Libri
di Simone Stefanini 1 Dicembre 2016

Lupo Solitario e gli altri Librogame, le basi della nostra educazione nerd

Ascesa e declino del fenomeno Librogame

libro-game latanadeigoblin - La copertina di un Librogame della saga di Lupo Solitario

 

“Un giovane cavaliere, sul punto di terminare la sua iniziazione, si ritrova unico depositario dell’infinita sapienza Ramas…”

La morte di Joe Dever, avvenuta il 29 novembre 2016 a soli sessant’anni, ci ha colti di sorpresa e oltre a renderci tristi, ha creato un ponte immaginario tra il 2016 e la metà degli anni ’80, in cui uscì il primo numero di Lupo Solitario, la saga di 29 Librogame da lui creata. È stato un attimo, sono bastate delle fotografie sbiadite delle copertine dei libri per aprire un piccolo mondo antico fatto di pagine, di dadi, di combattimenti e di scelte epiche.

La serie Lupo Solitario era ambientata in un medioevo fantasy, lontano da quello tutto nani, elfi e hobbit di Tolkien. Quello di Dever rappresentava un’eterna lotta tra il bene e il male, in cui l’eroe è il lettore, Lupo Solitario, che ha ereditato i poteri di una casta di guerrieri mistici, i Kai Lords, seguaci del dio Ramas che fanno di tutto per contrastare i Signori delle Tenebre. Il tutto, nel mondo immaginario di Magnamund.

Poteri psichici, controllo sugli animali, invisibilità sono alcune tra le armi a disposizione del lettore, che deve sconfiggere gli umanoidi guerrieri Drakkar, i Giak (delle orde di simil goblin), i Vordak (zombie con poteri psichici) e gli Helghast (zombie mutaforma). Non ultimi tra i mega cattivi, i Nadziranim, gli stregoni che dominano la magia nera.

Lupo Solitario faceva parte dei Librogame d’avventura, il cui sistema di gioco consisteva nel determinare alcune caratteristiche del proprio personaggio prima del gioco, tirando i dadi come nei giochi di ruolo classici e poi durante la lettura, fare delle scelte il cui esito poteva essere più o meno positivo, ma anche incontrare dei nemici con cui lottare, e anche qui è il caso ad avere la meglio. In molti, compreso il sottoscritto, hanno barato per poter continuare l’avventura.

 

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I Librogame, in Italia pubblicati dalla casa editrice E. Elle e ai tempi sono arrivati anche a vendere 50.000 copie, giusto per renderci conto della loro popolarità. Erano perfetti compagni per le noiose vacanze al mare e noi voraci lettori ci sentivamo protagonisti come Bastian mentre legge La Storia Infinita. Tutto dipendeva da noi, dalla nostra fortuna o dal nostro intuito. Se poi non ci piaceva l’esito dell’avventura (leggi: morire male), potevamo ricominciarla facendo altre scelte.

 

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Oltre a Lupo Solitario, ce n’erano davvero per tutti i gusti, dal fantasy alla fantascienza e all’horror, ma anche alcuni a tema sportivo, romanzo giallo o addirittura romanzo rosa, per i forever alone romanticoni. Era un’esperienza super immersiva, che necessitava tutta la concentrazione del mondo, ragione per la quale era più semplice leggerli in epoca pre smartphone.

Tra i Librogame più famosi, oltre a Lupo Solitario, anche il difficilissimo Dimensione Avventura, in cui esisteva una sola strada per vincere, Classic Horror in cui ci trovavamo alle prese con Dracula o Frankenstein, Sortilegio, un complicato meccanismo in cui a volte il successo della missione dipendeva dalle scelte fatte nel libro precedente, Oltre l’incubo, in cui il lettore vive delle avventure spaventose contro esseri che sembrano usciti dai libri di Lovecraft e Indiana Jones, delle edizioni Mondadori, in cui potevamo vestire i panni dell’archeologo più famoso del cinema.

 

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Il pubblico di lettori era il più variegato possibile: si andava dai patiti dei giochi di ruolo, che in questo modo potevano giocarne uno in completa solitudine, senza bisogno del master o degli amici, ma il Librogame non era un’esclusiva ad appannaggio dei soli nerd. A cavallo tra gli 80s e in 90s   le librerie ne erano piene e li hanno comprati un po’ tutti, erano il passatempo ottimale a prezzo ridotto, non necessitavano di connessioni o schermi piatti, bastava una full immersion ed era subito avventura.

Sono morti, commercialmente parlando, con l’avvento delle Playstation a metà degli anni 90, quando le console di “ultima generazione” sono entrate nelle case di metà Italia, conquistandosi il pubblico e il tempo di quelli che erano soliti giocare coi Librogame. Non sappiamo dirvi se questo è stato un bene o un male, semplicemente il mondo che va avanti. La morte di Dever però ci ha ricordato che quando impazziamo perché la connessione non funziona, perché siamo rimasti a metà di una Netflix binge watching, quando i nostri amici non si stanno collegando allo sparatutto online o quando il nostro reame in World of Warcraft è offline per manutenzione, possiamo pure tornare a sfogliare un libro  pieno di mondi e di scelte inesplorate.

 

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The Gashlycrumb Tinies

In Inghilterra è un grande classico, firmato dall’illustratore Edward Gorey. Nelle tavole del libricino, troviamo le lettere dell’alfabeto illustrate da bambini morti. Nel senso: ogni lettera è accostata a un bambino con quell’iniziale, morto in circostanze tragiche. Per dire una cosa banale, si potrebbe dire che si tratta di immagini che sembrano uscite dall’immaginario di Tim Burton, ma avrebbe poco senso. Il bello è perdersi per qualche secondo nelle vicende di questi poveri bambini.  
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