Un anno fa eravamo tutti Charlie

A un anno dall’attacco a Charlie Hebdo, abbiamo chiesto al fumettista Alessio Spataro come sta la satira in Italia oggi

Fumetti
di Diego Cajelli facebook 7 gennaio 2016 10:44
Un anno fa eravamo tutti Charlie

spataro-grillo Alessio Spataro

 

Sai perché i terroristi sono degli idioti?
Perché esistono metodi molto più efficaci delle pallottole per tappare la bocca a degli autori satirici.
Da noi, il significato più profondo della parola “satira”, è stato completamente sradicato dalla percezione stessa delle persone. Strappata via dai media mainstream, con un lavoro accurato, violento e chirurgico durato vent’anni, annegata nel politicamente corretto, sostituita con la macchietta e l’innocuo sfottò, la satira è diventata un elemento irriconoscibile dal pubblico di massa.
Sopravvive. Ha dovuto cambiare forma e media per farlo, ha dovuto nascondersi, adeguandosi all’analfabetismo funzionale, trasformandosi in contenuti spacciati per veri e pronti per essere condivisi dai cliccatori compulsivi.
La satira contemporanea della Rete ha cambiato il suo target principale, ovvero il dare fastidio ai potenti, e si accontenta di prendere di mira gli idioti (tanti) che hanno percepito come “reale” il contenuto qui sotto.

 

10553528_938384072904916_2274423682455930956_n Siamo la gente

 

Un anno fa, la bella gente dei social, quella che ha la soluzione per ogni problema del mondo e un’immagine del profilo da cambiare per ogni occasione, scopriva l’esistenza della rivista Charlie Hebdo. La scopriva nel peggiore dei modi: di fronte a dodici cadaveri.
Dodici persone sono state ammazzate perché prendevano per il culo qualcuno o qualcosa.
Io, quel giorno, ho pensato tantissimo ad Alessio Spataro.

Spataro, classe 1977, è uno dei pochi autori di satira “quella vera” che conosco. Feroce, fastidioso, volgare, spietato, come devono essere gli autori satirici. È stato uno dei primi a fare comics journalism, con un reportage dal G8 di Genova, è stato oggetto di un interrogazione parlamentare per il suo lavoro sulla Ministronza, e tra le mille altre cose che fa è da poco in libreria con la graphic novel Biliardino per BAO.
L’anno scorso, mentre da Parigi arrivavano notizie di disegnatori scannati per aver messo su carta un contenuto non gradito a qualcun’altro, io pensavo a lui. Pensavo ai commenti feroci che riceve su Facebook quando attacca Grillo, pensavo alla violenza verbale di cui è soggetto.

 

dishuman_centipede Alessio Spataro

 

Da quei fatti è passato un anno. Alessio è ancora un autore satirico in prima linea, e ho voluto fare una chiacchierata con lui su Charlie Hebdo e sulla satira in generale, partendo dalla convinzione che nessuno di quelli che si sentivano tantissimo Charlie sarebbe stato in grado di decodificare i contenuti di un numero qualsiasi di Charlie Hebdo. “Per sostenere una causa è molto più facile e molto poco efficace cambiare il profilo di un account o condividere un articolo di denuncia o un video –attacca Spataro- L’anno scorso credo che in pochissimi fossimo solidali in modo consapevole con Charlie Hebdo (io per primo l’ho fatto cambiando il mio profilo). In Italia sicuramente in pochi riescono a unire un’espressione istintiva, virtuale, pubblica con atteggiamenti quotidiani coerenti e conseguenti. E spesso i nostri rappresentanti politici, degni rappresentanti di gran parte della popolazione, sono i primi a sfruttare ipocritamente questa indignazione fasulla. Il Pd e gran parte dell’editoria schierata con il centrosinistra sono sempre stati allergici alla satira, che in Italia ha sbeffeggiato sempre chiunque. Grillo ha addirittura fondato un partito proprio assecondando lo sfogo virtuale e innocuo di tantissime persone frustrate e incapaci di mobilitarsi realmente. Riponevo un barlume di fiducia su Daniela Santanché – continua – quando disse di voler pubblicare in Italia Charlie Hebdo per solidarietà dopo la strage di Parigi. Sembrava crederci e conoscere bene quella rivista, purtroppo però non ha mai speso un centesimo per farsi ritrarre e distribuire in edicola a chiappe all’aria o ricoperta di sterco. Approfitto per rinnovarle pubblicamente l’appello a ripensarci, proponendo anche la mia disponibilità”

Una delle cose che mi fa incazzare di più, e che ho letto spesso a proposito di Charlie Hebdo è che: “se la sono andata a cercare”. Mi fa incazzare che a dirlo siano persone che non hanno mai cercato niente in vita loro. A parte forse le loro chiappe con una pila e una mappa. E tu? Tu te la sei mai andata a cercare?
Io ho sempre cercato l’immondizia per raccontarla. Credo che il lavoro di un autore satirico sia proprio questo. Munirsi di guanti e tuta protettivi, andare in un’enorme discarica abusiva e differenziare meticolosamente, pezzo dopo pezzo. A volte ho trovato qualche pezzo di merda, ma sono sempre stato bravo a non sporcarmi. Il problema sorge quando non ti proteggi dai veleni letali.

 

legamerd Alessio Spataro

 

Correre dei rischi è parte del mestiere di autore satirico?
Sì. Purtroppo più registri reazioni scomposte, più significa che fai bene il tuo lavoro satirico. È un paradosso necessario. Parlo sia di rischi di azioni legali, che di minacce fisiche. E io per fortuna non ho mai ricevuto querele.

Confesso. A me, personalmente, i contenuti di Charlie Hebdo non piacevano. Non mi piaceva nemmeno il loro atteggiamento e, sotto sotto, non mi piaceva che lasciassero il fianco scoperto verso la strumentalizzazione becero frontnazionalista…
L’unico neo, e credo che tu ti riferisca a questo, è stato non far capire bene che la critica a una religione non era dettata da pulsioni razziste, ma atee ed anticlericali. Purtroppo certa platea proletaria e di origine straniera non la percepiva così e in molti hanno visto la rivista come un élite chiusa di persone che potevano permettersi il lusso di bestemmiare Allah.

Oltre alle pallottole, quanti sistemi esistono per zittire il pensiero satirico?
I più efficaci sono quelli economici e legali: ricatti in ambito lavorativo se non addirittura azioni legali appunto. Quelli criminali e fisici, minacce o aggressioni, sono spesso controproducenti per chi li mette in atto.

spataro01

 

Quali hanno usato qui da noi?
La lista è lunga e li comprende quasi tutti. Per fortuna, almeno dal dopoguerra, non è mai stato ammazzato nessun autore satirico, ma ci sono stati anche casi assurdi di galera (per motivi diversi e in contesti diversi per Guareschi e per Lillo Venezia). Negli ultimi decenni è stato molto proficuo per gli allergici togliere soldi ai progetti collettivi satirici, sia su carta che in tv, così facendo le esperienze di riviste o trasmissioni del settore sono state sempre più marginali o affidate raramente a poche singole persone e in ogni caso poi di fatto censurate come è successo a Daniele Luttazzi, a Sabina Guzzanti, a Maurizio Milani in tv o come è accaduto in edicola alla rivista Boxer, tagliata come allegato del Manifesto e tacciata di atteggiamenti “fascistoidi” da Valentino Parlato solo per aver osato criticare l’Unità.

Ora, la satira dov’è? Esiste ancora?
Ce n’è parecchia e anche molto bella. Cito solo alcuni esempi: Lercio sul web, Satiriasi a teatro, Altan e Bucchi sui quotidiani, Pagani e Caluri tra i fumetti, Dario Campagna nell’editoria di varia e sul web, Gaspare Bitetto sul web con Casalegglo, Daniele Fabbri un po’ ovunque come stand-up comedian (oltre che sceneggiatore di Gesù e stalker del Papa su twitter) e Marco Tonus un po’ ovunque con qualsiasi cosa.

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