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Home Food

A Roma debutta Sando Ie Koji: il katsusando giapponese trova casa in Prati

A Roma apre SANDO IE KOJI, la giù amatissima patria del tramezzino giapponese.

by Francesca Testa
27 Maggio 2026
in Food
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Tramezzini giapponesi Sando

Sando, la patria degli amatissimi tramezzini giapponesi (DailyBest.it) Foto da Instagram @sando.2026

A Roma, in via Andrea Doria 32, nel cuore di Prati, ha aperto a fine marzo Sando Ie Koji, il nuovo locale dello chef giapponese Koji Nakai dedicato al katsusando, il tramezzino nipponico con cotoletta che da qualche anno si sta facendo notare anche fuori dal Giappone. L’idea è semplice e precisa: portare in città uno street food giapponese riconoscibile, fatto con cura artigianale e una filiera controllata. Per Nakai, già presente a Roma con altri progetti, è un altro tassello del suo percorso nella Capitale. Il formato è quello dei posti che puntano dritti al punto: piccolo, veloce, molto cittadino. Pochi coperti, cucina essenziale, identità netta.

Via Andrea Doria, il nuovo approdo romano di chef Koji Nakai

Il nuovo indirizzo di Koji Nakai è a due passi dal Mercato Trionfale, in una delle zone più trafficate di Prati, dove negli ultimi anni sono aumentate le proposte legate alle cucine straniere e ai format rapidi. Qui lo chef ha scelto di aprire il suo quarto progetto romano, puntando non su un menu esteso ma su un prodotto solo, molto preciso: il katsusando. Una scelta chiara, e a Roma ancora poco battuta, visto che il panino giapponese resta un prodotto di nicchia.

Nakai, che continua anche a collaborare con l’Istituto Giapponese di Cultura e con iniziative rivolte alla comunità dei cuochi nipponici in città, ha pensato il locale come una tappa coerente del suo lavoro. Non un esercizio di immagine, almeno nelle intenzioni, ma il tentativo di prendere un cibo popolare e renderlo comprensibile al pubblico romano senza stravolgerlo. Il centro di tutto resta questo: riconoscibilità del prodotto e attenzione nell’esecuzione.

Dal pane tipo shokupan al Wagyu Sando: così prende forma il menu

Il cuore dell’offerta è il katsusando, preparato con pane in cassetta soffice, appena tostato, scelto dopo una ricerca precisa per avvicinarsi allo shokupan giapponese, il pane al latte noto per il profumo delicato e la consistenza morbida, quasi burrosa. A produrlo è il Panificio Marè di Prati, coinvolto per mettere a punto una base capace di reggere farciture ricche senza perdere leggerezza. È uno dei punti su cui il locale insiste di più.

TRAMEZZINI GIAPPONESI ROMA SANDO IE KOJI
Arrivano a Roma i tramezzini giapponesi (DailyBest.it) Foto da Instagram @iekojisando

Le varianti principali sono quattro: la classica con cotoletta di maiale, quella con pollo allevato a crescita naturale, una proposta vegetariana stagionale con le verdure del Mercato Trionfale e una versione con straccetti di manzo saltati e conditi con salsa di soia. Accanto a queste, il panino che più di tutti racconta l’idea del locale è il Wagyu Sando, fatto con carne di Wagyu e presentato come la sintesi della sua filosofia: street food, sì, ma con una ricerca evidente sulla materia prima.

Il menu non si ferma ai sandwich. Ci sono anche bento box con riso, verdure e proteine, una selezione di patatine insaporite con richiami al Giappone — yuzu, alga nori, miso, salsa teriyaki, katsuobushi — e diverse bevande nipponiche. Nel complesso la linea è chiara: poche proposte, facili da leggere, pensate per mangiare in fretta ma non in modo sbrigativo.

Laboratorio dedicato e filiera controllata: cosa c’è dietro il katsusando

Dietro l’apparente semplicità di un tramezzino giapponese c’è un lavoro più articolato di quanto possa sembrare. Le cotolette, per esempio, vengono preparate internamente grazie alla collaborazione con il Gruppo Galli, partner del progetto, e a un laboratorio dedicato che segue la lavorazione delle carni e la produzione dei katsusando destinati non solo al nuovo locale, ma anche alle altre attività romane dello chef. È qui che il format prova a distinguersi: nella precisione del gesto ripetuto, senza perdere la mano artigianale.

La formula della filiera controllata torna spesso nel racconto del locale, e non è un dettaglio. In un prodotto dove pane, carne, panatura e salse devono restare in equilibrio, la continuità pesa quasi quanto l’idea di partenza. Secondo quanto riferito dal team, Nakai ha lavorato proprio su questo: ottenere un risultato replicabile senza renderlo anonimo. Un passaggio importante, soprattutto per un format che guarda anche a una possibile crescita. Prima, però, c’è la prova più concreta: quella del quartiere, del via vai quotidiano, del cliente che entra alle 13.20 e cerca qualcosa di buono da mangiare in pochi minuti.

Asporto, dehors e orario continuato: un format pensato per la vita di quartiere

Lo spazio di Sando Ie Koji è stato progettato soprattutto per l’asporto e per un consumo rapido, con pochi posti interni e un dehors più ampio, seguendo il modello dei piccoli locali urbani giapponesi. La cucina resta essenziale anche alla vista, il servizio punta sulla velocità, il tono è informale. Niente effetti speciali. Qui contano la praticità e il passaggio continuo.

Il locale è aperto tutti i giorni dalle 12 alle 23, con chiusura il martedì. Una fascia oraria lunga, che lo colloca tra il pranzo veloce, uno spuntino salato e una cena senza troppe formalità. In una zona come Prati, dove si incrociano uffici, residenti e turisti con ritmi diversi, la scelta dell’orario continuato sembra tutt’altro che casuale. Sando Ie Koji prova a stare proprio lì, dentro il movimento normale della città, con un prodotto preciso e subito riconoscibile.

Più che un ristorante nel senso classico del termine, è un format compatto che cerca spazio nella routine romana. E forse il punto è proprio questo: prendere uno dei simboli più noti dello street food giapponese contemporaneo e portarlo in una dimensione quotidiana, di quartiere, da pausa pranzo o da tavolino preso al volo. Per ora, in via Andrea Doria, il katsusando ha già trovato casa.

Francesca Testa

Francesca Testa

Classe 1988, laureata in lettere con specialistica in informazione e sistemi editoriali. Dopo oltre 10 anni di impegno come caporedattrice di CheDonna.it, passa a dirigere ciaostyle (testata dedicata al mondo della moda) e poi diverse testate del gruppo Velvet e, infine, DailyBest.it. Nel mezzo tanto studio, una passione incrollabile per tutto ciò che ruota attorno all’universo femminile e a quello dell’informazione in generale.

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