatica dalle tinte fosche, hanno reagito nel solo modo possibile: si sono schierati dalla parte giusta, come vi mostriamo in questa reaction gif:

 

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Anche negli Stati Uniti, landa nella quale Gabriele Muccino è considerato un bravo regista a causa di Will Smith e dei due film che ha fatto con lui (La ricerca della felicità e Sette Anime), le reazioni sono state d’incredibile stupore.

 

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Cari Muccini, fatemi dire una cosa: la retorica con cui avete gonfiato i vostri blockbuster, lasciatela nelle sale cinematografiche. Ci sarà un modo migliore per parlare di problematiche familiari private e di presunte violenze domestiche, senza spettacolarizzarle e senza rendere partecipe il pubblico. C’avete dannato l’anima per anni, presentando la famiglia italiana come radical chic e disgregata, sul punto di spaccarsi da un momento all’altro. Una formula matematica da compilare con il marito traditore (meglio se Fabrizio Bentivoglio), la moglie nevrotica (meglio se Margherita Buy), il figlio stronzo (meglio se Stefano Accorsi), quello che non sa che fare quando arriverà a 30 anni (meglio se Silvio Muccino) e tutto il vostro schifoso corollario di personaggi doppiogiochisti, loschi e viscidi. Oggi che siete diventati voi, la sceneggiatura di un vostro film, cosa dovremmo dire?

 

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Il procedural drama che Silvio ha tirato fuori da Giletti di certo non lo riabilita. Se suo fratello ha commesso dei reati, punibili col civile e col penale, ne risponderà nelle sedi opportune. Se lui ha giurato il falso davanti al giudice, ne risponderà nelle sedi opportune. I processi mediatici sono già degradanti di suo, senza bisogno di aggiungerci l’aggravante della fama, della parentela e dell’ospitata in tv. Traspare arroganza, a entrambi i lati. Non solo da quello di Gabriele, accusato di essere un violento, ma anche da quello di Silvio, che si prende il diritto di inquinare un’altra volte le nostre vite con i cazzi suoi, divulgati direttamente dalla tv di stato.

Il cinema italiano sta fortunatamente cambiando, Muccinos, fatevi un favore, cambiate anche voi.

 

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