Oggi, 15 giugno 2026, Alberto Sordi avrebbe compiuto 105 anni. Nato a Trastevere nel 1920, in una palazzina di via San Cosimato che non esiste più, cresciuto tra i vicoli di uno dei rioni più vivi di Roma, Albertone è diventato nel tempo qualcosa di più di un attore: è diventato lo specchio in cui gli italiani si sono riconosciuti, ridendo di sé stessi senza mai smettere di amarsi.

Nato a Trastevere, figlio di Roma
Figlio di un musicista dell’Orchestra del Teatro dell’Opera e di una maestra elementare, Alberto Sordi capisce prestissimo che la sua strada è il palcoscenico. Abbandona la ragioneria, parte per Milano, viene espulso dall’Accademia dei Filodrammatici perché il suo accento romano è considerato troppo marcato, e torna a Roma. Paradossalmente, sarà proprio quell’accento, quella cadenza inconfondibile, a renderlo unico e irripetibile nel panorama del cinema italiano.
L’italiano medio che ha raccontato tutti noi
In 160 film e oltre sessant’anni di carriera, Sordi ha costruito una galleria di personaggi che sono entrati nell’immaginario collettivo degli italiani. Il Nando Mericoni di Un americano a Roma, ossessionato dagli Stati Uniti e famoso per la scena degli spaghetti. Il Marchese del Grillo con il suo celebre “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un c…”. Il gondoliere di Venezia, la luna e tu. Il medico opportunista, il soldato impacciato, il marito borghese che si illude di essere irresistibile.
Roma come casa, Roma come personaggio
Sordi non ha mai lasciato Roma. Nel 1958 acquistò una villa a Caracalla, in via Druso 45, strappandola a Vittorio De Sica. Ci visse fino alla morte, avvenuta il 24 febbraio 2003, circondato dalle sorelle e dagli oggetti d’arte che amava collezionare. Quella villa era il suo mondo: lì organizzava anteprime private dei suoi film, riceveva colleghi e registi, coltivava la solitudine di un uomo che non si era mai sposato e aveva tenuto la sua vita privata lontana dai riflettori. Il giorno del suo ottantesimo compleanno, il sindaco Francesco Rutelli gli cedette per un giorno la fascia tricolore da sindaco di Roma. Un gesto che racconta quanto Sordi fosse, nella percezione collettiva, la città stessa.
Il cinema nel giardino di casa sua: dodici film gratis fino al 27 giugno
Quella villa è oggi Casa Museo Alberto Sordi, e per celebrare i 105 anni dalla nascita ospita una rassegna cinematografica che è già cominciata il 15 giugno e va avanti fino al 27 giugno. Si chiama Il grande cinema di Alberto. Amori, passioni, disillusioni, è curata dal regista Luca Verdone e porta in scena dodici film nel giardino della villa, con ingresso gratuito su prenotazione.
Non solo i titoli più celebri: Verdone ha scelto un percorso intimo e filologico nella carriera di Sordi, dall’irresistibile Mio figlio Nerone del 1956, con Brigitte Bardot e Vittorio De Sica, fino a Polvere di stelle del 1973, capolavoro con Monica Vitti che chiude la rassegna il 27 giugno. In mezzo, titoli come Il seduttore, Fumo di Londra, Il Diavolo, che nel 1964 valse a Sordi un Golden Globe, e Le coppie, in cui Monica Vitti compare in una memorabile versione “meridionale”. Le proiezioni si tengono all’aperto, nello stesso giardino in cui Sordi organizzava le sue anteprime private. Un luogo che sa ancora di storia.
Dove prenotare
L’ingresso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria. Per informazioni e prenotazioni è possibile fare riferimento alla Fondazione Museo Alberto Sordi, contattabile attraverso il sito ufficiale albertosordi.it. Le proiezioni sono serali.
Un’eredità che non passa
Sull’epitaffio sulla lapide al cimitero Verano c’è scritto: “Sor Marchese, è l’ora.” Una battuta che racconta tutto. Sordi non ha smesso di parlare con Roma nemmeno da morto, e Roma non smette di ascoltarlo. Stasera, nel giardino della sua villa, le sue immagini torneranno a illuminare il cielo della città che lo ha visto nascere e che non lo ha mai lasciato andare davvero.






