I 10 cartoni animati più tristi e deprimenti della nostra infanzia

Anna dai capelli rossi o Lovely Sara? Annette o Heidi? E l’Uomo Tigre dove lo mettiamo?

TV
di Simone Stefanini facebook 19 maggio 2016 17:15
I 10 cartoni animati più tristi e deprimenti della nostra infanzia

cartoni animati tristi  Heidi e Clara

 

Perché i nati negli anni ’80 hanno dovuto sorbirsi tanto dolore? Spesso gli sventurati venivano lasciati davanti alla tv a guardare cartoni animati giapponesi dalla sigla avvincente che faceva da contrappunto alla trama disgraziata. Storie di miseria, di malattia, di morte, di disabilità, di orrore, di bullismo e di tutte quelle cose che nessuno dovrebbe mai subire.

Di solito erano adattamenti di romanzi ottocenteschi che facevano stare male bestie e cristiani, talmente tristi che noi bambini avevamo bisogno degli antidepressivi prima dei 5 anni di età. È il momento di ricordarle tutte, quelle storie infami dei classificarle per regalare la Palma d’Oro della sfiga.

Preparate i fazzoletti e sappiate che, dopo aver letto tutte queste trame, stanotte verrete divorati dagli incubi.

 

10) Heidi (1974)

Forse non tutti sanno che questo famosissimo cartone animato giapponese è stato realizzato dal maestro Isao Takahata, oggi collega di Hayao Miyazaki  allo Studio Ghibli. Heidi non è tristissimo in verità, ma nemmeno una passeggiata di salute. Si parte male con la protagonista rimasta orfana in tenera età, che vive con un vecchio misantropo in Svizzera. Quando poi la zia la obbliga ad andare a Francoforte per diventare la dama di compagnia di Clara, una bambina sulla sedia a rotelle, si capisce che gli autori sono stati un po’ stronzi. Ciliegina sulla torta, la cattivissima governante, la signorina Rottenmeier, ancora oggi sinonimo di spietatezza e austerità.

 

9) La banda dei ranocchi

I cartoni animati che hanno per soggetto animali disgustosi, non è che siano proprio il massimo della vita di suo, tuttavia durante l’infanzia ne siamo stati sommersi. Prendete questo: Demetan è un giovane ranocchio povero ed emarginato (da chi? come? è un fottuto ranocchio, cos’è,  hanno una massoneria anche gli anfibi?) che s’innamora di Ranatan, la figlia del sindaco (di cosa perdio? di Ranopoli?). Insomma: ogni episodio, Demetan viene pestato di continuo come un tamburo e quando non ci pensano gli altri ranocchi bulli, ci pensano i temibilissimi rapaci. Che vita di merda.

 

8) Mimì e la nazionale di pallavolo

Chiunque abbia perlomeno 30 anni, si ricorda con orrore gli allenamenti di pallavolo di Mimì Ayuhara, costretta dall’orribile allenatore barbuto e occhialuto a rispondere di bagher con le catene arrugginite ai polsi. Per non parlare delle malattie medievali che la giocatrice è solita contrarre, tipo il tetano e la tubercolosi. Tutto per vincere con la sua squadra, il Fujimi e far parte della nazionale del Giappone insieme alla sua amica Midori. Ah, dimenticavo: il suo fidanzato muore in un incidente d’auto a inizio serie, giusto per premere subito il pedale dell’autocommiserazione. Una serie che ha scioccato un paio di generazioni di bambine costrette dai genitori a frequentare corsi di pallavolo.

 

7) Le avventure di Remì

Tutti si ricordano la sigla scanzonata, in pochi invece ricordano la trama fatta solo di tragedie, tratta dal romanzo Senza Famiglia di Hector Malot. Remo nasce ricco, ma subito viene rapito perché non avesse diritto ai soldi di famiglia. Viene allevato da un muratore che rimane poco dopo invalido e che, nel fare causa al padrone del cantiere, la perde pure. Allora Remì viene venduto a un circo ambulante con un sacco di animali. Da lì in poi, malattie, assideramenti, carcere, lutti, estorsioni e lieto fine. Ma nessuno ha mai visto l’ultima puntata, tutti invece si ricordano lo tsunami di sfiga che questo ragazzino deve sopportare. Una roba che a pensarci ora, come senti il nome ti tocchi i gioielli di famiglia.

 

6) Belle e Sebastien

Siamo sui monti Pirenei e Sebastièn è un bambino di sette anni che vive col nonno adottivo. Avete capito bene: non solo non ha i genitori, non ha nemmeno quelli adottivi. Spesso, logicamente, viene bullizzato in modo infame dagli altri ragazzini, finché non salva una enorme cana, Belle, da morte certa. Anche la cana era accusata delle peggio malefatte dai cittadini, piuttosto stronzi in verità. I due partono all’avventura, trovando sul loro cammino tutti i delinquenti che Dio ha messo sulla Terra. La cana, durante tutta la serie, viene ricercata per essere uccisa o rivenduta o seviziata. La Spagna non è mai stata così ostica, ben diversa da quella che oggi potete vedere in Erasmus.

 

5) Anna dai capelli rossi

Altra sigla famosissima, sull’aria di Rivers of Babylon di Boney M., che già nel testo ci fa soffrire tantissimo quando dice “non ha una mamma né un papà”. La vicenda è tratta dal romanzo di Lucy Maud Montgomery. I genitori di Anna muoiono subito di una malattia infettiva e lei viene affidata a una vicina povera col marito alcolizzato. Come direbbe Mike Bongiorno, Allegria! Poi va a vivere con un signora (presto vedova) e i suoi 8 figli in una baracca. Alla fine ce la fa a essere adottata da un vecchio in una fattoria, che però aveva chiesto un maschio per i lavori di fatica. Indovinate chi li farà, quei lavori? Da lì in poi, una tragedia dietro l’altra, da rimanere disidratati dal pianto.

 

4) L’Uomo Tigre

Dopo tante storie per bambine, una edificante per ragazzini. Quella di Naoto, chiaramente orfano che diventa l’Uomo Tigre, un lottatore di wrestling anonimo che si batte per portare a casa i soldi da destinare ai bambini orfani. Se questa storyline non bastasse a farvi piangere, pensate a tutti gli incontri che ha dovuto subire contro i wrestler di Tana delle Tigri, una sorta di palestra/girone dell’Inferno da cui escono i più spietati e infami killer del Giappone. Mai visto scorrere tanto sangue in un cartone animato e se anche questo non bastasse, c’è una colonna sonora talmente tetra che in confronto Profondo Rosso dei Goblin è la Macarena. Unica gioia: Naoto, quando vince, ci gasa a manetta.

 

3) Sui monti con Annette

Riguardo questo cartone animato, ho una storia personale molto deprimente da raccontare: mia madre me lo somministrava obbligatoriamente all’ora di pranzo e io ne soffrivo. Di nuovo la Svizzera, ma ben più malevola della storia di Heidi. Annette ha 7 anni e sua madre muore dando alla luce il suo fratellino Dany. L’amico Lucien, dopo un diverbio, accidentalmente scaraventa il piccolo Dany da un dirupo e si compie la letale tragedia: il piccolo è diventato storpio. La vita dell’amico Lucien diventa una tempesta di dolore e pensa anche al suicidio, mentre Annette si trasforma in Lady Vendetta. Saboterà la vita dell’amico Lucien in ogni modo possibile e immaginabile, fino al lieto fine, in cui quest’ultimo quasi muore per trovare una cura che faccia camminare Dany.

 

2) L’ape Magà

Il dark side dell’ape Maia. Una serie inimmaginabile di insetti  mostruosi mettono ogni puntata a repentaglio la vita della povera ape Magà, facendoci passare dal disgusto per gli animali orribili di cui abbiamo già parlato sopra al vero e proprio terrore da curare con gli psicofarmaci. I suoi amici vengono mangiati dai predatori, in sequenze orribili di torture e sevizie. Si dice che l’aria cupa e cruenta servisse per insegnare ai più piccoli che anche le difficoltà si possono superare, ma difficilmente i bambini hanno a che fare con la decapitazione dei propri amici a causa di mantidi giganti o di ragni bavosi. Basta, se ci penso non ci dormo la notte.

 

1) Lovely Sara

« Perché, Lavinia, sei tanto cattiva con lei? »« Se vuoi saperlo, Margherita, perché nonostante quello che ha passato e passa ogni giorno, è serena ed io al suo posto sarei disperata, capisci? È ancora lei la più forte, è ancora lei! »

Basterebbe questo dialogo per far vincere il premio per il cartone animato più triste di ogni tempo a Lovely Sara. La trama in breve: Sara studia nel collegio di Miss Minci, grazie ai soldi del papà, logicamente vedovo. Tutti sono gentili con lei per via del capitale paterno, ma quando egli muore lasciando Sara nella merda per aver investito i $ in una miniera improduttiva, Sara perde tutti i privilegi e iniziano le pene: lavorerà come sguattera nel collegio e nonostante la sua determinazione, dovrà subire ogni tipo di angheria, di umiliazione e di bullismo. Ripeto: ogni tipo. Una trama talmente pesante che i film di Lars Von Trier sono Vanzina. Ha molto punti in comune con un altro classico della miseria e del magone: Peline Story, tanto che potremmo fargli raggiungere l’ambito primato della sfiga a parimerito.

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