Mucca Pazza chiude ancora a Monteverde. Quindici giorni di stop riaccendono lo scontro su rumori, gazebo e proteste dei residenti. In via Luigi Zambarelli 35, il ristorante per famiglie è finito di nuovo al centro di provvedimenti, esposti e contestazioni legate alle feste dei bambini, alla musica all’esterno e all’uso dello spazio davanti all’ingresso.
La vicenda, raccontata da RomaToday, mette insieme lavoro, vita di quartiere, regole amministrative e un rapporto ormai teso tra attività commerciale, residenti e Municipio. Il punto resta sempre lo stesso: quanto può pesare il rumore di un locale per famiglie in una strada abitata? E dove finisce il diritto di lavorare quando iniziano le proteste dei vicini?

Nuovo stop per Mucca Pazza: quindici giorni chiusi e 32 lavoratori a casa
Il nuovo provvedimento contro Mucca Pazza prevede quindici giorni di chiusura. È la seconda volta in un anno. A farne le spese, secondo quanto riferito a RomaToday dal consulente strategico Claudio Marozza, sono anche i 32 dipendenti del locale, costretti a restare a casa senza stipendio per tutta la durata dello stop. Per la società proprietaria, riconducibile a Fabio Bonardo, il colpo arriva in un momento pesante: giugno è indicato come uno dei mesi migliori per il ristorante, soprattutto per feste di compleanno ed eventi dedicati alle famiglie.
Marozza parla di un danno stimato intorno ai 200mila euro, tra incassi persi e ricadute sull’immagine. Il 17 giugno l’azienda ha presentato al Municipio una richiesta per far slittare di poco l’inizio della chiusura, nel tentativo di limitare i problemi organizzativi. La posizione del locale è chiara: una sospensione così lunga, e ripetuta a pochi mesi di distanza, rischia di mettere in difficoltà l’attività. Dall’altra parte, però, ci sono residenti che da tempo denunciano disagi e chiedono controlli. Il provvedimento, insomma, non arriva dal nulla: si inserisce in una tensione che va avanti almeno dal 2024.
Urla, jingle e cassa nel gazebo: le accuse di residenti e comitati
Nel mirino ci sono le urla dei bambini, gli schiamazzi durante le feste e i jingle cantati nei momenti più rumorosi dei compleanni, in particolare quando arriva la torta. Il dettaglio più contestato è la cassa portatile sistemata nel gazebo davanti al ristorante, usata per diffondere musica per bambini e accompagnare l’animazione. Per comitati di quartiere e alcuni residenti, quei suoni andrebbero oltre la normale tollerabilità, soprattutto in una strada residenziale e non in una zona dedicata solo ai locali. Per l’azienda, invece, quelle attività fanno parte della natura stessa del ristorante: un ristofamily che vive di compleanni, giochi, famiglie e bambini.
Marozza respinge l’idea di un locale fuori controllo e ricorda che il ristorante chiude alle 23.00 e non organizza serate notturne paragonabili a una discoteca, nemmeno “per bambini”. Le segnalazioni, però, non si fermano alla musica: negli esposti si parla anche dei fumi della cappa, altro tema che ha alimentato il malcontento. La frattura ormai è netta. Da una parte chi vede nel locale un’attività viva, capace di portare lavoro e famiglie nel quartiere. Dall’altra chi considera quelle stesse attività una pressione continua sulla vita domestica. In mezzo ci sono le regole sui rumori e il compito, tutt’altro che semplice, di farle rispettare senza trasformare ogni compleanno in un caso amministrativo.
Gazebo, il punto più delicato: spazio privato o area a uso pubblico?
Il gazebo è diventato il nodo più complicato dell’intera vicenda. Secondo la proprietà del ristorante, lo spazio esterno sarebbe nella disponibilità del locale. Per questo l’azienda rivendica il diritto di usarlo anche per sistemare la cassa portatile e svolgere parte delle attività. Marozza ha ricordato che anche la precedente gestione aveva un gazebo, poi definito un abuso certificato. Con il passaggio alla nuova gestione, ha spiegato, sarebbe stata chiesta una regolarizzazione: demolizione della vecchia struttura e costruzione di una nuova. Per realizzarla è stata presentata una nuova Scia, la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, ma il Municipio ha contestato l’intervento.
La presidenza municipale, secondo quanto riportato da RomaToday, richiama una sentenza del Tar: quell’area sarebbe di uso pubblico, oggi usata dal privato, ma non di proprietà del ristorante. Sembra una distinzione tecnica, ma cambia molto. Se lo spazio non è pienamente privato, cambiano anche i limiti d’uso, i permessi necessari e la possibilità di svolgere attività rumorose verso l’esterno. L’azienda ha presentato ricorso al tribunale amministrativo contro la sentenza. La partita, quindi, è ancora aperta. Il gazebo non è soltanto una copertura davanti all’ingresso: è il punto fisico in cui si scontrano letture opposte su proprietà, autorizzazioni, decoro urbano e libertà d’impresa.
Dal 2024 a oggi: esposti, Tar e una mediazione rimasta a metà
I problemi per la nuova gestione sarebbero iniziati nel giugno 2024, circa sei mesi dopo l’apertura. Già allora i vigili avevano intimato una chiusura, poi evitata grazie a una sospensiva del Tar del Lazio, che aveva accolto il ricorso del locale. Nell’agosto 2025, invece, la sospensione è diventata effettiva e il ristorante ha dovuto fermarsi per due settimane. Nel frattempo si sono accumulati esposti, controlli e tensioni, fino alla seduta della Commissione Trasparenza dell’ottobre 2025, convocata per mettere allo stesso tavolo gestori e comitati di quartiere.
In quella sede, secondo Marozza, l’azienda avrebbe dato disponibilità a valutare modifiche e correttivi pur di continuare a lavorare. Dopo quella riunione, però, il confronto non avrebbe portato a risultati concreti. Il consulente sostiene che il Municipio non avrebbe più dato seguito ai contatti e che sarebbe stata respinta anche la richiesta di accesso agli esposti presentati contro il ristorante. La vicenda resta così sospesa tra carte amministrative, uffici municipali e marciapiedi di quartiere. Nessuno dei due fronti sembra voler fare un passo indietro: i residenti chiedono tutela dal rumore, il locale rivendica la possibilità di lavorare senza sentirsi sotto assedio. La nuova chiusura non chiude il caso. Lo rende soltanto più evidente. E racconta una Roma in cui anche un ritornello di compleanno può diventare il segnale di una convivenza sempre più difficile da tenere insieme.





