Cooltra, che nella Capitale gestisce 1.500 scooter elettrici, continua a contare fino a 40 sparizioni al mese, un numero che resta molto più alto di quello di Milano e Torino, dove le segnalazioni arrivano poco sopra quota dieci. E il punto non è solo il casco che manca: senza casco il mezzo si ferma, non si può usare, e il servizio si blocca in una città che già fa i conti ogni giorno con traffico, trasporto pubblico e micromobilità.
Roma maglia nera dei furti: perché i casi sono il doppio di Milano e Torino
Il fenomeno era già esploso nel 2023. Da allora qualcosa è cambiato, perché le denunce rispetto a due anni fa sono calate, ma Roma resta un caso anomalo. Chi lavora nello sharing lo sa bene: il servizio regge solo se i mezzi restano integri e disponibili. Nella Capitale, invece, tra piccoli atti vandalici e pezzi portati via, i numeri continuano a essere fuori scala. In questo quadro il casco è l’oggetto più facile da rubare e anche il più semplice da rivendere. Costa meno di uno scooter, attira meno attenzione e spesso passa, a torto, come un reato “minore”.
Per l’azienda, però, il conto si allarga subito. C’è il costo della sostituzione, c’è il mezzo che resta fermo e c’è tutta la parte burocratica: recuperi, segnalazioni, denunce. A Roma succede così spesso da trasformare la città in una specie di banco di prova forzato. E non si parla soltanto di bravate. Nei procedimenti emersi in questi anni compaiono profili molto diversi: professionisti, dipendenti pubblici, studenti e minorenni. È questo il punto più sorprendente e anche più delicato: il casco rubato finisce dentro una normalità pericolosa, come se fosse un oggetto di nessuno, quando invece appartiene a una filiera chiara e tracciabile.
Dagli annunci su eBay e Vinted fino al Marocco e all’Egitto: il viaggio dei caschi rubati
La parte più curiosa, e forse anche la più rivelatrice, passa dal web. I caschi Cooltra rubati non restano sempre a Roma. Anzi, spesso riemergono sulle piattaforme di compravendita online, da eBay a Vinted, messi in vendita con una facilità che dice molto su quanto questo mercato parallelo si sia allargato. Capire da quale città arrivi ogni singolo casco è quasi impossibile, ma con il volume delle denunce romane il sospetto è forte: una fetta consistente potrebbe partire proprio dalla Capitale.
Poi ci sono le immagini circolate online, che hanno dato a questa vicenda un lato quasi surreale. Un casco Cooltra è stato fotografato in un mercato in Marocco. Un altro è comparso in Egitto, nel deserto, dentro una foto dall’aria quasi poetica. In passato si era parlato perfino di un casco finito sulla neve, in una scena diventata virale. Fa sorridere, ma fino a un certo punto. Perché dietro c’è una piccola economia del furto che gira bene: oggetti riconoscibili, facili da trasportare e abbastanza richiesti da trovare presto un compratore. Il passaggio dalle strade di Roma agli annunci online, e poi oltre confine, racconta che non si tratta più solo di episodi isolati. Si è formata una vera filiera della rivendita, veloce, mentre i controlli restano ancora indietro.
Ricettazione, risarcimenti e nuove denunce: la linea dura di Cooltra contro ladri e piattaforme
Su questo fronte Cooltra ha scelto da tempo una strada molto chiara. A seguire i casi sono gli avvocati Sinagra e Giuffrida, che negli anni hanno gestito centinaia di pratiche e ora preparano un passo in più: non fermarsi a chi ruba o compra il casco, ma chiamare in causa anche le piattaforme che ospitano gli annunci, se non intervengono dopo le segnalazioni. Sono già partite comunicazioni formali per chiedere collaborazione e la rimozione di contenuti che riguardano, di fatto, merce rubata.
Per chi viene trovato con uno di questi caschi, il rischio è tutt’altro che lieve. I reati contestabili sono ricettazione o riciclaggio, con possibili effetti penali, spese legali pesanti e ricadute concrete sulla fedina penale. Per alcune categorie, soprattutto per chi lavora nel pubblico o punta a un concorso, basta già questo a cambiare molto le cose. In diversi casi, secondo le ricostruzioni giudiziarie già emerse, gli indagati hanno provato a chiudere la vicenda con un risarcimento di 400 euro all’azienda e una lettera di scuse. È una strada che può pesare nella valutazione del giudice e aiutare a ottenere un esito meno severo, ma non cambia il punto di partenza: prendere o comprare un casco Cooltra rubato non è una furbata da poco.
Adesso il nodo è capire se la pressione legale riuscirà davvero a frenare il mercato online. Perché finché a Roma continueranno a sparire decine di caschi ogni mese, il problema non resterà chiuso nei tribunali o nei conti di un operatore privato. Si vedrà in strada, nei mezzi non disponibili, nel servizio che si riduce. E in una città che, anche su dettagli solo in apparenza minori, finisce sempre per pagare un prezzo più alto.
