Con la scomparsa di Daria Nicolodi, il cinema italiano ha perso una delle sue voci più originali e coraggiose: attrice, sceneggiatrice e musa irripetibile di Dario Argento, la Nicolodi ha contribuito a ridefinire i confini dell’horror italiano in un’epoca in cui il genere era ancora considerato di serie B. Tra tutte le sue interpretazioni, quella che continua a vivere nell’immaginario collettivo è Gianna Brezzi in Profondo Rosso (1975): un personaggio che, come vedremo, porta impresse le impronte digitali di entrambi i protagonisti di quel sodalizio artistico e sentimentale. Per ricordare Daria Nicolodi nel modo più giusto, abbiamo raccolto cinque curiosità — più una — su Profondo Rosso che molti appassionati ancora non conoscono.
Addio Daria Nicolodi: chi era la musa di Dario Argento
Figlia d’arte e attrice di formazione teatrale, Daria Nicolodi aveva un rapporto viscerale con la scena. Diceva che la sua vita era lo spettacolo, anche se — aggiungeva con lucidità — ad un certo punto bisogna scendere dal palcoscenico e applaudire a qualcun altro. Ex compagna di Dario Argento, durante gli anni del loro legame girarono insieme alcuni dei titoli più influenti del thriller e dell’horror italiano. Profondo Rosso segna non solo l’inizio del loro sodalizio sentimentale, ma anche il passaggio stilistico di Argento dalla fase thriller a quella horror: un film-cerniera che nessuno dei due avrebbe potuto realizzare senza l’altro.
Cinque curiosità (più una) su Profondo Rosso che non sapevi
1. Un provino con poche speranze — e le treccine cosparse di zucchero
Inizialmente il provino della Nicolodi non ebbe un gran successo. Il rapporto tra i due non fu dei migliori e l’attrice, per conquistare il regista, si presentò alle audizioni con le treccine cosparse di zucchero. Il gesto non piacque ad Argento, che rispose senza mezzi termini: «Lavati la testa e ne riparliamo». Eppure, quella tensione iniziale avrebbe alimentato una delle collaborazioni più fertili del cinema di genere europeo.
2. La colonna sonora che i Pink Floyd rifiutarono
La colonna sonora di Profondo Rosso è riconoscibilissima dalle prime note: enigmatica e soffocante, ogni volta che la si sente è come se ci fosse qualcuno dietro che ti stia rincorrendo. Pochi sanno, però, che Dario Argento aveva pensato di affidarla ai Pink Floyd, che declinarono l’invito perché impegnati nella scrittura di Wish You Were Here. Il lavoro finì ai Goblin, e il risultato — nervoso, ipnotico, inconfondibile — è oggi considerato uno dei capolavori della musica per film.
3. Il titolo che quasi non fu
Il film avrebbe potuto chiamarsi in modo molto diverso. L’idea iniziale di Argento era intitolarlo La tigre con i denti a sciabola, in continuità con i titoli zoomorfi dei suoi thriller precedenti. Durante un viaggio in macchina, però, il regista ebbe l’intuizione: Profondo Rosso. I produttori non erano convinti, ma Argento tenne duro, e il titolo che conosciamo oggi è diventato uno dei più evocativi della storia del cinema di genere italiano.
4. La foto dell’ex (vera) nel cestino
Nella scena in cui Gianna — interpretata dalla Nicolodi — entra in casa di Marcus e scorge sul mobile la fotografia di una donna, la reazione è immediata: la butta nel cestino. La foto, in realtà, era di Marilù Tolo, ex compagna di Dario Argento. Un dettaglio sordo e tagliente, che trasforma una scena di colore in un momento di autobiografia non dichiarata.
5. Un personaggio mascolino ispirato al regista stesso
Il personaggio di Gianna Brezzi non è una semplice spalla romantica: è costruito sul modello del regista stesso. Argento cercava in tutti i modi di rendere più mascolina l’attrice — nei gesti, nel linguaggio del corpo, nell’atteggiamento — trasformando Gianna in una proiezione speculare di sé. Il risultato è un personaggio anomalo per l’epoca, autonomo e ironico, che ancora oggi colpisce per la sua modernità.
+1. La scena dello specchio: Argento rivela il killer fin dall’inizio (spoiler)
Argento ha sempre amato ingannare lo spettatore giocando a carte scoperte. Sin dalle prime sequenze di Profondo Rosso, il regista rivela l’identità dell’assassino: il protagonista Marcus attraversa un corridoio tappezzato di dipinti e intravede nello specchio il volto del killer, scambiandolo per un quadro. La soluzione è lì, visibile a tutti — eppure quasi nessuno la coglie. È la firma stilistica più audace del film, e forse l’omaggio più sincero che Argento potesse fare all’intelligenza del suo pubblico.
L’eredità di Daria Nicolodi nel cinema horror italiano
Ricordare Daria Nicolodi attraverso Profondo Rosso significa riconoscere quanto il suo contributo sia andato ben oltre la recitazione. Fu lei a suggerire ad Argento l’idea che avrebbe dato vita a Suspiria, ispirandosi a storie familiari legate a una scuola di magia nera. La sua presenza — fisica, intellettuale, creativa — ha modellato un’intera stagione del cinema italiano di genere. Oggi che non c’è più, quelle pellicole restano il modo migliore per ritrovarla.
FAQ su Daria Nicolodi e Profondo Rosso
- Chi era Daria Nicolodi?
- Daria Nicolodi era un’attrice e sceneggiatrice italiana, nota soprattutto per la sua collaborazione artistica e sentimentale con il regista Dario Argento. Ha recitato in film come Profondo Rosso, Suspiria e Tenebre.
- Qual è il ruolo di Daria Nicolodi in Profondo Rosso?
- Interpreta Gianna Brezzi, una giornalista che affianca il protagonista Marcus nelle indagini. Il personaggio è costruito con tratti volutamente mascolini, ispirati alla personalità dello stesso Argento.
- Perché Profondo Rosso è importante nella carriera di Dario Argento?
- Profondo Rosso (1975) segna il passaggio di Argento dalla fase thriller a quella horror e l’inizio del sodalizio con Daria Nicolodi, che avrebbe influenzato profondamente i suoi film successivi.
- Chi ha composto la colonna sonora di Profondo Rosso?
- I Goblin, dopo che i Pink Floyd avevano rifiutato l’incarico perché impegnati nella registrazione di Wish You Were Here. La colonna sonora è oggi considerata un capolavoro del genere.
- Qual è il vero titolo originale pensato per Profondo Rosso?
- Argento aveva inizialmente pensato a La tigre con i denti a sciabola, in linea con i suoi precedenti thriller. Il titolo definitivo nacque durante un viaggio in macchina e fu imposto dal regista contro il parere dei produttori.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






