Anatomia del nuovo logo di TIM

Un’analisi della grande operazione di rebranding dell’azienda

timlogo

Oggi 13 gennaio TIM, nuova sigla con cui si indica Telecom Italia nel suo complesso, ha presentato a Roma il nuovo logo. Assieme all’amministratore delegato Marco Patuano anche Tim Berners-Lee, ovvero il papà di internet. Con loro sul palco poi sono saliti anche Fabio Fazio e Pif, recente testimonial dell’azienda.

Presentare un nuovo logo ha un valore programmatico fondamentale. È la maniera più semplice per dire a tutti: “Hei, siamo cambiati“. Questa è la ragione per cui in un periodo di incertezza e cambiamenti come questo stiamo assistendo e assisteremo (state pronti, tra qualche mese un altro colosso italiano presenterà il suo rebranding, oggi ancora top secret) a grandi operazioni in cui il cambio di immagine serve a raccontare un cambio di rotta.

 

Il logo della Sip (Società Idroelettrica Piemonte) come si presenta nella relazione di bilancio del Gruppo nel 1927  Il logo della Sip (Società Idroelettrica Piemonte) come si presenta nella relazione di bilancio del Gruppo nel 1927

 

In effetti una cosa del genere era già capitata almeno un paio di volte: nel 1994, quando l’incorporazione da parte di Sip di Telespazio, Iritel, Sirim e Italcable aveva portato alla nascita di Telecom Italia, e nel 1995 con la creazione di TIM come costola dedicata alla telefonia mobile. E così dopo il lancio del portale unico per i clienti della telefonia fissa e mobile tim.it, è arrivato il momento del cambio e dell’unificazione del marchio.

Una icona rossa che rappresenta una T e la scritta TIM in bianco su fondo blu. Questo il nuovo simbolo unico della compagnia presentato oggi a Roma. L’operazione da un punto di vista di branding fila: segna il definitivo abbandono dei rimpianti delle glorie degli anni novanta, per guardare anche da un punto di vista grafico al futuro con un appeal asciutto e internazionale, senza rinunciare ai colori bandiera del brand. Il design del logo, che dovrebbe sancire la rivoluzione copernicana dell’azienda, in realtà rappresenta un passo in avanti ma non un balzo rivoluzionario.

ibm  Questo logo di TIM ci ricorda qualcosa…

 

Partiamo dal simbolo: le onde rosse che caratterizzavano inizialmente il logo SIP, passate da quattro a tre nel cambio di nome in Telecom, perdono la connotazione dinamica e diventano linee orizzontali parallele. Con un gioco gestaltico di forme positive e negative si può leggere (a fatica) una lettera T al suo interno. Più che una citazione del famosissimo logo IBM disegnato nel 1972 da Paul Rand, sviluppato con elementi orizzontai in successione, sembra evocare qualcosa di orientale. Non a caso c’è già chi ironizza su twitter evidenziando la somiglianza del simbolo rosso con un pittogramma cinese.

Venendo al lettering, poi, vengono abbandonati l’italic delle lettere e i bordi netti a favore di un lettering meno dinamico e più solido, dagli spigoli leggermente arrotondati sicuramente più friendly e vicini ad un’estetica mobile. Si è persa del tutto, invece, la forma ovoidale in cui era contenuto il logo, che nella nuova versione galleggia direttamente su uno sfondo blu. Per questo sarà interessante capire come come sarà sviluppato il sistema di identità visiva quando il logo dovrà comparire su fondi diversi. Quindi operazione riuscita o no? Troppo presto per dirlo. Ma sicuramente operazione necessaria.

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Thomas Raimondi Nato a Legnano (MI) il 17 Maggio 1981. Laureato al Politecnico di Milano in Design della Comunicazione. Graphic e visual designer freelance attivo nella scena underground con numerose pubblicazioni (Luciver Edition, Faesthetic, Belio, Le Dernier Cri, Laurence King.) e mostre in Italia e all’estero. Le ultime personali «Burn Your House Down» nel 2013 presso la galleria Kalpany Artspace di Milano (Circuito Rojo) e la residenza d’artista per Alterazioni Festival 2014, Arcidosso (GR) con l’istallazione site-specific «Inside/Outside». Lavora e ha lavorato per diverse realtà nazionali ed internazionali come VICE, Rolling Stone Magazine, Rockit, Mondadori, Men’s Health, Salomon, Motorpsycho, T-Post e molte altre. Nel 2008 ha ricoperto il ruolo di docente d’illustrazione presso l’accademia NABA di Milano continuando, a oggi, a collaborare con regolarità. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Alessandro Baronciani Alessandro Baronciani vive a Pesaro e lavora a Milano come Art Director, grafico e illustratore. Ha lavorato per diverse agenzie pubblicitarie come direttore di campagne a cartoni animati. Le sue illustrazioni sono state stampate per molti brand come Martini, Coca Cola, Bacardi, Nestlè, Audi, Poste Italiane e Vodafone. Lavora per libri per bambini pubblicati da Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli, quest’ultima ha anche pubblicato il suo primo libro, Mi ricci!, completamente pensato, scritto e illustrato da lui. Alessandro disegna fumetti. Ha pubblicato 3 libri di fumetti intitolati Una storia a fumetti, Quando tutto diventò blu e Le ragazze dello studio Munari. Per molti anni ha disegnato e pubblicato i suoi fumetti da solo, come un esperimento fai-da-te mai provato prima in Italia: i suoi fumetti venivano spediti in abbonamento e gli abbonati diventano parte delle storie che disegnava. Suona inoltre la chitarra e canta nella punk band di culto Altro. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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