Quando ha capito che non c’era nessuna indagine, era già troppo tardi. Il bottino era sparito. Il valore della truffa, da quanto emerso finora, sfiora il mezzo milione di euro. Un raggiro che mostra ancora una volta come questi colpi si basino sì sulla menzogna, ma soprattutto sulla pressione psicologica: pochi minuti, nessun tempo per riflettere, e la vittima finisce in trappola.
La telefonata, il prelievo dei preziosi e l’incontro in via Parigi: così è scattato il raggiro
Il copione, almeno all’inizio, è quello già visto tante volte a Roma e non solo. Stavolta, però, con un dettaglio in più che ha reso tutto più credibile. La donna ha ricevuto in tarda mattinata la telefonata di un uomo che si è presentato come un poliziotto. Le ha detto che erano in corso accertamenti sulla sua auto, che secondo lui sarebbe stata usata per commettere alcuni reati. Da lì il passaggio decisivo: per dimostrare di non c’entrare nulla e mettersi al riparo da conseguenze giudiziarie, avrebbe dovuto prendere tutti i beni di valore custoditi in casa e portarli con sé per una presunta verifica. La 68enne, sempre tenuta al telefono e senza il tempo di confrontarsi con qualcuno, ha raccolto contanti, preziosi e orologi di lusso e ha raggiunto via Parigi. Ma lì non c’era nessun ufficio, nessun agente in divisa. Solo un uomo in abiti sportivi. La professoressa gli ha consegnato tutto, pensando che facesse parte dell’operazione. Lui le ha detto di aspettare l’arrivo di altri colleghi, poi si è allontanato. Solo quando è rimasta da sola in strada la donna ha capito di essere stata truffata.
Le indagini del commissariato Viminale sul finto agente e sul complice sparito con contanti, gioielli e Rolex
Dopo essersi resa conto di quello che era successo, la professoressa si è presentata al commissariato Viminale e ha denunciato tutto. Da quel momento sono partiti gli accertamenti per risalire a chi ha fatto la telefonata, a chi ha ritirato il bottino e agli eventuali complici che possono aver seguito gli spostamenti della donna o preparato la consegna nei minimi dettagli. In truffe di questo tipo, del resto, è difficile pensare a un uomo solo: spesso c’è una catena ben organizzata, con chi chiama, chi controlla, chi si presenta all’appuntamento e chi fa sparire subito la refurtiva. Gli investigatori dovranno chiarire se la vittima fosse stata osservata già nei giorni precedenti, se i truffatori conoscessero le sue abitudini e in che modo siano riusciti a costruire una storia abbastanza convincente da spingerla a uscire di casa con un patrimonio simile. Un lavoro che passerà anche da telecamere, celle telefoniche e testimonianze raccolte nella zona dell’incontro. Sullo sfondo resta il dato più amaro: questi raggiri continuano a funzionare perché colpiscono nel punto più fragile, cioè la paura improvvisa di finire nei guai e la fiducia istintiva in una voce che si presenta come autorità.
