Roma prepara una piazza per Claudio Coccoluto. Dal Municipio VIII parte il tributo al dj che ha segnato via Libetta, il Goa e una stagione della notte capitolina rimasta nella memoria di molti. La mozione approvata ora dovrà arrivare a Roma Capitale, a cui spetta l’ultima parola sulle intitolazioni. Ma il messaggio è già chiaro: ricordare Coccoluto non significa solo mettere una targa. Significa riconoscere un pezzo di storia recente della città, nato tra consolle, club, quartieri in trasformazione e comunità cresciute dopo mezzanotte.

La mozione del Municipio VIII e il passaggio verso Roma Capitale
Il consiglio del Municipio VIII ha approvato una mozione per chiedere l’intitolazione di uno spazio pubblico a Claudio Coccoluto, dj nato a Gaeta e diventato uno dei nomi più riconoscibili della scena romana e italiana. Non è ancora l’intitolazione definitiva: ora la proposta dovrà seguire il percorso previsto e arrivare a Roma Capitale, che decide sulla toponomastica. Il primo passo, però, è stato compiuto. E arriva da un territorio che con la storia di Coccoluto ha un legame diretto. A sostenere l’iniziativa è il presidente municipale Amedeo Ciaccheri, che ha ringraziato consigliere e consiglieri per aver portato avanti una proposta definita importante per la città.
Nelle sue parole, Coccoluto non è soltanto un dj, ma un protagonista della cultura italiana. È questo il punto: portare un nome della club culture dentro la memoria pubblica di Roma, allargando lo sguardo oltre i luoghi e i linguaggi più tradizionali. Una piazza per Claudio Coccoluto, se il Campidoglio darà il via libera, sarebbe un riconoscimento visibile a un artista che ha portato la scena italiana anche fuori dai confini nazionali. Ma anche a una parte di città che ha vissuto la notte come musica, lavoro, incontro e sperimentazione.
Perché via Libetta: dal Goa al distretto romano della notte
Il luogo richiamato dalla proposta è via Giuseppe Libetta, all’Ostiense. Non un indirizzo qualunque. Tra gli anni Novanta e Duemila quella strada è stata uno dei punti più vivi della notte romana. Qui il Goa ha fatto scuola: club, laboratorio musicale, approdo per artisti internazionali e casa per una comunità che nella musica elettronica trovava un linguaggio nuovo.
Claudio Coccoluto ne fu tra i fondatori, insieme ad altri soci, contribuendo a costruirne identità e peso nella scena. In quegli anni via Libetta era anche il segno di un quartiere che cambiava. Alle spalle la storia industriale dell’Ostiense, davanti locali, spazi riconvertiti, studenti, artisti, notti lunghe. Il distretto romano della notte nacque così, senza grandi proclami, dentro luoghi che cambiavano volto e pubblico.
Il Goa, insieme ad altri club e figure, diede forma a un’immagine di Roma meno monumentale e più sotterranea, più europea, più elettrica. Coccoluto seppe tenere insieme tutto questo. La sua carriera andò molto oltre Roma, tra club italiani e internazionali, festival, radio e produzioni musicali. Ma Roma resta una chiave fondamentale per leggere la sua storia, soprattutto per il rapporto con l’Ostiense e con la generazione cresciuta attorno a quella scena. Oggi via Libetta è diversa.
La presenza di Roma Tre e del campus Rufa, la Rome University of Fine Arts, ha portato studenti, formazione, arte e nuove professioni creative. Proprio per questo l’idea di una piazza non blocca la strada in una nostalgia da club: mette in fila passato e presente, notte e università, musica e cultura.
Ciaccheri: memoria urbana, cultura e riconoscimento al “popolo della notte”
Nel sostegno di Amedeo Ciaccheri c’è un’idea precisa di città. La memoria urbana non passa solo da statue, palazzi istituzionali e grandi ricorrenze. Passa anche dalle comunità che hanno creato linguaggi, lavoro e relazioni. Il presidente del Municipio VIII ha parlato di una storia che ha “sedimentato identità e memoria”, indicando via Libetta come un luogo capace di segnare un’epoca. Il riferimento al popolo della notte è il cuore politico della proposta.
Dentro ci sono musicisti, dj, tecnici, gestori, addetti alla sicurezza, baristi, operatori dei servizi. Persone che fanno vivere parti di città quando il resto rallenta o si spegne. Per anni, a Roma, la notte è stata raccontata soprattutto come problema: rumore, movida, ordine pubblico, conflitti con i residenti. La mozione prova a cambiare prospettiva. Non cancella le tensioni, ma ricorda che in quei luoghi sono nate competenze, imprese culturali e reti sociali. Ciaccheri ha richiamato anche le prime esperienze di politiche della notte nate attorno a via Libetta, quando istituzioni di prossimità, locali e comunità provavano a cercare soluzioni prima che il tema entrasse davvero nel linguaggio amministrativo.
In questo racconto, Coccoluto non viene messo su un piedistallo isolato. Diventa il nome attraverso cui raccontare una stagione collettiva, con le sue intuizioni e anche con le sue contraddizioni. Come ogni scelta toponomastica legata a figure contemporanee, anche questa può far discutere. Ma proprio qui sta il suo peso: una città che decide di ricordare Claudio Coccoluto dice qualcosa sul proprio rapporto con la cultura popolare, con la musica elettronica e con i luoghi meno canonici della produzione artistica.
La festa del 19 giugno alla Rufa e le targhe per Coccoluto
Il primo momento pubblico di questo percorso sarà il 19 giugno, con una festa urbana gratuita e aperta alla città in via Giuseppe Libetta. L’iniziativa nasce dalla Rufa, insieme a Gianmaria Coccoluto, figlio del dj, e al Municipio VIII. Anche il luogo ha un peso preciso: l’ex spazio legato al Goa è oggi sede universitaria. La memoria, quindi, attraversa fisicamente la trasformazione della strada. Durante l’appuntamento saranno apposte due targhe in ricordo di Coccoluto: una all’ingresso del campus e una nel cortile interno.
Non sostituiscono l’eventuale piazza, che dovrà seguire il suo percorso amministrativo, ma ne anticipano il senso. La targa è un segno più raccolto; l’intitolazione di uno spazio pubblico avrebbe un valore cittadino più forte. Insieme, però, raccontano la stessa cosa: quella storia è passata davvero da lì. La festa del 19 giugno sarà anche un incontro tra generazioni. Chi ha vissuto il Goa come uno dei luoghi simbolo della notte romana ritroverà un pezzo della propria storia. Chi oggi frequenta la Rufa potrà scoprire che quelle aule poggiano su un terreno già attraversato da suoni, visioni e sperimentazioni.
Se la proposta arriverà fino in fondo, Roma avrà una piazza dedicata a un dj che ha cambiato il modo di ascoltare, ballare e vivere la città. Non solo un omaggio a Claudio Coccoluto, ma un riconoscimento a una Roma meno da cartolina e più notturna, fatta di consolle, cortili, file fuori dai club e comunità nate dopo mezzanotte.






