Libri
di Giulio Pons 5 Giugno 2018

Girls who code, un’amicizia in codice: un libro per avvicinare le bambine all’informatica

Un libro per avvicinare le bambine all’informatica a cura di Girls Who Code, un’organizzazione che vuole ridurre il gender gap nelle materie scientifiche

Qualche giorno fa girovagando in libreria ho incrociato questo libro ed essendo padre di figlie femmine e programmatore, mi si sono drizzate le antenne: il titolo è “Un’amicizia in codice” e il nome della collana è Girls who code (casa editrice Il Castoro). Il coding in inglese è l’attività di scrivere codice informatico, cioè istruzioni che dicono alle macchine cosa fare.

Così ho scoperto Girls who code, un’organizzazione no-profit che si occupa di formazione digitale, il cui scopo è incoraggiare le ragazze a intraprendere corsi di studio STEM, acronimo inglese che sta per Scienze Tecnologia Ingegneria e Matematica. E questo è un libro per avvicinare le ragazze all’informatica, cercando così di ridurre il gender gap che vede le femmine generalmente meno interessate alle materie scientifiche.

Il romanzo racconta la storia di Lucy una ragazzina di prima media che si iscrive ad un corso di coding perché vuole realizzare una app per aiutare lo zio, il corso però sembra andare a rilento, ma una serie di messaggi misteriosi la portano a conoscere nuove amiche e ad imparare le basi della programmazione.

girls who code, un'amicizia in codice  La copertina del libro e alcune delle istruzioni dei messaggi misteriosi che riceve la protagonista del libro

E’ furbo il modo in cui l’autrice Stacia Deutsch introduce concetti come programma, condizioni, variabili e cicli senza rendere pesante l’argomento, tant’è che lo suggerirò alle mie figlie, cercando così di scalfire il regno di romanzi fantasy fatti di principesse e fate dai super poteri.

un’amicizia in condice, testo e codice  un’amicizia in condice, testo e codice

L’informatica serve in qualunque contesto, perché è una disciplina trasversale. Con l’informatica puoi velocizzare delle operazioni,  migliorare dei dati e organizzarli, puoi fare app, siti web, giochi, animazioni, effetti speciali, etc. etc. Inoltre è una materia estremamente creativa perché dato un problema, puoi risolverlo in molti modi e sta a te trovare il tuo, perché imparare a programmare significa prima di tutto imparare a risolvere problemi e questa attitudine, in un mondo pieno di problemi, è più che utile, è indispensabile.

La fondatrice del movimento Girls who code Reshma Saujani (oggi 5 giugno 2018 a Milano) è un avvocato, non una programmatrice e ciò mi fa pensare che anche lei abbia capito la trasversalità dell’informatica e il primo libro di questa collana, scritto proprio da Reshma, si intitola “Impara il coding e cambia il mondo“. Brava.

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Volete provare quello che prova un bambino quando sfoglia un libro? Cioè, come ci si sente a guardare un libro e non capire proprio niente? Nel tentativo di farci provare qualcosa di simile, Luigi Serafini negli anni '70 scrisse e disegnò una specie di enciclopedia assurda, che illustra e racconta un mondo fantastico e decisamente impossibile, descritto per filo e per segno con un linguaggio inventato, caratteri incomprensibili che sembrano a prima vista un alfabeto cifrato, ma che in realtà son proprio segni a caso (come più tardi ha chiarito lo stesso autore). Un bel librone assurdo.
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Giulia Bersani - lucciole

  Giulia Bersani, fotografa. Classe 1992, vive a Milano. Fotografie scattate al MI AMI festival 2016 Formato: 21x15 cm Numero Pagine: 48 (+4 copertina) Edizione limitata 100 copie numerate, titolate e firmate dall'autore "Mi piace osservare come musica e buio tirino fuori il lato più istintivo delle persone. Si perde un pò di autocontrollo e ci si lascia guidare dalle proprie emozioni. Io mi sono lasciata libera di inseguire quello che istintivamente mi attraeva, così ho trovato baci, voglia di vivere e colori." (Giulia Bersani)  
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Zen del Juggling

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The Gashlycrumb Tinies

In Inghilterra è un grande classico, firmato dall’illustratore Edward Gorey. Nelle tavole del libricino, troviamo le lettere dell’alfabeto illustrate da bambini morti. Nel senso: ogni lettera è accostata a un bambino con quell’iniziale, morto in circostanze tragiche. Per dire una cosa banale, si potrebbe dire che si tratta di immagini che sembrano uscite dall’immaginario di Tim Burton, ma avrebbe poco senso. Il bello è perdersi per qualche secondo nelle vicende di questi poveri bambini.  
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