Art
di Carlotta Petracci 14 Marzo 2016

Daido Moriyama, il fotografo che racconta il lato oscuro del Giappone

A Modena al Foro Boario “Daido in Color”, 130 scatti del maestro nipponico della street photography

Daido Moriyama Untitled, 1970s. Courtesy Fondazione Fotografia Modena  Daido Moriyama, Untitled, 1970s. Courtesy Fondazione Fotografia Modena

 

Dal bianco e nero al colore. A sei anni di distanza dalla sua più grande retrospettiva italiana, il maestro giapponese della street-photography torna in mostra a Modena al Foro Boario. “Daido in Color” inaugura con 130 fotografie, un periodo pressoché sconosciuto dell’esperienza artistica del fotografo di “Memories of a Dog”. 

Immagini graffiate, sfocate, sgranate, dal taglio inconsueto. È attraverso questo bisogno di distruggere la fotografia, espresso in Farewell Photography (1972), che mi sono imbattuta per la prima volta nel lavoro di Daido Moriyama. Nato a Osaka nel 1938, assistente prima di Takeji Iwamiya e poi di Shomei Tomatsu e Eikoh Hosoe, Moriyama è un’autore che non si dimentica. Vagabondo, oscuro, a tratti indecente, rapido e istintivo, rappresenta il Giappone che non conosciamo.

L’esotico che immaginiamo pop e ludico e che invece ci viene restituito con un bianco e nero aspro e ruvido. Emblematica al riguardo è la foto che lo ha iconizzato: Memories of a Dog, dove un cane scuro, dallo sguardo greve ed enigmatico, fissa dritto in camera.“Clarity isn’t what photography is about”. La fotografia non deve puntare alla compostezza né alla bella forma, ma deve raccontare la realtà in maniera cruda e autentica.

In aperta controtendenza con i fotografi americani e europei degli anni sessanta Daido fotografa Tokyo, con uno stile totalmente anti-fotografico. Si perde per cinquant’anni nel rumore e nella folla del quartiere di Shinjuku, tra nightclub, prostitute e gangsters della yakuza, catturando l’ambiguità morale e l’aspetto grottesco della vita di strada, come un Toulouse-Lautrec del Sol Levante.

 

 

Ispirato dalla fotografia del documentarista americano William Klein e dal capolavoro di Jack Kerouac On The Road, Moriyama descrive la sua fotografia come una scarica di colpi di un aereo da guerra Spitfire, un’esperienza del mondo in movimento, erotica e immediata, senza nessun “momento decisivo” alla Bresson e nessuna schiavitù nei confronti della camera. Scatti sequenziali, continui, senza quasi mettere a fuoco, con macchine compatte.

In Japan: A Photo Theater (1967), raccolta che lo consacra come miglior artista esordiente dalla Japan Photo Critics Association, mette insieme in maniera volutamente disordinata ritratti di attori di teatro con scene di vita quotidiana e istantanee dell’occupazione americana. Ad essere rappresentato è il Giappone post-bellico, sull’onda anche di una fascinazione per l’Ovest che contrasta con il rifiuto dei suoi predecessori.

Osservare le strade come cani randagi guidati dalla serendipity, è questo il messaggio, totalmente viscerale che emerge dalle fotografie di Daido, o come dice lui stesso: “Voglio fotografare ciò che non riesco a comprendere: ciò che capisco posso tranquillamente tralasciarlo” (Intervista a Daido Moriyama, The World through my Eyes, a cura di Filippo Maggia, 2010).

E ancora: “(…) Jack Kerouac riusciva a trasmettere immagini fotografiche dei suoi viaggi attraverso la macchina da scrivere (…). La realtà del viaggio è quello che vivo spostandomi, non un luogo dove arrivare” (Intervista a Daido Moriyama, Tokyo Shinjuku, 2010, a cura di Filippo Maggia).

Non c’è meta, come non c’è scatto giusto o sbagliato ma semplicemente il bisogno di scavare, di guardare alla strada con gli occhi del subconscio, catturando l’essenza di un mondo intossicato.

È questo anche l’intento della rivista Provoke (1968), la cui storia fatta di soli tre numeri, si intreccia con l’esperienza di Moriyama, nell’ottica di una trasformazione radicale del linguaggio della fotografia giapponese.

 

 

Il bianco e nero racconta il mio mondo interiore, le emozioni e i sentimenti più profondi che provo ogni giorno camminando per le strade di Tokyo o di altre città, come un vagabondo senza meta. Il colore descrive ciò che incontro senza filtri, e mi piace registrarlo per come si presenta ai miei occhi” (Daido Moriyama, da Allora e mai più, testo a cura di Filippo Maggia). Se la fotografia in bianco e nero, istintiva e successivamente più concettuale, rappresenta la grande eredità iconografica del maestro giapponese, esiste anche un Daido Moriyama sconosciuto.

Un archivio vastissimo di scatti a colori che risalgono alla fine degli anni settanta e ai primi ottanta, gran parte inediti, che sostituiscono ai toni duri e graffianti precedenti, atmosfere malinconiche, pop e acide. Kangego and Colors (2008) e Mirage (2013) sono i due volumi in cui Moriyama settancinquenne si confronta con i temi di sempre, ingentiliti però dal colore e meno angoscianti.

Di questo filone fanno parte anche fotografie bondage, commissionate dallo scrittore erotico Oniroku Dan, scatti per l’edizione giapponese di Playboy e le tante donne di Moriyama, amanti o modelle, ritratte in qualche angolo di Tokyo, lungo i marciapiedi o in mezzo ai campi.

 

Daido Moriyama in Color

Modena, Foro Boario, 6 marzo – 8 maggio 2016

a cura di

Filippo Maggia

promossa da

Fondazione Fotografia Modena

Tutte le informazioni sul sito della mostra.

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35,00 €

Senza Titolo Serigrafia di Martina Merlini

Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Luca Zamoc Luca Zamoc è nato a Modena nel 1986. Sin da piccolo ha trovato ispirazione nei fumetti anni ‘80, nella Bibbia e nell’anatomia umana. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Milano, dove ha conseguito un titolo in Graphic Design & Art Direction. Il suo lavoro abbraccia diversi media, dal digitale ai muri, passando all’inchiostro, carta e fumetto. Negli ultimi anni ha lavorato e vissuto in diverse città quali Milano, Berlino, Londra, Los Angeles, New York e Istanbul. Oggi vive e lavora a Barcellona. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Giò Pistone Gio Pistone è nata a Roma. La scelta dei soggetti, spesso figure di fantasia tendenti al mostruoso, caratterizzati da colori molto forti, nasce prestissimo a seguito di incubi notturni. Disegnarli il mattino seguente fu un’idea della madre per affrontare la paura. Presto gli incubi si sono trasformati in vere e proprie visioni da cui ancora oggi attinge. Si è appassionata alla scenografia di teatro dove ha continuato ad approfondire i suoi sogni e il suo innato amore per il grande. In seguito ha lavorato e viaggiato con La Sindrome Del Topo, un gruppo di creatori di strutture di gioco e sogno, con cui si occupava di disegnare, costruire e progettare giostre e labirinti. Ha cominciato a lavorare in strada nel ‘98 attaccando in giro per Roma i suoi disegni fotocopiati. Ha collaborato con varie realtà italiane e internazionali. Ha partecipato a mostre in tutta Europa in particolare presso il Museo MADRE di Napoli, l’Auditorium di Roma, il Museo Macro di Roma e partecipato ad eventi di Street Art quali «Scala Mercalli», «Pop up», «Subsidenze», «Visione Periferica», «Alterazioni», «M.U.Ro». Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Marino Neri Marino Neri è fumettista e illustratore. I suoi libri a fumetti sono Il Re dei Fiumi (Kappa Edizioni, 2008) e La Coda del Lupo (Canicola, 2011), tradotti e pubblicati anche in differenti lingue e paesi. I suoi disegni sono apparsi su riviste nazionali e internazionali e ha partecipato a diverse esposizioni collettive e personali in tutta Europa. Nel 2012 il Napoli Comicon e il Centro Fumetto Andrea Pazienza gli assegnano il Premio Nuove Strade come miglior talento emergente. È attualmente al lavoro sul suo nuovo libro a fumetti Cosmo. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40
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