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Roma proroga fino al 2029 lo stop a minimarket e souvenir nel centro storico

Minimarket e negozi di souvenir devono fermarsi: al centro di Roma lo stop fino al 2029.

by Francesca Testa
28 Maggio 2026
in Cronaca
Roma proroga fino al 2029 lo stop a minimarket e souvenir nel centro storico

Roma proroga fino al 2029 lo stop a minimarket e souvenir nel centro storico

A Roma il Campidoglio ha deciso di andare avanti: il 27 maggio 2026 ha votato la proroga dello stop alle nuove aperture di minimarket e negozi di souvenir nel centro storico. Il divieto resterà in piedi fino al 2029 nel sito Unesco e nelle zone giudicate più congestionate, con un obiettivo dichiarato: difendere il decoro urbano, i residenti e l’equilibrio del commercio tradizionale. Il via libera è arrivato in Assemblea capitolina su una delibera firmata dal presidente della commissione Attività produttive Andrea Alemanni, al termine di mesi di confronto e con due pronunce del Consiglio di Stato a fare da sponda.

Il Campidoglio tira dritto: stop confermato nel sito Unesco e nelle zone più sature

Con il nuovo voto dell’Aula, Roma allunga di altri tre anni i vincoli già fissati nel 2023 dal Regolamento per l’esercizio delle attività commerciali e artigianali della Città storica. Tradotto: nel cuore della città non si potranno aprire nuovi esercizi di vicinato del settore alimentare e misto né altri negozi di souvenir, attività che negli ultimi anni hanno occupato strade, piazze e direttrici ad alta presenza turistica. Il perimetro coinvolto comprende il sito Unesco e alcune parti dei Municipi vicini già indicate come aree critiche. La linea del Campidoglio non cambia: fermare l’espansione di attività considerate tutte uguali e poco in sintonia con il tessuto storico.

A commentare il via libera è stato Andrea Alemanni, che ha parlato di un passaggio utile a dare finalmente a Roma Capitale criteri chiari per un commercio di qualità. Il riferimento è evidente: molte strade centrali si sono trasformate in una fila di insegne quasi indistinguibili, con merce standard e un’offerta pensata soprattutto per il turismo mordi e fuggi. Per questo il freno resta. Anche perché, secondo gli studi richiamati nella delibera, la concentrazione di queste attività non è diminuita abbastanza da giustificare un cambio di rotta.

Il Consiglio di Stato blinda la stretta del Comune

La proroga si regge anche su una base giuridica che, nel frattempo, si è rafforzata. Il provvedimento del Comune era stato impugnato da un operatore commerciale, ma il Consiglio di Stato, già nel 2025, aveva dato ragione al Campidoglio. I giudici hanno chiarito che la liberalizzazione delle attività economiche non è un principio assoluto e può essere limitata quando entrano in gioco interessi protetti dalla Costituzione, come la tutela del territorio, dell’ambiente e dei beni culturali e paesaggistici.

Stop a Roma per i negozi di souvenir
Roma dice basta a negozi di souvenir e minimarket in centro (DailyBest.it)

Poi è arrivata una seconda conferma, un anno dopo, da Palazzo Spada. I giudici amministrativi hanno ribadito che misure di questo tipo rientrano nei poteri degli enti locali quando servono a difendere il decoro urbano e le caratteristiche commerciali dei centri storici. Un passaggio decisivo, perché rende più solida la scelta del Comune e restringe il margine per nuovi ricorsi basati solo sulla libertà d’impresa. In sostanza, oggi l’amministrazione si muove su un terreno molto più definito.

La mappa della saturazione: i rioni dove 3mila esercizi hanno riscritto il commercio di vicinato

I numeri citati dal Campidoglio spiegano il senso della stretta. Solo nel I Municipio e in alcune porzioni del II e del XV si contano circa 3mila esercizi di vicinato del settore alimentare e misto. È qui che, secondo gli studi di settore, la densità commerciale ha raggiunto livelli ormai giudicati non sostenibili. I rioni più esposti sono Monti, Trastevere, Esquilino, Campo Marzio, Ponte e Parione: zone dove il ricambio delle attività ha spesso fatto arretrare botteghe storiche, artigiani e negozi di prossimità.

Da anni il tema non è solo urbanistico, ma anche sociale. La consigliera del I Municipio Nathalie Naim, impegnata sul dossier dal 2018, ha parlato del rischio di “disneylandizzazione” delle aree di pregio, invase da piccole superfici commerciali e negozi di “paccottiglia”, come li definiscono alcuni residenti. Un’espressione ruvida, certo, ma efficace. Chi vive in centro descrive un’offerta anonima, spesso slegata dal quartiere, che cambia il volto delle strade e la qualità della vita quotidiana. Serrande simili, stessi prodotti, stessi orari fino a tardi. E il commercio di vicinato, quello legato alla vita del rione, finisce sempre più ai margini.

Controlli, deroghe e trasferimenti: adesso la vera sfida è fermare gli abusi

La proroga, però, non chiude la partita. Semmai la sposta su un altro piano: quello dei controlli, delle possibili deroghe e dei trasferimenti di attività dentro l’area centrale. Il regolamento mette paletti più rigidi: metrature più ampie, spogliatoi per i dipendenti, servizi per i clienti e requisiti che, nei fatti, rendono più complicato riproporre il modello del piccolo negozio acchiappa-turisti infilato in pochi metri tra un vicolo e una piazza. È su questi passaggi che il Comune punta per limitare nuove aperture travestite da spostamenti o subentri.

Resta però il nodo dell’applicazione concreta. Nathalie Naim lo ha detto senza troppi giri di parole: il rinnovo del divieto serve, ma nel sito Unesco continuano ad aprire attività contestate e, per fermare gli abusi, servono più addetti negli uffici del commercio e più uomini della polizia locale. È qui che si capirà quanto davvero potrà incidere il provvedimento. Non nella norma scritta, ma nella capacità di farla rispettare strada per strada, pratica per pratica. Nel centro di Roma, dove ogni licenza pesa molto più del singolo negozio, la partita è tutt’altro che chiusa.

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Francesca Testa

Francesca Testa

Classe 1988, laureata in lettere con specialistica in informazione e sistemi editoriali. Dopo oltre 10 anni di impegno come caporedattrice di CheDonna.it, passa a dirigere ciaostyle (testata dedicata al mondo della moda) e poi diverse testate del gruppo Velvet e, infine, DailyBest.it. Nel mezzo tanto studio, una passione incrollabile per tutto ciò che ruota attorno all’universo femminile e a quello dell’informazione in generale.

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