Nuovo Policlinico Umberto I, si prova ad accelerare. Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, commissario straordinario di governo, ha convocato per oggi, 5 novembre 2026 alle 12.45 a Roma, la conferenza dei servizi decisoria chiamata a sbloccare il progetto da un miliardo di euro. Sul tavolo c’è l’approvazione del Documento di indirizzo alla progettazione, il passaggio che dovrà chiarire una volta per tutte i nodi ancora aperti e avviare la trasformazione di uno degli ospedali più importanti della Capitale.

Documento di indirizzo al voto: il passaggio che può sbloccare il nuovo Policlinico
La riunione convocata da Rocca è uno snodo decisivo per il futuro del Policlinico Umberto I. Al centro c’è il Dip, il Documento di indirizzo alla progettazione preparato dall’Agenzia del Demanio. È il testo che deve fissare la cornice tecnica dell’intervento prima dei prossimi passaggi progettuali. Non una semplice carta, dunque. Da quel documento dipendono l’assetto dell’ospedale, le funzioni sanitarie, le demolizioni, le riconversioni e il rapporto con i vincoli già presenti.
Il governatore, da commissario straordinario, ha deciso di stringere i tempi con due ordinanze firmate il 17 e il 21 ottobre. Con la prima ha creato una struttura di supporto al commissario, affidata all’ingegnera Wanda D’Ercole. Con la seconda ha convocato la conferenza dei servizi decisoria, chiedendo agli enti coinvolti di esprimersi in tempi rapidi. La scelta arriva dopo mesi di confronto tra Regione Lazio, Comune di Roma, Sapienza, Agenzia del Demanio, Policlinico Umberto I e Soprintendenza.
Dagli atti emerge che la cabina di regia aveva già approvato il Documento di indirizzo alla progettazione il 29 luglio, ma con una condizione: il parere favorevole della Commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio. Il via libera è arrivato, ma con prescrizioni. E quelle prescrizioni hanno riaperto la partita. Da qui la decisione di portare tutto nella sede decisoria, dove ogni amministrazione dovrà mettere nero su bianco la propria posizione.
Vincoli archeologici, Ex Lavanderia e altezze: il nodo delle prescrizioni
Il punto più delicato riguarda le prescrizioni sulla tutela archeologica e sulla conservazione degli edifici esistenti. La Commissione regionale per il patrimonio culturale del Lazio ha detto sì al progetto, ma ha posto paletti precisi: altezza massima dei nuovi fabbricati a 30,40 metri, stop alla demolizione parziale dell’Ex Lavanderia 30, che dovrà essere sottoposta a restauro conservativo, e presenza continua dell’assistenza archeologica durante demolizioni e scavi.
Tra le zone più sensibili c’è l’area sotto l’attuale edificio di Urologia, per la quale la Soprintendenza ha chiesto una tutela specifica. Restano possibili anche sondaggi e indagini preventive nelle aree esterne ai perimetri destinati alla demolizione. Può sembrare un dettaglio tecnico. Ma è proprio su questo punto che si gioca una parte importante della tenuta del piano.
L’Agenzia del Demanio, negli atti richiamati dall’ordinanza commissariale, ha avvertito che alcune condizioni archeologiche rischiano di rendere “progettualmente incompatibile” il raggiungimento degli obiettivi di efficienza, sicurezza, capacità assistenziale e sostenibilità gestionale del nuovo ospedale unitario. Per questo Rocca ha scelto di non aspettare il progetto di fattibilità tecnico-economica. Il timore è che un rinvio possa portare, più avanti, a correzioni pesanti. Con costi maggiori e tempi più lunghi.
Monoblocco su viale dell’Università e campus nel nucleo storico: così cambierà l’ospedale
Il progetto sposta il baricentro del Policlinico Umberto I dal nucleo storico di viale del Policlinico verso viale dell’Università, dove nascerà il nuovo edificio principale. Sarà un monoblocco ospedaliero, pensato per riunire funzioni oggi sparse in molti padiglioni. L’obiettivo è rendere più rapidi i percorsi clinici e più semplice la gestione delle attività sanitarie.
Il piano prevede la demolizione degli edifici di Otorinolaringoiatria, Urologia e del complesso di Malattie infettive, salvando però l’aula Giuseppe Giunchi. Sono invece previste la riqualificazione e la riconversione della clinica Dermosifilopatica e della Ex Lavanderia, seguendo le indicazioni di tutela già emerse nel confronto con gli organi competenti. Nel nuovo monoblocco andranno le degenze, con l’eccezione della pediatria, destinata a diventare un polo dedicato.
Il vecchio cuore dell’ospedale, su viale del Policlinico, cambierà volto. Gli edifici storici dovrebbero accogliere aule studio, residenze per studenti, punti ristoro, spazi per il benessere e alloggi per visiting professor, dentro un modello di campus universitario legato alla Sapienza. Anche viale del Policlinico, secondo l’impostazione del progetto, sarà interessato da una pedonalizzazione. Un cambiamento netto per un’area che da decenni tiene insieme assistenza, didattica e traffico cittadino.
Un miliardo, gara nel 2026 e cantieri nel 2027: la tabella di marcia fino al 2031
Il valore dell’intervento è stimato in un miliardo di euro, con risorse messe a disposizione dall’Inail. Il calendario indicato negli atti prevede la gara per l’affidamento entro il 2026, l’apertura dei cantieri nel 2027 e lavori per almeno quattro anni. Se i tempi saranno rispettati, il nuovo Policlinico Umberto I dovrebbe essere consegnato tra la fine del 2030 e l’inizio del 2031.
Rocca, in una recente intervista a RomaToday, ha spiegato che l’attuale organizzazione dell’ospedale, distribuita su 54 edifici ottocenteschi, con 17 blocchi operatori e 9 terapie intensive sparse nel complesso, produrrebbe uno spreco stimato tra 80 e 100 milioni di euro l’anno. Secondo il presidente della Regione, i costi dell’opera potrebbero essere recuperati in circa dieci anni grazie ai risparmi nella gestione. “La struttura attuale non è più sostenibile”, ha spiegato in sostanza il governatore, richiamando la necessità di concentrare servizi e percorsi.
Adesso la partita passa alla conferenza dei servizi. Le amministrazioni hanno dieci giorni per inviare pareri e determinazioni. L’autorizzazione unica e l’approvazione finale del Documento di indirizzo alla progettazione dovrebbero arrivare entro i cinque giorni successivi alla scadenza fissata per i pareri. Solo allora si capirà se l’accelerazione impressa dal commissario basterà a sciogliere il nodo tra tutela del patrimonio, esigenze sanitarie e tempi di realizzazione del nuovo ospedale.





