Tre date, un programma di raro equilibrio tra poesia orchestrale e forza sinfonica: il concerto Santa Cecilia di novembre porta sul podio dell’Auditorium Parco della Musica il direttore britannico Alexander Soddy, ospite dell’Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 5, 6 e 7 novembre 2026. Il programma — costruito attorno a Dukas, Poulenc e Prokofiev — attraversa quasi un secolo di musica europea con una coerenza drammaturgica tutt’altro che scontata, dalla favola orchestrale alla grande forma sinfonica, passando per un capolavoro sacro del Novecento.
Tre appuntamenti, tre orari diversi: come organizzarsi
Le repliche sono distribuite su giovedì, venerdì e sabato con orari differenziati secondo la consuetudine dell’Accademia. La serata di giovedì 5 novembre inizia alle 19:30, quella di venerdì 6 novembre alle 20:00, mentre la replica di sabato 7 novembre è fissata alle 18:00 — anticipo pensato per chi preferisce concludere il weekend in anticipo. Tutte e tre le serate si svolgono all’Auditorium Parco della Musica, nel complesso progettato da Renzo Piano nel quartiere Flaminio, sede stabile di Santa Cecilia. Biglietti e informazioni sono disponibili sul sito ufficiale dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
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Il programma: da Dukas a Prokofiev, con Poulenc al centro
L’apertura è affidata a L’Apprendista stregone di Paul Dukas, pagina del 1897 che ancora oggi mantiene intatta la propria capacità di sedurre: un esercizio di orchestrazione magistrale, capace di narrare senza parole la parabola dello stregone inesperto con una precisione quasi cinematografica — non è un caso che Walt Disney la scelse per Fantasia nel 1940. Affidarla a un direttore ospite come Soddy all’inizio di una serata è una scelta che rivela ambizione: il brano richiede controllo del colore e del ritmo, non soltanto potenza.
Il centro del programma è occupato dal Gloria di Francis Poulenc, composto nel 1959 e considerato uno dei vertici della musica sacra del Novecento. L’opera per soprano, coro e orchestra mescola devozione autentica e ironia tutta francese, con momenti di luminosità quasi infantile che si alternano a passaggi di intensa concentrazione spirituale. Protagonista sarà il soprano Elsa Benoit, voce di crescente rilevanza nel repertorio francese e nel Novecento vocale europeo. Il Coro di Santa Cecilia, preparato dal maestro del coro Andrea Secchi, sarà parte integrante della costruzione sonora: il Gloria poulenchiano è impensabile senza un ensemble corale di qualità, e Secchi è figura di riferimento assoluta per questo repertorio.
La chiusura spetta alla Sinfonia n. 5 di Sergej Prokofiev, composta nel 1944 e dedicata, nelle parole dello stesso compositore, alla grandezza dello spirito umano. È una delle sinfonie più eseguite del repertorio novecentesco: quattro movimenti che alternano lirismo e brutalità, con un secondo movimento — Allegro marcato — di forza percussiva quasi fisica. Affidare questo finale a Soddy significa testare la sua capacità di tenere insieme un’orchestra in uno dei lavori più impegnativi dell’intero repertorio sinfonico russo del XX secolo.
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Chi è Alexander Soddy
Alexander Soddy è un direttore britannico che ha costruito la propria carriera tra Europa e Nord America, con una formazione che passa attraverso alcune delle istituzioni musicali più esigenti del continente. La sua presenza sul podio di Santa Cecilia rientra nella tradizione dell’Accademia di ospitare direttori in ascesa accanto ai grandi nomi stabilizzati nel cartellone stagionale. Soddy è riconosciuto per una lettura analitica del repertorio sinfonico novecentesco, con particolare attenzione alla trasparenza delle texture orchestrali — qualità che il programma di questo concerto Santa Cecilia di novembre sembra costruito apposta per valorizzare.
Perché questo programma è più coeso di quanto sembri
A prima vista, accostare Dukas, Poulenc e Prokofiev potrebbe sembrare un catalogo di stili distanti. In realtà il filo conduttore è preciso: tutti e tre i compositori lavorano con un’orchestra di grande organico come strumento narrativo, capace di evocare immagini, stati d’animo, persino situazioni drammatiche senza ricorrere alla scena. L’Apprendista stregone racconta una storia. Il Gloria costruisce un’architettura emotiva. La Quinta Sinfonia di Prokofiev porta quella stessa tensione narrativa nella forma più astratta della sinfonia. Il risultato è un percorso che ha senso ascoltare dall’inizio alla fine, non soltanto come successione di pezzi.
Per chi segue la stagione sinfonica romana, questo appuntamento rappresenta uno dei momenti più densi del mese: un direttore da scoprire, un soprano in forma, un coro preparato da uno dei migliori maestri attivi in Italia, e un repertorio che mette alla prova l’intera compagine ceciliana su registri molto diversi. Vale la pena scegliere la replica che si preferisce — e arrivarci puntuali, perché L’Apprendista stregone non aspetta nessuno.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





