«Il mare è la più grande discarica del mondo». Parole di Ray Ives, settantacinquenne inglese che da circa mezzo secolo si immerge nelle acque in cerca di qualsiasi cosa, preferibilmente tesori. La sua è una vita e immersioni di un cercatore di tesori che difficilmente lascia indifferenti: centinaia di bottiglie e pacchetti di sigarette più o meno integri, ma anche spade del Seicento con iscrizioni in latino e pistole che qualcuno, evidentemente, non voleva venissero mai ritrovate.
Chi è Ray Ives: mezzo secolo sott’acqua alla ricerca di tesori
Ray si immerge con uno scafandro tutt’altro che tecnologico, che lo fa sembrare una specie di astronauta al contrario — pesante, goffo in superficie, eppure perfettamente a suo agio una volta sotto la linea dell’acqua. Lui, però, preferisce pensare a sé stesso come a un pirata fuori tempo massimo: un uomo che ha scelto il fondale marino come territorio di caccia quando la maggior parte dei suoi coetanei pensava già alla pensione. Cinquant’anni di immersioni, migliaia di ore trascorse in un silenzio soffocante e verde, a setacciare relitti e sedimenti con la pazienza certosina di chi sa che il mare restituisce sempre qualcosa, prima o poi.
Vita e immersioni di un cercatore di tesori: il documentario da non perdere
La storia di Ray è al centro del documentario Ray – A life underwater, firmato dal regista Danny Cooke con la splendida fotografia di Speranza Neil. Quindici minuti precisi — un quarto d’ora che vale molto di più — in cui la vita e le immersioni di questo cercatore di tesori prendono forma attraverso immagini subacquee di rara bellezza e una narrazione nervosa, mai retorica. Il film non si limita a celebrare l’eccentricità del protagonista: attraverso di lui racconta il rapporto antico e contraddittorio tra l’uomo e il mare, tra la fascinazione per ciò che è nascosto e la consapevolezza amara di quanto abbiamo gettato negli abissi.
Cosa ha trovato Ray nelle sue immersioni
L’elenco dei ritrovamenti di Ray Ives legge come l’inventario di un museo sommerso: bottiglie di ogni epoca, munizioni, oggetti d’uso quotidiano inghiottiti dalle onde nel corso dei secoli. Ma sono le spade seicentesche con iscrizioni latine e le pistole di provenienza oscura a restituire il senso più pieno della sua missione. Ogni oggetto è un frammento di storia che il mare ha conservato — spesso meglio di qualsiasi archivio terrestre — e che Ray riporta alla luce con la stessa cura silenziosa di un restauratore.
Guarda il video: Ray – A life underwater
Potete guardare il documentario completo qui sotto. Quindici minuti di visione che cambiano il modo in cui si guarda al mare — non più solo come orizzonte, ma come archivio vivo di tutto ciò che abbiamo perduto, dimenticato o volutamente nascosto.
FAQ: tutto quello che vuoi sapere su Ray Ives e il documentario
- Chi è Ray Ives?
- Ray Ives è un subacqueo inglese di settantacinque anni che da circa cinquant’anni si immerge nei mari alla ricerca di oggetti storici e curiosità sommerse. È il protagonista del documentario Ray – A life underwater.
- Cosa ha trovato Ray Ives durante le sue immersioni?
- Nel corso della sua carriera da cercatore di tesori subacqueo, Ray ha recuperato centinaia di bottiglie, pacchetti di sigarette, spade del Seicento con iscrizioni in latino e pistole di provenienza sconosciuta, oltre a numerosi altri oggetti di interesse storico.
- Chi ha realizzato il documentario su Ray Ives?
- Il documentario Ray – A life underwater è diretto da Danny Cooke, con la fotografia di Speranza Neil. Ha una durata di circa quindici minuti.
- Dove posso vedere il video sulla vita e le immersioni di Ray Ives?
- Il documentario è incorporato direttamente in questa pagina: scorri verso l’alto per guardarlo gratuitamente nella sua versione integrale.
- Perché Ray Ives dice che il mare è la più grande discarica del mondo?
- Dopo decenni di immersioni, Ray ha osservato in prima persona la quantità di oggetti — dai rifiuti quotidiani agli artefatti storici — che l’uomo ha depositato sui fondali marini. La sua frase è insieme una denuncia ambientale e una riflessione sulla memoria collettiva affidata agli abissi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





