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di Gabriele Ferraresi 30 Giugno 2016

Perché nessuno sta parlando della condanna per pedofilia di Don Inzoli

Un membro del clero molto influente e una condanna pesante. Ne abbiamo parlato con Franco Bordo, il deputato che ha seguito la vicenda passo dopo passo

pedofilia don inzoli IlFattoQuotidiano - Don Inzoli al Convegno sulla Famiglia il 17 gennaio 2015

 

Don Mauro Inzoli è stato condannato a 4 anni a nove mesi per pedofilia: insieme ai suoi legali ha scelto il rito abbreviato, con cui ha potuto scontare di 1/3 la pena, mentre la Procura aveva chiesto per Inzoli una condanna a 6 anni.

Ma perché di questo caso in particolare di abusi sessuali su minori se ne sta parlando più sui social network che sulle grandi corazzate dell’informazione online?

Per prima cosa chi era Don Inzoli al tempo degli abusi? Scrive Repubblica che “Don Inzoli allora era rettore al liceo linguistico Shakespeare e parroco della chiesa della Santissima Trinità di Crema a cui faceva capo il gruppo Gioventù studentesca. ‘Don Mercedes’ avrebbe abusato della sua autorità, sia nel suo ufficio dove teneva gli esercizi spirituali con i ragazzini, sia negli alberghi dei luoghi di villeggiatura dove Cl portava i giovani durante le vacanze estive (…) ci sarebbero stato verso i ragazzini baci, carezze, abbracci, pesanti palpeggiamenti“.

Eravamo però sul – relativo – silenzio sulla condanna di Inzoli: torniamoci. Un motivo alla base c’è: la vicenda di Inzoli non è quella di un prete qualunque che commette abusi su minori – come purtroppo ce ne sono a migliaia – perché Inzoli, come leggiamo nella cronaca di Milano di Repubblica è stato “per trent’anni capo carismatico di Comunione e Liberazione di Cremona e tra i fondatori del Banco alimentare” e in Lombardia, e non solo Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere – cui il Banco Alimentare è diretta emanazione – sono lobby potenti, ramificate, capaci di influenzare molteplici sfere, e non solo quelle loro più attigue per motivi di culto.

Non si parla solo di amministrazione pubblica, di ospedali, di appalti: anche quella della comunicazione è una sfera ed è tranquillamente influenzabile. Forse una visione meccanicistica della faccenda, come scriveva Wu Ming qualche tempo fa? Meccanicistica nel senso di “lui è potente, meglio non toccarlo troppo forte”, un nesso causa-effetto così banale?

È possibile: ma di spiegazioni per il trattamento di favore ricevuto da Don Inzoli dalla stampa, non se ne vedono onestamente molte altre. Chiunque altro con le sue accuse sarebbe stato un mostro sbattuto in prima pagina, prima di qualunque grado di giudizio. Lui no. Ora: sbattere il mostro in prima pagina è certamente una pratica orrenda, ma l’opposto, per un caso come quello di Inzoli, è quantomeno curioso. Si fa notare, diciamo.

Un po’ come si era fatto notare Don Inzoli, riemerso tra il pubblico del contestatissimo Convegno sulla Famiglia del gennaio 2015.

 

 

Un convegno organizzato dai potentati ciellini lombardi con una spruzzata di Mario Adinolfi nello scorso gennaio: un’occasione in cui anche CL – tramite il direttore di Tempi Luigi Amicone – prese chiaramente le distanze da Inzoli, in un’intervista al Corriere della Sera di qualche giorno successiva all’happening patrocinato da Roberto Maroni e dalla Regione Lombardia “Sì. E mi spiace non aver avuto la prontezza di prenderlo sottobraccio con tranquillità e offrirgli un caffè fuori di lì. Purtroppo ero al tavolo dei relatori e circondato dalle televisioni. Avrei offerto carne agli squali“. Tradotto dal ciellino, è una presa di posizione bella dura e netta, anche se a chi “parla normale” può non sembrarlo.

Noi abbiamo contattato Franco Bordo, il deputato di Sel di Crema, che ha seguito molto da vicino la vicenda Inzoli

La vicenda di Inzoli in qualche modo risale al 2012, ma lui, Inzoli, lo conosco da una vita – racconta Bordo a Dailybest – l’ho sempre conosciuto. Nel 2012 sparì da Crema: ed è stato strano, perché era una delle personalità ecclesiastiche più in vista della città, annunciando il ritiro. Una situazione di mistero, non si è mai riusciti a capire dove fosse…” poi “A dicembre 2012 arriva il comunicato secco della Diocesi che, in poche righe, annuncia che don Inzoli è stato ridotto allo stato laicale. Di fatto, l’espulsione dalla chiesa secondo le norme del diritto ecclesiastico” come scrive anche il manifesto. Se volete leggere il comunicato relativo all’espulsione, c’è sul sito della diocesi di Crema, risale al giugno del 2014.

Ma perché ancora oggi sembra che si parli troppo poco di questa vicenda? Secondo l’Onorevole Bordo “Il silenzio degli organi d’informazione? È una pressione che ho sentito e sento. Inzoli è una persona potente, con relazioni importantissime a livello lombardo e nazionale” ed è possibile che qualcuno si sia sentito e si senta intimorito.

Del resto, a vedere l’inchiesta, continua Bordo “Il Vaticano non ha collaborato in alcun modo alle indagini, e secondo la Procura di Cremona i casi potrebbero essere molti di più, e lo scandalo molto più vasto. La Procura ha indagato Inzoli per un totale di 20 episodi, di cui 12 andati in prescrizione, i restanti 8 commessi su 5 vittime hanno portato alla condanna, e lui ha ammesso le sue responsabilità“.

Sui silenzi di questa storia, i Wu Ming scrivevano tempo fa: “quando i media han dedicato servizi alla condanna papale dei preti pedofili, non si è fatto alcun riferimento (nessuno, zero!) a un caso enorme come quello di don Inzoli. Eppure è il più recente e il più altolocato. Per chiunque altro – e ne siamo sicuri perché ci siamo occupati a lungo di questi temi – i media avrebbero tirato fuori pece e piume. C’è chi, con simili accuse (senza bisogno di sentenze) è stato crocifisso, massacrato, sbattuto su tutte le prime pagine come «mostro», per poi essere assolto, ma intanto aveva avuto la vita distrutta. Per Inzoli, invece, guanti bianchi e rumori ovattati. Questo è un caso di disuguaglianza di fronte alla gogna. Due pesi e due misure, corrispondenti a CL e non-CL?“. Era il 21 luglio 2014, non sembra essere cambiato molto.

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