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di Mattia Nesto 1 Febbraio 2022

La vita davanti a sé: pensavo fosse un grande amore e invece era un uovo

Silvio Orlando dà spettacolo con La vita davanti a sé al Teatro Franco Parenti di Milano

Un momento dello spettacolo  Un momento dello spettacolo

Quando è terminato La vita davanti a sé  si ha avuta veramente la sensazione, netta e tangibile, che la vita là fuori, fuori dal Teatro Parenti di Milano non esistesse. Infatti, come proprio Silvio Orlando ha detto, pochi minuti prima che il sipario si alzasse, “Per un’ora e mezza il mondo può dimenticarsi di voi e voi del mondola dimenticanza non è mai stata tanto attenta, vigile e partecipata come questa sera. Già perché La vita davanti a sé, lo spettacolo tratto dall’omonimo, sublime, romanzo di Romain Gary pubblicato da Neri Pozza (che è stato interamente letto e interpretato da Fausto Paravidino a RadioTre A Alta Voce) è stato proprio quello: un intervallo di arte, denso di vita e ricco di momenti dolci e sognanti nel bel mezzo del tran tran del quotidiano.

La copertina del libro  La copertina del libro

E quale modo migliore per celebrare questo intervallo se non con Silvio Orlando nei panni di Momo, bimbo organo nella Parigi popolare e multietnica del quartiere di Belleville, figlio di una madre che ha fatto “il mestiere più antico del mondo”, senza un padre, pazzo e assassino, comunque disperso e cresciuto dall’enigmatica Madame Rosa, anche lei “donna di vita” ma non per questo incapace di, letteralmente, tirare su decine e decine di “figli di nessuno” nel suo caotico appartamento. Silvio Orlando è come se fosse nato per interpretare un ruolo del genere. La sua recitazione, in bilico tra l’incredulo e il trasognato è perfetto per raccontarci questa La vita davanti a sé, ridonandoci quella lingua viva e vitale che ha dato tanto meritato successo a Romain Gary.

Con quattro, valentissimi musicisti, Silvio Orlando domina la scena, dando corpo e spirito a tutti i personaggi de La vita davanti a sé: non c’è urgenza di mistificare la propria voce o di dover, a tutti i costi, dare un colore differente per ognuno degli attori. No, niente di tutto questo. La vita davanti a sé, e Orlando l’ha capito bene, è un romanzo, un sublime romanzo che gioca sul togliere. Per questo motivo, proprio per questo minimalismo che non è reticenza o voglia di sperimentalismo fine a se stesso, ma giusta misura, alcune delle frasi de La vita davanti a sé ti si appiccicano dentro e non ti lasciano più.

E così ci lascia cullare dalla parole di Silvio Orlando. Si ride, si gioca, si scherza e si sta bene, ma si riflette, e pure tanto, sulla condizione di Momo, nato arabo figlio di nessuno in una casa di ebrei. Ma tutto si tiene con leggerezza così come leggera, anzi leggiadra, è una delle frasi più iconiche de La vita davanti a sé: “Pensavo fosse un grande amore e invece era solo un uovo”. 

Forte di numerose repliche, l’adattamento de La vita davanti a sé è una macchina che funziona a meraviglia ma, visto che siamo al Teatro Franco Parenti a Milano, è ovvio che Orlando abbia in serbo qualcosa. Infatti, nella città che, di fatto, lo ha visto più di trent’anni fa debuttare a teatro, Silvio Orlando ha regalato, al foltissimo pubblico presente, uno stralcio del suo celebre monologo di Comedians, il dramma teatrale che Gabriele Salvatores porterà anche al cinema, per il suo esordio in regia, con il titolo di Kamikazen – Ultima notte a Milano. Insomma una serata speciale, per un attore speciale, per un libro speciale: andate a vedere e leggete e riandate a vedere e rileggete La vita davanti a sé.

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