A Piazza del Quirinale, a Roma, la sera del 2 giugno 2026, il presidente Sergio Mattarella, le più alte cariche dello Stato, artisti, attori e campioni dello sport hanno partecipato a “I volti della Repubblica. 80 anni dal referendum”, lo spettacolo andato in diretta su Rai 1 e in Eurovisione a chiusura delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica italiana. Una serata costruita per tenere insieme memoria, cultura popolare e racconto civile, con un filo preciso: legare il referendum del 1946, la Costituzione e l’Italia di oggi.
Mattarella apre la serata: il richiamo ai valori della Costituzione e alla democrazia
Ad aprire lo spettacolo è stato proprio Mattarella, salito sul palco davanti alla platea istituzionale e al pubblico raccolto nella piazza del palazzo presidenziale. Il capo dello Stato ha ricordato che questo anniversario non è soltanto una ricorrenza, ma rinnova “l’impegno collettivo” verso i principi della Costituzione italiana. Il passaggio più netto è arrivato quando ha definito la Repubblica un “atto di libertà”, nato da un cammino condiviso tra generazioni e territori diversi.
Toni sobri, pochi effetti, un messaggio più civile che celebrativo. “Ricordiamo un percorso”, ha detto, “che ha superato momenti difficili e vissuto momenti esaltanti”, fino a rafforzare quel senso di solidarietà e appartenenza che tiene insieme il Paese. Dentro il racconto della serata sono entrati anche alcuni contributi della campagna social lanciata dal Quirinale nei giorni precedenti: brevi video in cui i cittadini spiegavano che cosa significhi per loro la Repubblica. Frammenti semplici, inseriti nello spettacolo come contrappunto al tono istituzionale dell’apertura.
Da Paola Cortellesi a Gianni Morandi: artisti e parole simbolo sul palco di Piazza del Quirinale
La parte più narrativa della serata è passata dalle voci degli artisti. Paola Cortellesi ha scelto il tema del primo voto delle donne, richiamando anche il suo recente lavoro al cinema, e ha evocato figure come Irma Bandiera, Tina Anselmi, Nilde Iotti e Teresa Mattei, intrecciando la storia della Liberazione con quella delle donne costituenti. “Festeggiare gli 80 anni della Repubblica serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia”, ha detto dal palco. Poco dopo è arrivato Gianni Morandi, che ha aperto con La storia di Francesco De Gregori e poi, scendendo tra le file del pubblico, ha cantato un medley con Il mondo cambierà e C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones.
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Con il suo tono diretto, ha scherzato anche sull’età della Repubblica: “È una mia coetanea, anzi ha un anno meno di me”. Nel corso dello spettacolo sono salite sul palco anche Cecilia Bartoli, che ha interpretato Caruso nel momento dedicato agli italiani emigrati, e Annalisa, con Il cielo in una stanza, richiamo all’Italia del 1960 e delle Olimpiadi di Roma. Più intimo il racconto di Carlo Verdone, che ha ripercorso le lettere dei suoi genitori durante la guerra e i primi passi nel cinema accanto a Sergio Leone.
Sport, memoria e ferite nazionali: da Del Piero e Bergomi alla lettera di Aldo Moro letta da Zingaretti
Lo spettacolo ha cambiato registro più volte, alternando pagine di orgoglio collettivo e ferite profonde della storia repubblicana. Alessandro Del Piero e Giuseppe Bergomi hanno legato i loro interventi alle due Coppe del mondo vinte dall’Italia nel 1982 e nel 2006, trasformando il calcio in una memoria comune, quasi di famiglia. Il momento più intenso, però, è arrivato con Luca Zingaretti, che ha letto una lettera di Aldo Moro alla moglie, scritta durante i giorni della prigionia. Un passaggio asciutto, lasciato quasi nudo, seguito dal dialogo musicale tra Paolo Fresu e Danilo Rea sul tema di Romeo e Giulietta di Nino Rota.
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C’è stato spazio anche per il ricordo delle vittime di mafia: Cristiana Capotondi ha proposto Per Giovanni Falcone di Alda Merini, mentre Massimo Popolizio ha letto un brano di Antonio Manzini tratto da L’amore ai tempi del Covid 19. Subito dopo, Giuliano Sangiorgi, ancora insieme a Fresu, ha eseguito Solo per te e Meraviglioso, in una sequenza che ha tenuto dentro lutti pubblici, fragilità private e memoria più vicina.
Il finale con Roberto Bolle e la platea delle istituzioni: chi c’era all’evento trasmesso su Rai 1 ed Eurovisione
Nel finale, affidato a Roberto Bolle, la scena si è spostata all’interno del Quirinale, con una coreografia costruita sulle note del Va’ pensiero. A sostenere l’impianto musicale della serata sono stati l’Orchestra Sinfonica Nazionale dei Conservatori e i cori Laudate Dominum e Jubilus Ensemble. In platea, oltre a Mattarella, c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il ministro della Cultura Alessandro Giuli e altri rappresentanti delle istituzioni.
Presenti anche volti dello sport come Arianna Fontana, Federica Brignone e Bebe Vio, chiamati a comporre, insieme ad attori e musicisti, una galleria di presenze pensata per raccontare i molti linguaggi della Repubblica italiana. La scelta della diretta su Rai 1 e in Eurovisione ha dato alla cerimonia anche un profilo di rappresentanza verso l’esterno. Più che una festa in senso leggero, è stata una messa in scena civile, con passaggi inevitabilmente solenni e altri più popolari. Sullo sfondo, un messaggio chiaro: gli 80 anni della Repubblica non come cornice retorica, ma come occasione per ricordare da dove arriva il Paese e quali parole, ancora oggi, lo tengono in piedi.





