TV e Cinema
di Mattia Nesto 17 Gennaio 2023

The Last of Us: quando ti perdi nell’oscurità, cerca la luce

Il primo episodio della serie di The Last of Us è praticamente perfetto. Pure troppo.

Ottima prova di Pedro Pascal nella prima puntata di The Last of Us  Ottima prova di Pedro Pascal nella prima puntata di The Last of Us

I timori sulla serie di The Last of Us, almeno per il primo episodio, sono stati tutti quanti, o quasi, scongiurati. Il lavoro combinato di Craig Mazin, già regista di Chernobyl e di Neil Druckmann autore del videogioco da cui è stata tratta la serie ha soddisfatto il palato anche dello spettatore più scettico. Il colpo d’occhio, nel primo episodio, era praticamente perfetto. Non si è trattato, solamente, di una pedissequa, quanto fedele, trasposizione 1:1 del “materiale sorgente” quanto un lavoro raffinato di, da un lato, aggiunta di contesto (come l’eccezionale intro, in cui si spiega come e perché una “invasione fungina” potrebbe significare la vita sul pianeta Terra, per come la conosciamo noi, della specie umana) quanto, ovviamente, di rimozione delle parti del gameplay. E alla fine funziona tutto.

L’ora e mezza della prima puntata scorre che è una bellezza e l’appassionato della prima ora non può che rimanere piacevolmente stupito per come tutto il cast (con in testa l’eccezionale interpretazione di Bella Ramsey/Ellie) abbia donato carne ai personaggi virtuali del videogioco. Tra le cose più interessanti, proprio dal punto di vista della reinterpretazione dell’opera originale, va sicuramente ricordato il cambio della tipologia di contagio. Non saranno più solo le spore ad essere il mezzo attraverso cui, se inalate, ci si contagia ma, in maniera più horror, saranno gli stessi infetti, attraverso una specie di filamenti, a trasmettere il morbo fungino alle malcapitate vittime.

Piccole aggiunte di grande classe in The Last of Us  Piccole aggiunte di grande classe in The Last of Us

Semplicemente perfetta la parte iniziale della puntata, con il senso di inquietudine montante e crescente per i disordini in città dovuti a una misteriosa malattia che fa impazzire le persone e l’apice narrativo che si raggiunge non era di certo un traguardo facile. Eppure il primo episodio ce l’ha fatta e pure alla grande. Vorrei menzionare tutto il comparto fotografico della serie, nelle persone di Ksenia Sereda, Eben Bolter, Christine A. Maier e Nadim Carlsen. Il loro lavoro è stato veramente eccellente e l’atmosfera che hanno saputo donare ha raggiunto i vertici di eccellenza toccati in Chernobyl.

Dopo il picco toccato nella prima parte dell’episodio, la seconda parte, debbo ammettere, è stata meno forte ma, del resto, ciò accade anche nel gioco ma nulla di troppo grave. La speranza è che il grado di profondità del contesto e nel fornire informazioni suppletive sul world-building possa aumentare e che, soprattutto, Joel, come già evidenziato, non sia mai tratteggiato come una sorta di “novello santo moderno” ma come una persona in carne e ossa, con qualità e, in particolare, difetti e bassezze. Se non veri e propri orrori. Ah, ovviamente, non vedo l’ora che arrivi l’orrore, come ci hanno fatto “annusare” nell’ultima, eccezionale, scena della prima puntata. Per citare un certo motto “quando ti perdi nell’oscurità, cerca la luce” e di luce, in questa prima puntata, se ne è vista parecchia.

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