Esce Super vacanze di Natale, 35 anni di cinepanettoni in un unico film di cui non sentivamo il bisogno

Un best of di 33 anni di cinepanettone, per la regia di Paolo Ruffini. Una critica alla società che viene rappresentata o semplicemente un modo per fare cassa sfruttando i vizi degli italiani?

Cinema
di Simone Stefanini facebook 13 novembre 2017 13:01
Esce Super vacanze di Natale, 35 anni di cinepanettoni in un unico film di cui non sentivamo il bisogno

 liberoquotidiano

 

Il 14 dicembre, nelle sale italiane uscirà un film di montaggio che comprende 33 cinepanettoni. Il titolo è Super vacanze di Natale, sarà prodotto da De Laurentiis e la regia sarà affidata a Paolo Ruffini.

Da Vacanze di Natale, il primo film natalizio di Carlo Vanzina del 1983 a Natale col boss (Volfango De Biasi, 2015). Nel mezzo, tutte le cafonate di Natale in giro per il mondo, la coppia Christian De Sica e Massimo Boldi al suo peggio, il machismo, il sessismo, il razzismo, l’omofobia (la parola con la F si trova persino nel trailer, e giù risate), le battute dalla cintura in giù, le flatulenze e il meteorismo, il bullismo contro i più deboli, i cinquantenni che si portano a letto le ventenni, le ragazze seminude, le furberie tipiche di chi non rispetta le regole, le botte, il qualunquismo ed il resto della poetica cinepanettonesca natalizia. La peggior retromania italiana in un momento delicatissimo per lo show business mondiale, messo a dura prova dai crimini a sfondo sessuale dei potenti di Hollywood e non solo.

 

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Se a naso vi sembra l’operazione più squallida messa in piedi dal cinema italiano degli ultimi 35 anni, potrete ricredervi pensandolo come uno sguardo distaccato e critico nei confronti dei vizi (tanti) e delle virtù (poche) dell’italiano medio. Aurelio De Laurentiis stesso l’ha definito “lo specchio di un’Italia che non credo sia stata la migliore degli ultimi 40 anni”.

 

 

Solleviamo un ragionevole dubbio: sicuri sicuri che mostrare un best of di 35 anni di cinepanettone sotto Natale sia la via per criticare lucidamente la società che questo tipo di intrattenimento ha contribuito a creare? Il pubblico generalista potrebbe non comprendere la fine differenza e reiterare comportamenti socialmente inaccettabili, sull’hype del momento.

Immaginiamo file ai botteghini per stare un paio d’ore senza pensieri e la richiesta è pure legittima, ma dovrà esserci un modo migliore per rilassarsi, senza dover assistere alla messa in scena di un crollo culturale assoluto, la cremazione di ogni valore su cui si fonda una società equa. Vorremmo mostrarvi il trailer, ma è in esclusiva su Repubblica. Come cambiano i tempi, eh?

 

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