Perché Stephen King al cinema o in tv è (quasi) sempre un fallimento?

La Torre Nera si è rivelato una delusione. Abbiamo una nostra teoria sul motivo per cui molti film o serie tv tratti da Stephen King non siano all’altezza dei libri

Cinema
di Simone Stefanini facebook 3 agosto 2017 12:09
Perché Stephen King al cinema o in tv è (quasi) sempre un fallimento?

La risposta è semplicissima: perché Stephen King è (spesso) un grande scrittore, ma di cinema non ci capisce una sega. Ecco perché nel tempo ha apposto la sua garanzia di fiducia ad abomini come l’ultimo film uscito, La Torre Nera, visto ieri dalla nostra redazione milanese e definito poco meno che imbarazzante. La cosa non ci sorprende, non è il primo film brutto tratto dalle opere di King.

Prima che ci lanciate pietre acuminate, parliamo però dei film belli. Grazie a questa semplice teoria, si capisce perché gli altri, la maggior parte, siano cacatone: Carrie – lo sguardo di Satana  (Brian De Palma, 1976), Shining (Stanley Kubrick, 1980), Creepshow (George A. Romero, 1982), La zona morta (David Cronenberg, 1983), Christine, la macchina infernale (John Carpenter, 1983), Stand By Me – Ricordo di un’estate (Rob Rainer, 1986), Pet Sematary – Cimitero vivente (Mary Lambert, 1989), Misery non deve morire (Rob Rainer, 1990), La metà oscura (George A. Romero, 1993), Le ali della libertà (Frank Darabont, 1994), Dolores Clairborne – L’ultima eclissi (Taylor Hackford, 1995), Il miglio verde (Frank Darabont, 1990), Cuori in Atlantide (Scott Hicks, 2001).

 

 

Sono molti, penserete, vedendo tutto questo ben di dio. No, sono pochi rispetto alla mole infinita di film presi dai romanzi e dai racconti di Stephen King. Infinitamente pochi e non sono tutti capolavori, intendiamoci, alcuni sono solo sufficienti. I più sono diretti da grandi registi (Kubrick, De Palma, Carpenter, Cronenberg, Rainer, Romero…) oppure sono stati benedetti da attori in stato di grazia (Tom Hanks, Anthony Hopkins, Jack Nicholson, Sissi Spacek e Kathy Bates su tutti). Per fare un ragionamento elementare, quanto meno Stephen King entra nella produzione di un suo film, quanto più c’è la possibilità che il risultato sia decente.

 

 

Non solo: analizzando i film belli, si capisce che molti non sono horror, ma romanzi americani di formazione o thriller psicologici. Quelli del terrore in senso stretto, per essere trasposti e funzionare come sulle pagine di un libro (dove funzionano, oh se funzionano), devono essere rielaborati facendo un salto laterale e dando il proprio punto di vista sulla faccenda. Chi non ci riesce, si trova in mano opere tipo A volte ritornano, I Langolieri, La creatura del cimitero, The Tommyknockers o il remake di Carrie, buoni neanche da usare come sottobicchiere.

 

 

In tv la sorte è anche peggiore. Si salvano solo l’ingenuità de Le notti di Salem (Tobe Hooper, 1979), l’interpretazione di Tim Curry in IT (Tommy Lee Wallace, 1990) e solo parzialmente, 22.11.63 con James Franco del 2016. Il resto è monnezza, perdita di tempo. Le tre stagioni di Under The Dome, pur con un cattivo di classe come Dean Norris, sembrano recitate dagli attori di CentoVetrine, L’ombra dello scorpione in tv è invecchiata malissimo, così come IT.

L’orrore puro però viene quando King, da sempre contrario a Shining di Kubrick (e si ritorna alla tesi che SK di cinema non ci capisca una cippa), volle fortissimamente volle fare la sua versione di Shining per la tv, nel 1997. Se non l’avete mai vista, semplicemente non lo fate, ché la vita è breve e le scelte sono ciò che più conta.

 

 

Ve la riassumiamo in poche parole: Jack Torrance sembra Ezio Greggio, gli effetti anni ’90 e la fotografia sembrano quelli dei telefilm che guardano le mamme su Italia Uno alle 16, quelle coi bimbi che muoiono malamente di malattia, la recitazione peggio di Braccialetti rossi, paura mai e neanche le risate trash che ti può far fare un Alex l’ariete o un Troppo Belli. Solo un senso di inutilità e di vuoto. Possibile che SK davvero preferisca questa devastante cacatona al film che ha rivoluzionato l’horror?

 

 

Mark Garris pare essere il regista di punta per King. Ha diretto I sonnambuli (1992), L’ombra dello scorpione (1994), Stephen King’s Shining (1997), Riding the Bullet (2004), Desperation (2006), Mucchio d’ossa (2011). Tutti famosi, chi più chi meno, per essere inguardabili, e tutti caldeggiati come mezzi capolavori dallo stesso SK. Ricordatevi l’unica tesi possibile, già enunciata più volte.

 

 

E ora? Beh, di carne al fuoco ce n’è. Il film IT di  con Bill Skarsgård nei panni di Pennywise, dai trailer sembra molto interessante e anche Mr. Mercedes, la serie tv di David E. Kelley con Brendan Gleeson. Pagheremmo di tasca nostra perché fosse bella Castle Rock, la serie tv basata sull’universo di SK prodotta da J.J. Abrams. Staremo a vedere ma come al solito, temiamo la cocente delusione. Quella che è arrivata col remake di The Mist per la tv e al cinema con La Torre Nera, un film che, a detta di tanti, uccide la saga western/horror/fantasy di King e le aspettative dei milioni di fans che l’hanno amata per anni.

 

 

I pensieri in corsivo, le descrizioni dettagliate, la follia, i sentimenti che fanno piangere, i drammi interiori, i mostri che sono come te li porti dentro, il passaggio fondamentale dall’innocenza all’età adulta e la paura che ti prende quando provi a dormire dopo aver chiuso il libro. Quello cerchiamo. Chiediamo troppo?

 

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