Chernobylite: uno sparatutto radioattivo che non ti lascia indifferente. Almeno per me, questo fps con fortissimi elementi gestionali e una robusta impostazione story-driven da un lato mi ha tenuto incollato allo schermo per oltre dieci ore — circa tredici per completare la storia principale, più un paio per sbloccare qualche contenuto extra — e dall’altro, più di una volta, mi ha fatto dubitare del mio buon gusto. La «creatura» di The Farm 51, pubblicata da All in! Games SA e ambientata in un ipotetico futuro alternativo nei dintorni del reattore nucleare di Černobyl, è al tempo stesso estremamente intrigante e ostinatamente limitante. Ma cerchiamo di fare chiarezza in questo intrigo radioattivo.
Chernobylite: cos’è e come funziona lo sparatutto radioattivo di The Farm 51
Prima di addentrarmi nella recensione una premessa è d’obbligo. Come ci hanno consigliato i publisher — che gentilmente ci hanno concesso il codice di gioco per console molto prima del lancio — abbiamo provato il titolo su Xbox One X, ovvero nella modalità «old-gen»: la patch per le nuove console è arrivata in seguito, e il consiglio rimane quello di verificare la versione disponibile sulla propria piattaforma prima di avviare il download. Detto questo, Chernobylite presenta due punti di forza molto evidenti e uno di debolezza altrettanto importante.
Il sistema di shooting: il tallone d’Achille
Partiamo subito dalle «dolenti note»: lo shooting. Il sistema di gameplay, in quello che è a conti fatti anche e soprattutto uno stealth-fps, è abbastanza deficitario, con una responsività molto limitata degli effetti del rinculo delle armi e delle collisioni tra corpi nemici e propri proiettili che lasciano molto a desiderare. Al netto dei vari avversari che vi troverete di fronte — spoiler: non saranno, ovviamente, solo umani — ben presto mi sono trovato a preferire un approccio stealth, onde proprio evitare un gunplay per me insufficiente. È un limite che pesa, soprattutto per chi si avvicina a Chernobylite aspettandosi uno sparatutto radioattivo puro e adrenalinico.

Gestione della base e missioni: dove Chernobylite brilla davvero
Quasi in maniera inaspettata, le parti che funzionano meglio di Chernobylite sono quelle legate all’ottimo sistema gestionale della propria base, che non soltanto si può organizzare e personalizzare ma che presenta anche un meccanismo molto intuitivo di missioni giornaliere. Queste si possono affidare ai propri compagni — con tanto di arruolamento di singoli individui con caratteristiche specifiche per compiere determinate missioni — oppure completare in proprio. Questo regala al giocatore una varietà davvero ampia di approcci e di stili di gioco.
Per esempio, ho tentato di «ruolare» il protagonista come un uomo rotto dal destino, che ha perso la compagna nel disastro nucleare e che quindi governa la propria banda di ex-soldati, balordi e rinnegati con il pugno di ferro: poche razioni di cibo, turni sfiancanti e tanta disciplina, con il risultato di uomini assetati di sangue ma validissimi in combattimento. La profondità di questo layer gestionale è, paradossalmente, il vero cuore pulsante di un titolo venduto come sparatutto.

La componente survival: il vero punto di forza dello sparatutto radioattivo
Se proprio dovessi assegnare la palma dell’aspetto che più ho apprezzato di Chernobylite — al netto di una direzione artistica valida nel ricreare l’atmosfera soffocante e sorda del disastro nucleare, e di una storia principale tutt’altro che banale — è sicuramente la componente survivor. Quel misto di attenzione per le zone con maggiori radiazioni (testimoniate dall’eterno contatore Geiger, il nostro più fedele «compagno» di esplorazione), recupero di risorse e scoperta di luoghi segreti mi ha davvero appagato. L’atmosfera nervosa e opprimente della Zona di Esclusione è resa con una cura che pochi titoli del genere riescono a replicare.
Certo, le mappe di gioco non sono il trionfo di varietà di biomi e ambienti, ma sono perfettamente aderenti all’ambientazione. Chi cerca un survival-fps capace di mettere costantemente sotto pressione — non solo attraverso i nemici, ma attraverso l’ambiente stesso — troverà in Chernobylite uno sparatutto radioattivo capace di sorprendere.

Verdetto finale: vale la pena giocare a Chernobylite?
Chernobylite, nonostante qualche inciampo — soprattutto sul fronte del gunplay — è uno dei titoli più interessanti sul fronte survivor-fps del momento. Chi si aspetta uno sparatutto radioattivo classico potrebbe restare deluso dalla meccanica di tiro; chi invece è disposto ad abbracciare la dimensione gestionale e survival troverà un’esperienza densa, atmosferica e sorprendentemente longeva. Occhio solo alle radiazioni: essendo a Černobyl, non le sottovaluterei troppo.
FAQ su Chernobylite
- Chernobylite è uno sparatutto puro?
- No. Pur presentandosi come un fps, Chernobylite integra profondi elementi gestionali, survival e stealth. Il gunplay è il suo punto più debole, mentre la gestione della base e l’esplorazione sono i punti di forza.
- Quanto dura Chernobylite?
- La storia principale richiede circa 13 ore; completare i contenuti extra porta il totale a circa 15 ore. La componente gestionale e le missioni secondarie possono allungare sensibilmente l’esperienza.
- Su quali piattaforme è disponibile Chernobylite?
- Il titolo di The Farm 51 è disponibile su PC, PlayStation e Xbox, con versioni ottimizzate per le console di nuova generazione. Prima di acquistare, verificate la versione aggiornata disponibile sulla vostra piattaforma.
- Chernobylite è adatto a chi ama S.T.A.L.K.E.R.?
- Sì, in larga misura. L’ambientazione nella Zona di Esclusione di Černobyl, l’atmosfera opprimente e la gestione delle radiazioni richiameranno immediatamente i fan della serie S.T.A.L.K.E.R., pur con un impianto narrativo e gestionale più strutturato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.






