I 10 peggiori vicini di ombrellone che potresti incontrare in vacanza

La vacanza richiede una buona dose di elasticità, di pazienza e di riflessi pronti nell’evitare tutta una serie di personaggi. Tipo questi

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di Sandro Giorello facebook 7 luglio 2016 15:02
I 10 peggiori vicini di ombrellone che potresti incontrare in vacanza

sportivi-spiaggia royalfashionist.com - Sportivo + Party Harder, la combo micidiale

 

Non so se si è capito, ma la redazione di Dailybest ha una discreta voglia di andare in vacanza (leggasi qui, qui, qui e qui, giusto per fare qualche esempio). Se, come noi, non aspettate altro, ci teniamo a ricordarvi che la vacanza in primis è uno spazio mentale, è un luogo dell’anima a cui bisogna approdare con la giusta attitudine.

La vacanza richiede una buona dose di elasticità, di pazienza e di riflessi pronti nell’evitare possibili inconvenienti spiacevoli che vi possono capitare una volta usciti dalla porta di casa con il trolley a seguito. E, soprattutto, tutta una serie di personaggi che, con buona probabilità potrete incontrare. Tipo:

 

L’iper-tecnologico

Un primo segnale può essere una piccola cassa acustica, super impermeabile e collegabile via bluetooth. E poi caricabatterie con pannelli solari, costumi in micro-fibra che si asciugano in un secondo o occhiali da sole con cui si può anche controllare la posta. Per non parlare di quelli che non prendono nemmeno un Calippo se il bar in questione ha meno di 10 recensioni su Trip Advisor. La persona iper-tecnologica, in teoria, non è poi così fastidiosa: essendo così attrezzata per essere autosufficiente su tutto – leggasi anche “un nerd sociopatico” – difficilmente verrà mai a chiedervi qualcosa. Il problemi arrivano si accorgono che la spiaggia non ha il wi-fi al contrario di quanto scritto sul sito dello stabilimento, quando si dimenticano il cavo per caricare il telefono o l’iPad si riempie di sabbia e stranamente l’Apple Store è chiuso a Ferragosto. Potreste assistere a scene deliranti.

 

Il social-Addicted

Lo si potrebbe scambiare per l’iper-tecnologico ma in realtà ci sono grandissime differenze. Una su tutte: il nerd sostanzialmente si fa i cazzi suoi, il malato di social vuole far sapere a tutti cosa sta facendo. Inizia a chiedere consigli su Facebook sulla playlist più adatta per fare la valigia – poi ampiamente documentata su Instagram – e poi racconta nei tanti modi possibili ogni dettagli del suo viaggio, geolocalizzando ogni singolo dettaglio. E ovviamente continua in spiaggia, al chiringuito, la pizzeria sulla terrazza vista mare ecc ecc. I peggiori sono quelli che creano addirittura dei gruppi su Whatsapp per far sì che si possa condividere tutti insieme le immagini delle proprie vacanze e ti includono senza chiederti il permesso. Centinaia di foto che intasano la tua timeline e la memoria del tuo telefono.

 

La lumachina

Ovvero quello che vorrebbe portarsi la propria casa con sé. Valigioni grandi come i forzieri dei pirati che, appena entrati in quello stretto corridoio che divide le poltrone di treni o aerei, creano ondate di panico e bloccano centinaia di persone già sudatissime e incazzate per conto loro. La lumachina si porta sempre un maglioncino pesante che non si sa mai, una ricca collezione di medicinali tipo spedizioni umanitarie e una discreta biblioteca da leggere. Il tutto per un week end lungo. E sorvoliamo sulla parentesi cibo (perché le melanzane alla parmigiana come le fa la nonna non le trovi da nessun altra parte e lei certo non si accontenta di un tramezzino al bar).

 

Il fricchettone

È inutile infierire o accanirsi su chi, come scelta di vita, ha deciso di rimanere ancorato a quell’indefinito momento degli anni ’90 dove tutte le culture del mondo dialogavano tra loro e si respirava un’alchimia magica dove arte, musica e libertà sessuale gridavano all’unisono un messaggio di speranza. Bisogna imparare a rispettarli, insieme i loro bonghi, ai loro cani, ai loro Volkswagen super inquinanti, alle canne e ai loro 50 anni portati malissimo. Forse è solo invidia, la mia, per una visione della vita più leggera e tranquilla, ma li evito come la peste.

 

Lo sportivo

Sveglia presto, corsetta in spiaggia con il sole che nasce, e poi tutti i corsi di acquagym possibile. Ne ho visti alcuni che facevano pure le flessioni sul bagnasciuga. Ti fanno sentire in colpa per il tuo fisico da impiegato delle Poste  – che sul corpo di Di Caprio sta anche bene ma sul tuo proprio no – e ti fanno scontrare con un’ondata di dinamismo inaspettata mentre il tuo cervello vorrebbe rimanere a fissare il mare che si diverte a schizzare i bambini. Lo sportivo richiede una grande sicurezza in se stessi e una forte autostima. Certo, sono molto divertenti da prendere in giro.

 

Quello da villaggio vacanze

Che è molto peggio dello sportivo. Ha questa irrefrenabile voglia di coinvolgere più persone possibili nel più grande rito collettivo a cui può aspirare l’uomo moderno: la zumba. Come tanti ragazzini in overdose da caffeina si lancia a ballare di tutto, dalle sigle dei cartoni animati – vintage ma anche recenti –  fino a Rihanna, e lo fa con una foga e un divertimento che ti fanno pensare che prima abbiamo vissuto una vita di sacrifici che manco Victor Hugo. Il tutto alimentato dai impianti audio che farebbero impallidire i sound system giamaicani. Appena vedete una ragazza in costume e pantaloncini che prende le adesioni per il prossimo slot di ballo, voi tirate dritto e cambiate subito spiaggia.

 

Il party harder

Che è molto peggio del manico da villaggio vacanze. Stiamo parlando di quelli che sognavano di far le vacanze ad Ibiza ma il loro budget gli permette solo di andare ad Imperia nello stabilimento balneare frequentato solo dai vecchi. Sono quelli che alle sette sono già al primo giro di chupiti, che vogliono a tutti costi tirare fino al mattino anche se in città l’unica discoteca attiva è di quelle che ha come hit di riferimento Balla di Umberto Balsamo. Sono eccessivamente rumorosi e si ubriacano con estrema facilità ma non capisci come mai, alle sette di sera del giorno dopo, hanno già recuperato le forze per fare di nuovo tutto da capo.

 

L’assiduo lettore

Detto anche il vampiro. È la persona che rifugge il sole in tutti i modi possibili, che se va al mare si rifugia subito nelle grotte create dagli scogli o che in spiaggia affitta due ombrelloni e ne porta un terzo da casa. Cappellino, maglietta e pantalone lungo di lino. Il suo unico interesse in spiaggia è leggere tomi da migliaia di pagine e ti fa pure shhh se per caso stai chiacchierando con il tuo vicino di sdraio. Odiosi.

 

Il malato di figa

Sono molto fastidiosi perché passano il tempo a dare i voti alle ragazze in costume che passeggiano in spiaggia o che vedono in paese. Il tutto, ovviamente, corredato da aneddoti su roboanti maratone sessuali accadute l’estate prima o su presunte conquiste fatte con modelle di cui fingono pure di avere il numero salvato in rubrica. All’ennesima scopata raccontata nei minimi dettagli e con una passione nell’esposizione degna di un commentatore sportivo, inveisci contro te stesso per aver dimenticato l’iPod a casa.

 

Quello che ha paura di tutto

Studio Aperto esordisce nel 1991 e, estate dopo estate, ha lavorato duramente per portare avanti una paura già insidiata nella nostra mente da nonne e bisnonne: il coccolone. Negli anni si sono create persone completamente terrorizzate da tutti i possibili disagi della stagione estiva, a partire da non uscire nelle ore più calde, fino a bere distrattamente acqua ghiacciata o avere un buon rapporto con l’aria condizionata in ufficio. Il numero uno di tutte le paure però lo sapete: la congestione. Dalle tradizionali due ore, c’è che arriva ad aspettarne anche a tre o quattro per fare il bagno dopo mangiato. Vuol dire che il pomeriggio è partito, se poi la combo è parmigiana alle melanzane + paura di non digerirla in tempo, puoi dire addio anche al bagnetto serale delle sei di sera.

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