Alla presentazione dell’Italy Major Premier Padel, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha legato il torneo di Roma a un disegno più ampio: usare i grandi eventi per trasformare visibilità, presenze e investimenti in qualcosa che lasci un segno sul territorio, e non soltanto nei giorni delle partite.
Dal Foro Italico ai Giochi del Mediterraneo: il padel entra nella strategia italiana dei grandi eventi
Abodi ha battuto soprattutto su un punto: le difficoltà, se affrontate bene, possono diventare occasioni concrete. Nel caso del Major di Roma, il ragionamento parte dal lavoro condiviso tra Sport e Salute, FITP e federazione internazionale e arriva a un obiettivo più largo: fare del padel uno degli sport su cui l’Italia vuole giocarsi organizzazione e immagine. Non è un dettaglio il richiamo al Sud e ai Giochi del Mediterraneo 2026, dove il padel sarà presente. È il segnale che il torneo del Foro Italico non viene considerato un episodio a sé, ma una tappa di un percorso che punta a distribuire eventi, pubblico e ritorno economico anche fuori dai circuiti abituali. Poi resta la distanza, sempre presente, tra gli annunci e i risultati. E molto dipenderà dalla capacità di non concentrare tutto in poche settimane di vetrina.
Turismo sportivo, scuole e pubblico: le leve indicate dal ministro per far crescere il movimento
Il passaggio più interessante, al di là della cerimonia, riguarda il modo in cui Abodi ha messo insieme turismo sportivo, scuola e qualità dell’esperienza per il pubblico. Quando dice che non basta aprire i cancelli per riempire uno stadio, fotografa bene un problema che tanti sport conoscono da tempo: chi arriva, paga e chiede organizzazione, servizi, tempi chiari, impianti accoglienti. Secondo il ministro, se oggi tennis e padel funzionano meglio di altri non è per caso, ma per investimenti fatti anche sui più giovani. È qui che il discorso tocca la vita di tutti i giorni: più tornei e più attenzione politica verso queste discipline possono voler dire impianti usati meglio, attività nelle scuole, flussi turistici che muovono lavoro, dagli alberghi ai trasporti, fino ai servizi attorno agli impianti. Resta però la domanda che accompagna ogni grande evento: quanto di questa spinta riesce davvero a restare nei quartieri, nelle società sportive e nelle città che ospitano, quando le tribune si svuotano e i riflettori si spengono?
