Otto secoli esatti separano il mondo contemporaneo dalla morte di Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226, e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sceglie di commemorare questo anniversario con un evento che unisce musica corale, percussioni e riflessione intellettuale. Mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 20:00, la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ospita un concerto pensato intorno al legame profondo tra il Santo di Assisi e la dimensione sonora del sacro — un appuntamento che intreccia il repertorio del Novecento con la tradizione laudistica medievale, e che vede protagonisti il Coro e le Percussioni dell’istituzione romana insieme al violoncellista Luigi Piovano.
L’ottavo centenario e il senso di una scelta musicale
Il 2026 segna l’800° anniversario della morte di Francesco d’Assisi, una ricorrenza che in tutta Italia ha ispirato iniziative culturali, religiose e artistiche di varia natura. L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia — istituzione tra le più antiche e prestigiose nel panorama musicale europeo — ha deciso di contribuire a questa commemorazione con un programma che non si limita alla celebrazione agiografica, ma scava nel rapporto tra spiritualità francescana e linguaggio musicale. Il risultato è una serata costruita attorno a due composizioni per coro e violoncello, in un dialogo tra epoche e sensibilità radicalmente diverse, accomunate tuttavia da un’attenzione alla dimensione trascendente del suono.
La scelta della Sala Sinopoli, spazio dall’acustica raccolta e dalla capienza contenuta rispetto alla grande Sala Santa Cecilia, non appare casuale: l’ambiente favorisce quella concentrazione meditativa che il programma della serata sembra richiedere, lontano dalla spettacolarità e vicino all’ascolto interiore che il tema francescano evoca naturalmente.
Il programma: da Arensky a Gubajdulina, passando per il Cantico del Sole
Il concerto si apre con i Tre Quartetti vocali op. 57 di Anton Arensky, composti per coro e violoncello. Si tratta di pagine che esplorano la scrittura vocale da camera con una sensibilità tardo-romantica, offrendo al pubblico un primo assaggio della qualità timbrica che il violoncellista Luigi Piovano porta in dialogo con le voci del Coro dell’Accademia.
Il cuore della serata è però il Cantico del Sole di Sofia Gubajdulina, composizione per coro, violoncello, percussioni e celesta. Il titolo rimanda direttamente al Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi — il testo poetico in volgare umbro che il Santo compose presumibilmente intorno al 1224 e che rappresenta uno dei documenti fondativi della letteratura italiana. Gubajdulina, compositrice di origine russo-tatara attiva tra il XX e il XXI secolo, ha costruito attorno a questo testo una partitura di grande intensità spirituale, in cui le percussioni e la celesta creano stratificazioni sonore che evocano tanto la semplicità francescana quanto la complessità del cosmo celebrato nel Cantico.
La presenza delle percussioni è uno degli elementi più originali del programma: strumenti normalmente associati alla forza ritmica o al colore orchestrale vengono qui inseriti in un contesto corale e cameristico, assumendo una funzione quasi liturgica. Il direttore Andrea Secchi guida il Coro e le Percussioni dell’Accademia, con il violoncellista Luigi Piovano nel ruolo solistico che la partitura di Gubajdulina richiede con particolare intensità espressiva.
→ Leggi anche: Bill Viola al Foro Romano, 'The Greeting' in dialogo con Pontormo

Santa Cecilia, Francesco d’Assisi e il convegno con Ravasi e Solbiati
L’evento dedicato a Santa Cecilia e Francesco d’Assisi non si esaurisce nella dimensione concertistica. A corredo del concerto del 28 ottobre, l’Accademia ha organizzato un convegno che vede la partecipazione del Cardinale Gianfranco Ravasi e del Maestro Riccardo Solbiati, due figure che affrontano il rapporto tra il Santo di Assisi e la musica da prospettive complementari: quella teologica e culturale, da un lato, e quella compositiva e musicologica dall’altro.
Gianfranco Ravasi, già Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, è da decenni uno dei più autorevoli interpreti del dialogo tra fede, arte e musica nel panorama cattolico internazionale. La sua presenza conferisce al convegno una dimensione che supera il semplice commento al programma musicale, aprendo a riflessioni più ampie sul significato della lode sonora nella tradizione francescana. Riccardo Solbiati, compositore e teorico, porta invece una prospettiva analitica sul modo in cui la figura di Francesco ha attraversato la storia della musica, diventando ispirazione per compositori di epoche e culture diverse.
Il Cantico delle Creature — che Francesco scrisse in un volgare accessibile al popolo, non in latino ecclesiastico — rappresenta già di per sé un atto musicale nel senso più ampio: un testo pensato per essere cantato, diffuso attraverso i laudes che i frati minori portavano nelle piazze e nelle chiese. Questo aspetto performativo e sonoro della spiritualità francescana è probabilmente al centro della discussione che Ravasi e Solbiati sviluppano nel convegno, offrendo al pubblico strumenti interpretativi per ascoltare la serata con maggiore consapevolezza storica e spirituale.
Il Coro dell’Accademia e Andrea Secchi: una formazione di riferimento
Il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretto da Andrea Secchi, è uno degli ensemble vocali più riconoscibili nel panorama musicale italiano. Per una serata come quella del 28 ottobre, il programma richiede alla formazione una doppia competenza: la precisione della scrittura tardo-romantica di Arensky, con le sue armonie dense e la necessità di un equilibrio timbrico raffinato, e la complessità ritmica e spirituale del Cantico del Sole di Gubajdulina, in cui il coro deve integrarsi con le percussioni e la celesta mantenendo una coerenza espressiva di grande intensità.
La presenza di Luigi Piovano come solista aggiunge un ulteriore livello di interesse: il violoncello attraversa entrambe le composizioni in programma, diventando il filo conduttore sonoro dell’intera serata, il punto di convergenza tra le voci e gli strumenti a percussione.
In un anno in cui la figura di Francesco d’Assisi viene celebrata in mille modi diversi — dalle mostre alle pubblicazioni, dalle cerimonie religiose agli eventi civili — la scelta dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di affidarsi alla musica di Gubajdulina e di aprire la serata con un convegno di spessore intellettuale dice qualcosa di preciso sulla vocazione dell’istituzione: non la commemorazione decorativa, ma l’approfondimento che interroga il presente attraverso la bellezza e il pensiero. Per chi voglia seguire il programma completo e le modalità di accesso, il riferimento ufficiale è il sito dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. L’anniversario dei 800 anni dalla morte del Poverello di Assisi trova così, nella Sala Sinopoli, una delle sue celebrazioni più meditate e musicalmente ambiziose.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.





