A Piazza Navona, nel cuore di Roma, i fratelli Filippo e Tommaso De Sanctis hanno rimesso mano dal 2020 al ristorante di famiglia, Camillo, con un obiettivo preciso: tirarlo fuori dalla logica del posto buono solo per i turisti e riportare in piazza anche i romani. Una proposta più attuale, un’identità più netta e un aperitivo che, col tempo, è diventato il centro di tutto. Il risultato si vede soprattutto la sera e nei fine settimana: in uno degli angoli più frequentati del centro storico, oggi ai tavoli tornano a sedersi anche i residenti, quelli che da queste parti di solito passano in fretta o non passano più.
Dal negozio di famiglia al rilancio del 2020: la svolta dei fratelli De Sanctis
Dietro Camillo c’è una storia che a Piazza Navona parte da lontano, molto prima del ristorante. Le prime attività della famiglia De Sanctis in zona risalgono infatti al 1890, e nei ricordi dei due fratelli c’è ancora il vecchio negozio di articoli da regalo che nel 1996 lasciò spazio al locale. Il vero cambio di passo, però, arriva nel 2020, nel pieno della crisi della ristorazione legata al Covid. È in quel momento che il ristorante cambia marcia e prende il nome di Camillo, scelto in omaggio al nonno. “
Nell’enorme sfortuna di quel periodo, per noi c’è stato anche un reset”, ha raccontato Filippo De Sanctis. Il vecchio format, più rigido, con i camerieri in papillon e l’impostazione del classico ristorante di piazza, viene messo da parte. Al suo posto nasce un indirizzo più libero, più riconoscibile, costruito dalla nuova generazione. Non un tuffo nella nostalgia, semmai l’opposto.
Un dehors da cento coperti davanti alla Fontana dei Quattro Fiumi: così Camillo rompe gli schemi del centro
Qui anche l’occhio vuole la sua parte. Camillo vive soprattutto all’esterno, con un dehors da circa cento coperti affacciato sulla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, proprio all’ingresso da Corsia Agonale, sul lato che guarda verso Piazza Madama. Dentro c’è il bancone del cocktail bar, ma il cuore del locale è fuori, tra tavoli vicini, passaggio continuo e una vista che conta eccome. Anche l’arredo manda un segnale chiaro: il rosa acceso scelto per menu e dettagli visivi si stacca subito dall’immaginario un po’ prevedibile dei ristoranti del centro.

La scommessa, raccontano i gestori, era facile da spiegare e molto meno da vincere: far tornare i romani in una piazza che molti percepiscono ormai come territorio quasi soltanto turistico. “Il cliente straniero che ci interessa è quello che arriva perché consigliato da qualcuno del posto”, ha detto De Sanctis. È una frase che dice molto della linea scelta: niente cliché, ma un pubblico più consapevole.
Carbonara, lasagna piastrata e pollo fritto coreano: il menu che parla a turisti e romani
In cucina la direzione è netta: piatti romani, comfort food internazionale e qualche uscita più personale, ma senza il gusto di stupire a tutti i costi. In carta ci sono carbonara, cacio e pepe, polpette al sugo, ma anche cheeseburger, club sandwich e vitello tonnato. L’idea è quella di un menu largo, chiaro, accessibile. “Non facciamo un prodotto elitario”, ha detto Filippo, rivendicando una cucina che resta popolare sia nei prezzi sia nell’impostazione. Tra i piatti più riconoscibili c’è la lasagna piastrata, rifinita per dare più croccantezza, proposta a 21 euro. Poi ci sono le Fettuccine Alfredo, classico divisivo per definizione, qui con crema di burro, parmigiano e miso di nocciole a 22 euro.
A fare da ponte con l’altro progetto dei fratelli, Manero, sono soprattutto le proposte più street: il pollo fritto con salsa agrodolce coreana, appena piccante, a 14 euro, e il cheeseburger a 16 euro. Dal locale spiegano che tutto quello che può essere fatto in casa viene fatto davvero, a partire dalla pasta fresca. Ed è anche questo, più ancora della posizione, a spiegare perché a pranzo prevalgano i visitatori mentre la sera, ai tavoli, si vedano anche molte facce romane.
Spritzetti, signature drink e sconto ai romani: l’aperitivo che ha acceso il rilancio
Se c’è un gesto che racconta bene il nuovo corso di Camillo, è quello nato in piena pandemia, quando i De Sanctis montarono un banco sull’uscio e iniziarono a servire “cocktalini e spritzetti” da asporto. Da lì, passo dopo passo, l’aperitivo a Piazza Navona è diventato una parte decisiva dell’identità del locale. Oggi la drink list mette insieme classici, dal Mojito al Bloody Mary, e diversi signature drink. Il più richiesto, raccontano dal bancone, è il Pink, con rum infuso con ananas, lamponi, vaniglia, pimento e chiodi di garofano, agrumi compresi, a 14 euro. In carta c’è anche il Cinnamon Puccini, con Franciacorta, mandarino e cannella, a 13 euro, insieme alle birre alla spina e a una selezione di vini che include anche piccoli produttori italiani.
Ma il punto resta soprattutto un altro: far tornare la gente del posto in una piazza che negli anni aveva perso il suo uso quotidiano. Per questo da Camillo c’è anche uno sconto del 20% ai romani, ottenibile con autodichiarazione. “Se ci dici che sei romano, te lo facciamo. Capiamo chi mente”, ha scherzato De Sanctis. Una battuta, sì, ma il senso è serio. Il rilancio è passato anche da qui: non far finta di essere altrove, ma provare a ricucire il rapporto tra Piazza Navona e chi Roma la vive ogni giorno.

