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di Mattia Nesto 11 Maggio 2021

Resident Evil Village: come godere provando paura

Finalmente abbiamo toccato con mano il nuovo capitolo della serie horror per eccellenza firmata Capcom.

Quando, appena passata la mezzanotte, grazie a Koch Media Italia, abbiamo fatto partire per la prima volta il software di Resident Evil Village eravamo davvero emozionati. Grazie anche all’esplorazione delle demo precedenti (qui le nostre considerazioni sulla prima e qui quelle sulla seconda) sapevamo di avere fra le mani un titolo di tutto rispetto. Dopo la svolta della prima persona nel capitolo precedente (il sempre lodato Resident Evil 7 Biohazard) eravamo curiosi di capire come la scelta di vivere tutto tramite gli occhi di Ethan Winters, il nostro protagonista, potesse funzionare anche in un videogioco dichiaratamente più action rispetto al precedente. Beh, possiamo dirvi che le cose si sposano bene: Resident Evil Village si scopre essere molto più “gioco” rispetto a RE7 con un maggior numero di nemici che variano nelle loro specie e tutta una rosa di ambientazioni e situazioni molto più ricca rispetto al capitolo in Lousiana.

Ambientato in un piccolo paesino dell’Europa dell’Est, Village, almeno nelle sue prime battute, riprende atmosfere e stilemi tipici del racconto vampiresco ma, ed è questa la grande novità, li innova e li incastona nella classica narrazione à la Resident Evil (dove appunto l’horror e le follie pseudo-magiche si sposano sempre con un pizzico di scienza folle e ricerca genetica criminale), state tranquilli. Non solo Village è un capitolo molto importante all’interno della continuity della saga, è un vero e proprio turning-point fondamentale, per le verità che verranno rivelate, Village ha un peso specifico quasi pari al quinto episodio, quello che, a suo tempo, ha fatto da trait d’union con tutti gli altri videogiochi della Capcom. Se avete sempre giocato a RE per la trama fatelo, perché anche questa volta è bella, avvincente e trash al punto giusto (e con almeno due colpi di scena davvero ben congeniati).

Ma si parlava di un titolo più action giusto? Beh, ve lo possiamo confermare. Resident Evil Village è l’erede spirituale di Resident Evil 4, e non solo perché c’è un mercante, il Duca, molto simile a quello del capitolo ambientato in Spagna ma anche e soprattutto perché, le risorse, le munizioni e le azioni saranno copiose, non si avrà, quasi mai, quella sensazione da penuria di armi e pallottole tipica di tanti capitoli della serie: Ethan sarà molto spesso armato fino ai denti. E qui tocchiamo il vero apice del titolo, i nemici. Senza parlarvi troppo dei singoli lord che controllano il villaggio (uno dei quali è la chiacchieratissima Alcina Dimitrescu), vi possiamo dire che sul vostro cammino non troverete, come nel 7, solo uno o due tipi di nemici, davanti ai nostri occhi si parerà letteralmente un campionario dell’horror che comprende lupi mannari a vampiri volanti, passando per misteriose creature acquatiche sino a ghoul che infestano le segrete del castello Dimitrescu.

Per una vampirona grande ci vuole una vascona grande no?  Per una vampirona grande ci vuole una vascona grande no?

Anche gli ambienti saranno ricchi e diversificati con menzione d’onore per gli interni, davvero curatissimi nei minimi dettagli, al contrario di certe texture negli spazi più aperti dove la natura cross-gen del titolo (l’abbiamo giocato su PS5 ma è disponibile anche per Xbox Series X, Series S, naturalmente PC, PS4, XBox One e Google Stadia) lascia intravedere qualche singhiozzo di troppo. Tuttavia nelle quasi undici ore nelle quali abbiamo terminato il titolo, siamo rimasti spesso a bocca aperta davanti al RE Engine, il sistema grafico del gioco che, specie sui volti dei protagonisti o dei nostri nemici, ha fatto miracoli. La varietà delle situazioni e delle ambientazioni non ci ha mai fatto annoiare, piano a piano che l’avventura ha preso piede, siamo diventati sempre più desiderosi di sapere e vedere quale nuovo orrore ci si parava in fronte provando quasi piacere nello spaventarci.

Nella disperata ricerca di ritrovare Rose, nostra figlia rapita a inizio gioco, torneremo a impersonare i panni del protagonista del capitolo precedente. Beh, non sappiamo gli sviluppatori che razza di “antipatia” abbiamo maturato per Ethan Winters ma, esattamente come in RE7, dopo pochissimi minuti, il nostro “eroe” avrà già collezionato una serie di ferite, lividi e ematomi da fare invidia a un pugile professionista. Nel parco divertimenti a tema horror che è Resident Evil Village, insomma, il nostro padre amorevole veste i panni di Emma Bovary, la mitologica eroina del romanzo di Gustave Flaubert, uno dei personaggi letterari più odiati dal suo stesso creatore (che infatti tenterà, diciamo così, in tutti i modi di porre fine alla sua esistenza fra le pagine del libro).

Pur non raggiungendo i picchi di “violenza visiva” e terrore psicologico  del 7, Resident Evil Village è un grande capitolo della serie e anche un gran videogioco (che vi consigliamo di affrontare direttamente a difficoltà alta visto il grande numero di risorse a vostra disposizione) . Il nostro consiglio è, una volta terminata la prima run, è di perdere un po’ di tempo a sfogliare i documenti accessibili dal menu di gioco. Non solo scoprirete un sacco di retroscena sul titolo direttamente dalla bocca degli sviluppatori (tutto ciò è meraviglioso a nostro giudizio!) e “rischierete” di sbloccare dei premi platino super-segreti. Ma acqua in bocca, noi non vi abbiamo detto nulla. Buon horror in compagnia di Resident Evil Village.

 

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Serigrafia a due colori, dimensioni 20×30 cm Edizione limitata di 40 esemplari Martina Merlini Martina Merlini, artista visiva bolognese, classe 1986, vive e lavora a Milano. Il percorso artistico di Martina Merlini si snoda multiformemente nel solco dell’esplorazione, coinvolgendo una pluralità di tecniche, materiali e supporti che convergono nella ricerca di un equilibrio formale delicatamente costruito sull’armonia di elementi astratti e geometrici. Attiva dal 2009, ha esposto in numerose gallerie europee e americane. Dal 2010 al 2013, insieme a Tellas, intraprende il progetto installativo Asylum, che viene presentato a Palermo, Bologna, Milano e Foligno. Nell’estate del 2012 viene invitata a partecipare a Living Walls, primo festival di Street Art al femminile, ad Atlanta. Nel dicembre 2013 inaugura la sua seconda personale, «Wax» all’interno degli spazi di Elastico, Bologna, dove indaga l’utilizzo della cera come medium principale del suo lavoro, ricerca approfondita nella sua prima personale americana, «Starch, Wax, Paper & Wood», presso White Walls & Shooting Gallery, San Francisco. Tratto dal catalogo della mostra La bellezza fa 40  
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