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Home Cronaca

MetLife Cup a Roma: il calcio popolare porta le periferie in campo

È presenza quotidiana, legame, modo per restare dentro una comunità

by Paola Lorusso
20 Giugno 2026
in Cronaca
Due squadre di calcio schierate a centrocampo durante la premiazione della MetLife Cup

Borgata Gordiani, Partizan Bonola e Ideale Bari per sport e inclusione sociale -- Borgata Gordiani alla MetLife Cup

La MetLife Cup a Roma ha scelto il calcio popolare per raccontare una cosa semplice, ma spesso lasciata ai margini: nelle periferie il pallone non è solo una partita. È presenza quotidiana, legame, modo per restare dentro una comunità. Il torneo, promosso da MetLife con il titolo One Team, One Goal, si è giocato il 12 giugno allo stadio Don Pino Puglisi di Montespaccato. In campo Borgata Gordiani, Partizan Bonola e Ideale Bari: tre squadre, tre città, tre modi diversi di vivere il quartiere attraverso lo sport. Con un filo comune: accesso, mutualismo e partecipazione.

Squadra di calcio in maglia rosa esulta sollevando un trofeo dopo la vittoria notturna

La MetLife Cup debutta a Montespaccato, nello stadio restituito alla città

La prima edizione della MetLife Cup non è finita in uno stadio qualsiasi. Il Don Pino Puglisi di Montespaccato porta con sé una storia che pesa più del risultato: era una struttura sottratta alla criminalità organizzata, oggi è tornata alla cittadinanza. Un luogo vivo, in una città dove troppi impianti di quartiere restano incompiuti, chiusi o difficili da usare. Anche per questo la scelta dello stadio è diventata parte del messaggio.

Sul campo, quella cornice ha dato forza al progetto. MetLife, gruppo assicurativo attivo a livello internazionale nelle polizze vita e negli employee benefit, ha costruito l’evento attorno a un’idea chiara: usare il calcio come lingua comune per parlare di inclusione sociale, educazione e opportunità. Non una semplice passerella solidale, almeno nelle intenzioni dichiarate, ma un incontro tra realtà che nei territori ci lavorano davvero. Ogni giorno. Con la fatica di tenere aperti spazi, rapporti e attività.

A Montespaccato sono arrivati giocatori, dirigenti, volontari, famiglie e persone dei quartieri coinvolti. Ha vinto il Partizan Bonola, certo. Ma il risultato, questa volta, è rimasto sullo sfondo. La giornata ha mostrato un calcio che non cerca vetrine patinate, ma riconoscimento pubblico per un lavoro fatto lontano dai riflettori.

Borgata Gordiani, Partizan Bonola e Ideale Bari: tre periferie allo stesso calcio d’inizio

La Borgata Gordiani ha giocato quasi da padrona di casa simbolica. Ha portato nel torneo un pezzo di Roma che conosce bene cosa significhi fare sport tra strade trafficate, case popolari e servizi che non sempre reggono. Nel calcio popolare della borgata il campo non è solo un rettangolo verde. È luogo di appartenenza, punto di ritrovo, occasione per giovani e adulti di riconoscersi in qualcosa che non chiede reddito, status o provenienza.

Da Milano è arrivato il Partizan Bonola, nato in una zona dove periferia e metropoli spesso convivono senza parlarsi davvero. Il nome richiama una tradizione sportiva e politica legata all’autorganizzazione, ma la sostanza è nel lavoro di tutti i giorni: allenamenti, iniziative sociali, reti di sostegno, educazione informale. La vittoria del torneo ha dato al gruppo un motivo in più per festeggiare. Ma il senso della presenza a Roma era un altro: portare Bonola dentro una discussione più larga sullo sport accessibile.

L’Ideale Bari ha chiuso il triangolo geografico, portando il Sud dentro un confronto che non si è fermato alle differenze locali. Roma, Milano e Bari raccontano periferie diverse, ma attraversate da problemi simili: spazi pubblici da difendere, famiglie fragili da accompagnare, ragazzi da tenere dentro percorsi collettivi. La MetLife Cup a Roma ha messo queste esperienze allo stesso calcio d’inizio, riconoscendo alle società coinvolte un ruolo che va oltre il campionato, oltre la classifica, oltre i novanta minuti.

Dal risultato al presidio sociale: perché il calcio popolare pesa nei quartieri

Il punto più interessante della MetLife Cup a Roma sta qui: il calcio popolare non chiede di essere trattato come una copia in piccolo del calcio professionistico. Funziona con altre misure. Conta quante persone riesce a coinvolgere, quanti spazi tiene aperti, quante barriere riesce ad abbassare. In molte periferie italiane, una squadra può diventare un vero presidio sociale, soprattutto dove il resto arriva a intermittenza.

Le associazioni coinvolte nel torneo non fanno solo attività sportiva. Nei rispettivi quartieri, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, portano avanti servizi e iniziative che possono includere assistenza legale, mercati solidali, attività educative e sostegno alle persone in difficoltà. È una rete spesso costruita con poche risorse e molte ore donate. Eppure riesce a intercettare bisogni che le istituzioni, a volte, faticano a leggere in tempo.

In questo quadro il calcio diventa un pretesto serio. Con un allenamento si aggancia un ragazzo che rischia di sparire dai radar. Con una squadra si costruisce fiducia con una famiglia. Con una società sportiva si apre una porta verso diritti, scuola, salute, casa. La parola inclusione rischia di consumarsi nei comunicati. Nei quartieri, invece, prende corpo solo quando qualcuno resta, organizza, ascolta e risponde.

Per questo la presenza di Borgata Gordiani, Partizan Bonola e Ideale Bari ha avuto un peso politico nel senso più concreto del termine: ha mostrato comunità che si fanno carico di una parte di città. Non sostituiscono i servizi pubblici, né dovrebbero farlo. Ma spesso riempiono vuoti che altrimenti diventerebbero isolamento, abbandono o conflitto.

Materiale sportivo e fondi internazionali: le opportunità per i progetti inclusivi

Alla fine della giornata, MetLife ha premiato tutte le squadre partecipanti, non solo quella vincitrice. Ogni realtà ha ricevuto un contributo di 1.500 euro in materiale sportivo fornito da Decathlon: palloni, divise, attrezzature, tutto ciò che serve per continuare ad allenarsi e accogliere nuovi partecipanti. Nel calcio popolare anche una fornitura di materiale può fare la differenza. Perché abbassa costi e ostacoli, soprattutto per chi lavora già con bilanci stretti.

La MetLife Cup si lega anche a un orizzonte più ampio: il Fifa Global Citizen Education Fund, programma internazionale sostenuto da MetLife Foundation. L’obiettivo dichiarato è raccogliere 100 milioni di dollari per finanziare progetti educativi e sportivi rivolti a bambini e ragazzi, con attenzione alle realtà più fragili. Per le associazioni italiane, un fondo di questo tipo può diventare una strada concreta per dare continuità a iniziative che spesso vivono di bandi brevi, autofinanziamento e lavoro volontario.

I finanziamenti previsti vanno da 50.000 a 250.000 dollari per progetto e sono destinati a organizzazioni impegnate nell’accesso all’educazione, allo sport e alle opportunità di crescita per minori, giovani, persone con disabilità e soggetti in difficoltà economica e sociale. Le candidature passano attraverso il sito ufficiale del fondo, con criteri pensati per sostenere programmi capaci di produrre effetti reali nei territori.

Resta il nodo più delicato: trasformare giornate come questa in percorsi che durino. Una coppa può accendere l’attenzione, un contributo può aiutare, un fondo internazionale può aprire possibilità. Ma il valore vero della MetLife Cup a Roma si misurerà se il rapporto con realtà come Borgata Gordiani, Partizan Bonola e Ideale Bari non resterà un episodio isolato. Le periferie non hanno bisogno di essere celebrate per un giorno. Hanno bisogno di alleanze che tengano nel tempo, anche quando lo stadio si svuota.

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Paola Lorusso

Paola Lorusso

Classe 1974, nata a Milano, laureata in filosofia. Nella mia carriera lavorativa ho potuto confrontarmi con realtà diverse, come quella delle ricerche di mercato per approdare infine all'editoria dove lavoro da circa 20 anni, in maniera autonoma da circa un anno. Le mie passioni...i numeri, la lettura, la montagna e il calcio. Credo nei progetti interessanti, dove alle persone viene data la possibilità reale di crescere.

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